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POLITIVA NAZIONALE     |      POLITICA  ITALIANA

 

07/04/2022

da Il Manifesto

 

GOVERNO. Scostamento di bilancio rinviato. Draghi: «Preferite la pace o l’aria condizionata?». Sul catasto la Lega dice no. Il premier: «Era previsto, ma abbiamo vinto già due volte»

 

«Oggi a essere pessimisti si sbaglia meno che a essere ottimisti»: forse il passaggio più eloquente della conferenza nella quale Mario Draghi e il ministro Daniele Franco presentano il Def appena approvato all’unanimità dal governo è questo. Il premier commenta le fosche previsioni del presidente di Confindustria, l’affermazione di Bonomi per cui «produrre in Italia oggi non conviene»: fa capire di trovarle esagerate, però non troppo perché la preoccupazione trapela in ogni frase sin dall’esordio: «È chiaro che la guerra ha causato un peggioramento delle prospettive di crescita».

 

A tradurre in dati concreti è il ministro dell’Economia: il gas costa sei volte più dell’anno scorso, l’inflazione è intorno al 6,7%, senza il prezzo del gas sarebbe intorno al 2,5%. Ma ancora più della preoccupazione la sensazione dominante è l’incertezza. Si naviga al buio. Bisognerà intervenire di nuovo, questo è certo. Quando e di quanto dipende da troppe variabili: l’andamento della guerra, le sanzioni che la Ue deciderà di comminare, la risposta di un’Europa divisa di fronte alla proposta sull’energia che la Commissione, annuncia Draghi, presenterà a giorni.

 

IL TAGLIO DEL GAS russo «non è al momento in discussione», conferma il premier. Ma il momento è effimero. La guerra russa si sta rivelando più atroce di quanto non apparisse all’inizio e in questa situazione chi può dire cosa deciderà di fare la Ue «per avvicinare la pace»? Draghi sbotta rivolto al giornalista che lo interrogava: «Me lo dica lei, cosa preferisce, la pace o il condizionatore d’aria acceso? Andiamo con l’Ue, se ci propone l’embargo sul gas, siamo contenti di seguire». In ogni caso, assicura il premier, anche se si dovesse andare in quella direzione fino a ottobre le scorte sono sufficienti a garantire il fabbisogno.

 

LE CIFRE DEL DOCUMENTO non si scostano molto da quelle previste alla vigila. La crescita sarà del 3,1% rispetto al 4,7% preventivato in settembre. Il deficit resterà quello fissato allora: 5,6%. In cabina di regia, prima del consiglio dei ministri, era stato il ministro Franco a spiegare che anche così si tratta di un deficit tra i più alti nella classifica della Ue e spingere ancora significherebbe rischiare parecchio sul fronte dello spread. Il deficit tendenziale però non va oltre il 5,1%, così, senza sforare i conti, resta a disposizione mezzo punto di Pil. Sono 9 miliardi, 4 dei quali già impegnati per coprire i sostegni contro il caro bollette. Restano 5 miliardi che andranno a calmierare il prezzo del carburante, con il taglio delle accise di 25 centesimi confermato fino al 2 maggio, a compensare l’aumento del costo delle materie prime, in particolare del cemento per i lavori pubblici, a garantire il credito e finanziare l’accoglienza per i profughi ucraini. È poco, pochissimo e la coppia di testa dell’economia italiana nemmeno prova a mascherarlo.

 

Lo scostamento di bilancio evitato ora arriverà: Franco in cabina di regia lo annuncia. Però è meglio posticipare. Non perché la situazione non sia già grave ma perché bisogna prima verificare cosa farà l’Unione europea. Nel Def il debito dovrebbe calare dal 150,8% del Pil al 146,8%. È una credenziale di affidabilità che l’Italia vuole usare non solo per insistere sull’Energy Fund, il Recovery di guerra, e sul tetto al prezzo del gas che la Germania e altri Paesi continuano a bocciare, ma anche per concordare con la Bce quel nuovo debito che sarà quasi certamente inevitabile.

 

DRAGHI PARLA ANCHE di politica. Parla alla sua maggioranza e in un’occasione direttamente al suo predecessore, Giuseppe Conte. Tra i problemi provocati dalla guerra e dalla crisi c’è anche un calo della fiducia che può essere fronteggiato con l’unità dei partiti della maggioranza intorno al governo. Solo così si vinceranno le due sfide che attendono l’Italia, quella di proseguire nella normalità con il Pnrr e quella di fronteggiare l’emergenza. «Se i cittadini devono scegliere tra la riaffermazione d’identità dei partiti e l’unità d’intenti nell’azione di governo sono certo che scelgano la seconda. Penso che ci siano diversità di vedute anche profonde ma credo che alla fine prevalga lo spirito costruttivo perché viene dal senso del dovere».

 

IL SENSO DELLA GIORNATA non conforta il suo ottimismo. Il M5S fa sapere di ritenere indispensabile lo scostamento, essendo i 5 miliardi stanziati «non all’altezza» e chiede di portare dal 10 al 25% la tassa sugli extraprofitti dalle società energetiche. Salvini e Forza Italia bocciano in commissione la riforma del catasto, perché sarebbe una tassa sulla casa e promettono di fare lo stesso su qualsiasi misura tocchi «affitti e risparmi». Draghi non ne fa una tragedia. Non esclude il ricorso alla fiducia, fuori discussione solo sulla riforma del Csm. Spiega che «il no della Lega era previsto ma abbiamo già vinto ai voti due volte speriamo di vincere di nuovo». Come segnale di unità è un po’ scarso.