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MAKARIV COME BUCHA, 133 CADAVERI . PUTIN CAMBIA IL COMANDANTE

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10/04/2022

da il Manifesto

Simone Pieranni

 

INVASIONE RUSSA DELL'UCRAINA. Testimonianze e vittime di un altro massacro vicino alla capitale Il Cremlino nomina a capo delle operazioni Alexander Dvornikov

 

Il giorno dopo Kramatorsk e le vittime alla stazione colpite da missili (Kiev e Mosca si rimpallano le responsabilità dei 50 morti e al momento nessun media internazionale ha ancora avuto modo di verificare notizie certe per attribuire la carneficina, per quanto i sospetti siano tutti rivolti verso la Russia), le autorità ucraine denunciano un nuovo orrore come quello riscontrato una settimana fa a Bucha.

 

SI TRATTA DI MAKARIV, 50 chilometri da Kiev. Secondo il sindaco della città Vadym Tokar i morti sarebbero almeno 133. Sul luogo ieri è arrivato il corrispondente dell’Ansa che ha raccolto voci e testimonianze; a lui il sindaco ha denunciato «torture, con cadaveri rinvenuti con le mani legate, e almeno due casi di donne stuprate e poi uccise: una di queste è stata sgozzata. Abbiamo trovato i corpi».

 

In alcune case i russi, secondo testimonianze di abitanti di Makariv, «hanno lanciato le granate nei rifugi, perché non volevano ci nascondessimo», altri hanno riferito di «spari alle auto in strada dagli elicotteri dell’esercito russo». Anche in questo caso un’indagine internazionale farà luce sulla dinamica e le responsabilità di questo nuovo massacro che i soldati russi si sarebbero lasciati alle spalle durante le manovre della scorsa settimana, che hanno visto i militari di Mosca riposizionarsi verso quello che – secondo il Cremlino – è l’obiettivo principale dell’invasione, ovvero la regione orientale del Donbass.

 

A QUESTO PROPOSITO, dopo le prime ammissioni di ingenti perdite e i rumors circa le difficoltà incontrate dall’esercito russo (compresa la considerazione che il «riposizionamento» sia in realtà un ridimensionamento delle ambizioni militari russe) il Cremlino ha deciso di cambiare il comandante delle sue operazioni in Ucraina, affidandole al generale Alexander Dvornikov, già a capo delle attività militari russe in Siria (e per questo insignito della «stella d’oro» della Federazione russa).

 

LA NOTIZIA è stata confermata alla Bbc da un funzionario di livello apicale del Cremlino. Si tratta di un cambiamento importante anche da un punto di vista strategico, perché ad ora i militari russi erano comandate separatamente a secondo dei reparti e del fronte sul quale operavano.

 

E a proposito di militari è da segnalare quanto denunciato da New York Times e Bbc che avrebbero confermato la veridicità di un video nel quale alcuni soldati russi catturati dagli ucraini vengono uccisi con vere e proprie esecuzioni. La Bbc ha analizzato il video provandone la certezza attraverso il riconoscimento delle uniformi dei soldati e incrociando i dati dei rilevamenti satellitari (che si stanno dimostrando utili ad attribuire le responsabilità di tutta una serie di nefandezze, come ad esempio quella di Bucha).

 

NEGLI ULTIMI FRAME inoltre apparirebbe un soldato con la barba folta: secondo l’analisi biometrica del media britannico si tratterebbe di un georgiano impiegato nell’esercito ucraino. Kiev avrebbe già fatto sapere di volere indagare sul comportamento dei propri soldati.

 

IERI NELLA CAPITALE UCRAINA è arrivato anche il premier inglese Boris Johnson, completando la lista di primi ministri e autorità in visita presso Zelensky. I due hanno discusso del sostegno a lungo termine del Regno Unito all’Ucraina e hanno delineato il nuovo pacchetto britannico da 100 milioni di sterline di aiuti finanziari e militari al paese.

 

Londra fornirà armi anticarro e antiaeree e i «droni suicidi»; in piena trance militarista Johnson ha anche specificato che «L’Ucraina ha sfidato la sorte e ha respinto le forze russe alle porte di Kiev, realizzando la più grande impresa bellica del XXI secolo».

 

SU TELEGRAM ZELENSKY ha commentato così l’incontro: «Le democrazie occidentali seguano l’esempio della Gran Bretagna. Speriamo che Londra giochi un ruolo cruciale nell’assicurare la sicurezza del nostro paese».

 

Ieri l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Unhcr, ha pubblicato un report secondo il quale 4.441.663 rifugiati ucraini sono fuggiti dal paese da quando la Russia ha invaso l’Ucraina lo scorso 24 febbraio. Profughi e prezzi di materie prime e alimenti sono alcune tra la conseguenze del conflitto. Secondo la Fao la guerra in Ucraina è stata in gran parte responsabile dell’aumento del 17,1% del prezzo dei cereali, compreso il grano e altri come l’avena, l’orzo e il mais.

 

RUSSIA E UCRAINA rappresentano rispettivamente circa il 30% e il 20% delle esportazioni globali di grano e mais. A questo proposito, come specifica Al Jazeera, l’impennata dei prezzi alimentari e l’interruzione delle forniture provenienti da Russia e Ucraina «hanno minacciato la carenza di cibo nei paesi del Medio Oriente, dell’Africa e di parti dell’Asia», dove i paesi fanno affidamento «su forniture a prezzi accessibili di grano e altri cereali provenienti dalla regione del Mar Nero».

 

Per questo si sta cercando di capire se altri paesi produttori di cereali (Usa, Canada, Francia, Australia e Argentina) potranno aumentare o meno la produzione. Ma anche in questo caso la guerra crea problemi: gli agricoltori devono infatti «affrontare problemi come l’aumento dei costi di carburante e fertilizzanti».