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SOSPENSIONE DEI BREVETTI ANTI COVID , UN CINICO BLUFF

SANITA' ED AMBIENTE  |     SOSPENSIONE DEI BREVETTI ANTICOVID

 

12/04/2022

da Left

Vittorio Agnoletto

 

Novembre 2021: di fronte al rischio che l’Unione europea si trovasse isolata davanti al mondo, in compagnia unicamente di Gran Bretagna e Svizzera, l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) ha rinviato la 12esima Conferenza interministeriale che aveva all’ordine del giorno la proposta di moratoria per i brevetti sui vaccini contro il Covid.

 

La motivazione ufficiale è stata l’impossibilità di varie delegazioni di raggiungere Ginevra a causa della pandemia da Omicron; giustificazione risibile ma, come si sa, i potenti spesso pensano di poter trattare i popoli come dei perfetti imbecilli.

 

La prossima riunione interministeriale del Wto dovrebbe svolgersi, salvo ulteriori rinvii, nel giugno 2022; prorogare fino a tale data la contrapposizione tra Ue e i Paesi in via di sviluppo che chiedono la sospensione dei brevetti, riuniti sotto la leadership dell’India e del Nord Sudafrica, costituirebbe un ulteriore ostacolo al tentativo dell’Occidente di costruire un’alleanza globale contro la Russia, tentativo che fino ad ora non ha convinto ad esempio l’India. È probabile che questa valutazione abbia contribuito a convincere la Commissione e i governi europei, da diciotto mesi avvocati di fiducia di Big pharma e totalmente insensibili ai destini dell’umanità, a dare un segnale di disponibilità, piccolo, ma amplificato dai media embedded.

 

Il prolungamento del certificato di protezione sul brevetto crea un blocco alla ricerca di altri vaccini
 

La trattativa prosegue... Usa, Ue, India e Sudafrica stanno negoziando in queste settimane un accordo in merito alla moratoria parziale sui brevetti dei vaccini anti Covid, che dovrà essere approvato in sede Omc da tutti i 164 Paesi aderenti, nessuno escluso.

 

A inizio ottobre 2020 i governi sudafricano e indiano proposero all’Omc una rinuncia temporanea ai diritti di proprietà intellettuale per tutti i prodotti farmaceutici e diagnostici anti coronavirus, appellandosi a quanto previsto nella stessa carta fondativa dell’Omc, secondo la quale, in condizioni di emergenza, è possibile sospendere temporaneamente un accordo commerciale.

 

La proposta trovò il sostegno di oltre 100 Paesi in Africa, Asia e Sud America, ma anche l’opposizione di Unione Europea, Regno Unito, Svizzera, Brasile, Singapore, Australia e Usa, che successivamente con la presidenza di Biden aprirono a una moratoria sui brevetti, ma per i soli vaccini.

 

In teoria il contenuto dell’accordo dovrebbe permettere ai Paesi in via di sviluppo di produrre autonomamente, per un periodo limitato di tempo, tutti i prodotti anti Covid senza l’autorizzazione delle case farmaceutiche che li hanno sviluppati e brevettati. Il portavoce dell’amministrazione Usa sostiene che la proposta avanzata da Ue e Usa nelle trattative quadrangolari sia «un compromesso che offre il percorso più promettente verso il raggiungimento di un risultato concreto e significativo».

 

….tra la patinata narrazione mainstream e la dura realtà quotidiana Ma 35 organizzazioni e Ong internazionali hanno inviato un documento ai parlamentari europei chiedendo loro di non accettare il compromesso che riguarderebbe solo i brevetti sui vaccini e non quelli sulla diagnostica e sui farmaci per il Covid, sui quali ogni decisione sarebbe rinviata ad ulteriori discussioni da concludersi entro sei mesi.

 

Inoltre, la proposta inserirebbe alcune clausole che potrebbero indebolire ulteriormente le attuali flessibilità previste dagli accordi Trips sulla proprietà intellettuale, ad esempio quelle sulle licenze obbligatorie, uno strumento che un singolo Paese potrebbe decidere di attivare per scavalcare i brevetti, sebbene con molte difficoltà.

 

Infatti, quanto previsto da Usa e Ue si applicherebbe solo ai Paesi in via di sviluppo che abbiano contribuito a meno del 10% delle esportazioni mondiali di dosi di vaccino Covid-19 nel 2021; oggi questa clausola è rivolta contro la Cina, ma un domani, in un differente contesto, potrebbe colpire l’India. Inoltre, sono ignorate altre categorie di proprietà intellettuale presenti invece nella proposta originale di deroga avanzata da India e Sudafrica: copyright, segreti commerciali, dati scientifici e design industriale; infatti molti vaccini e medicinali contro il Covid-19 sono protetti da norme di protezione intellettuale di diversa natura e fra loro intrecciate.

 

La proposta al centro della discussione va valutata sotto differenti aspetti. Se si analizza la sua potenziale concreta efficacia questa non solo sarebbe limitatissima, ma rischierebbe anche di dividere l’ampio fronte dei Paesi che fino ad ora hanno sostenuto la moratoria e forse proprio questo è uno degli obiettivi dei proponenti.

 

Da un punto di vista politico, invece, rappresenta una novità: dopo diciotto mesi di totale chiusura l’Unione Europea, grazie anche alla mobilitazione della società civile di tutto il mondo, riconosce che i brevetti costituiscono un ostacolo all’accesso al vaccino per miliardi di persone. Ma il Covid non è ancora stato vinto Il nostro compito ed in particolare quello della campagna europea “Nessun profitto sulla pandemia” (noprofitonpandemic.eu/it) è proprio quello di evidenziare tale contraddizione e proseguire nel nostro impegno, attraverso la raccolta di firme, ma non solo, per una reale e completa attuazione della proposta avanzata da India e Sudafrica.

 

Anche perché la pandemia non è terminata, come dimostra la nuova ondata di casi dovuti alla variante Omicron 2. I decessi verificatisi fino ad ora non sarebbero circa sei milioni, come rilevato dalle fonti ufficiali, ma quasi 18 milioni e 200mila, stando al recentissimo studio dell’Institute for Health metrics and evaluation di Seattle, pubblicato dalla rivista The Lancet.

 

Le bugie dell’Europa L’avevo detto già diversi mesi fa, da solo e ignorato dai grandi media, a 37e2, la trasmissione sulla salute che conduco (ogni venerdì alle 10:35 su Radio popolare, ndr). Oggi è tutto confermato; ci sono le prove.

 

Gran parte delle tanto decantate donazioni di vaccini dai Paesi occidentali alle nazioni più povere è costituita da dosi prossime alla scadenza, quindi inutilizzabili dai Paesi riceventi che necessitano di tempo per gestire la logistica e far arrivare i vaccini a destinazione e che quindi non solo non possono beneficiare delle donazioni, ma devono pure incaricarsi dello smaltimento.

 

Su 857mila dosi donate dall’Italia al Ruanda ben 575mila scadevano dopo soli 24 giorni

 

Ludovica Jona, giornalista e ricercatrice che ha partecipato al progetto europeo FollowTheDoses (in italiano: “Segui le dosi”), da noi intervistata a 37e2 ci ha raccontato che delle 857mila dosi donate dall’Italia al Ruanda ben 575mila sarebbero scadute dopo 24 giorni; una durata poco più lunga aveva il milione e mezzo di dosi di AstraZeneca donato dal nostro Paese alla Tunisia.

 

Ludovica Jona conferma che nei contratti firmati dalla Commissione europea con le aziende farmaceutiche vi è un paragrafo che stabilisce che un governo, prima di donare le dosi acquistate ad un’altra nazione, debba chiedere l’autorizzazione all’azienda dalle quali le ha comprate, la quale darà o negherà la propria autorizzazione soppesando i pro e i contro di tale operazione in relazione ai suoi interessi nel Paese ricevente e deciderà anche in quanto tempo rispondere, ignorando che in tal modo la data di scadenza dei lotti si avvicinerà pericolosamente.

 

Quindi, prima abbiamo finanziato la produzione dei vaccini con fondi pubblici ma lasciando i brevetti alle aziende private dalle quali abbiamo poi comprato i vaccini pagandoli una seconda volta e poi, ciò nonostante, non siamo in grado di disporne a nostro piacimento, ma dobbiamo chiedere l’autorizzazione a chi ce li ha venduti.

 

Sorge spontaneo il domandarsi come qualcuno possa aver firmato un simile accordo a nome dell’Unione Europea e come i governi abbiano accettato tutto senza fiatare.

 

Italia maglia nera Ma in questa galleria degli orrori non si finisce mai di stupirsi. Mentre in tutto il mondo milioni di persone, centinaia di Ong, decine di premi Nobel ed ex capi di Stato si mobilitavano per ottenere la sospensione temporanea dei brevetti, l’Ufficio italiano brevetti e marchi, collocato presso il ministero dello Sviluppo economico (Mise) guidato da Giancarlo Giorgetti, concedeva una proroga di cinque anni ad un brevetto collegato ai vaccini Pfizer e Moderna e un’altra di oltre tre anni ad un brevetto collegato al vaccino AstraZeneca.

 

Proroghe che si aggiungono ai vent’anni di monopolio già previsti dagli accordi internazionali sulla proprietà intellettuale, i già citati accordi Trips. Questa scoperta è il risultato di una indagine inedita realizzata da Lorenzo Cassi, professore associato in Economia alla Sorbona, l’Università Parigi 1 con il quale abbiamo collaborato (e anch’essa è stata presentata nella trasmissione 37e2, ndr).

 

Il prolungamento del certificato di protezione sul brevetto costituisce di fatto un blocco alla ricerca di altri vaccini per altre aziende operanti in Italia. Così come potrebbe verificarsi l’assurdo che vaccini prodotti in altri Paesi, come il Sudafrica, dove questi brevetti sono scaduti, non potranno essere commercializzati in Italia: tutto questo si traduce in un danno per la salute pubblica, ma in profitti miliardari per Big pharma.

 

Pfizer nel 2021 ha realizzato ricavi per 81 miliardi, il doppio dell’anno precedente. Va precisato che la richiesta del prolungamento fino ad altri cinque anni avanzata da Curevac e Oxford university per i relativi brevetti (il primo dei quali, pur essendo della tedesca Curevac, protegge appunto i vaccini Pfizer e Moderna, ndr) è stata presentata in diversi Paesi, ad esempio in Francia dove è stata rifiutata, in Spagna e Gran Bretagna che non hanno ancora risposto.

 

Il prolungamento del certificato di protezione sul brevetto crea un blocco alla ricerca di altri vaccini

 

L’Italia, invece, ha dato l’ok in tempi rapidissimi: 24 giorni sono stati sufficienti per accogliere la domanda di Curevac. L’Ufficio brevetti opera presso il Mise ma è difficile pensare che una simile decisione sia avvenuta all’insaputa del ministro della Sanità e del presidente del Consiglio.

 

Una settimana dopo il Parlamento ha votato una mozione che chiedeva al governo di impegnarsi a sostenere la proposta sulla sospensione dei brevetti; non solo l’esecutivo ignorò totalmente quanto chiesto dal Parlamento, ma si guardò bene dall’informare i parlamentari che aveva prolungato alcuni brevetti, andando esattamente nella direzione opposta e contraria da quanto richiesto dall’assemblea degli eletti.

 

Il governo deve rendere conto al Parlamento e all’opinione pubblica di tali scelte e le estensioni accordate alla durata dei brevetti devono essere rimosse, nell’interesse prioritario della salute pubblica.