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BASTA MORTI SUL LAVORO

17/04/2022

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista /Sinistra Europea

 

Ancora morti sul lavoro, continua la strage infinita di figli della classe operaia sacrificati sull’altare del profitto, due morti al giorno dall’inizio dell’anno.

 

Le indagini ci diranno le dinamiche e le circostanze all’origine di quest’ennesima tragedia, “la causa determinante” dell’evento infortunistico; ma per quanto riguarda i due episodi infausti di Sassari e Cesena, lavoratori alle dipendenze di aziende fornitrici di servizi, sembra già chiaro che sono stati colpiti/travolti inaspettatamente da attrezzature perché non sapevano come gestirle.

 

Il crollo del solaio a Trento e la caduta dall’alto nel Bresciano invece non sono archiviabili come le solite, ineluttabili “maledizioni” del lavoro in edilizia ma all’assenza di procedure dovute, alla totale mancanza di valutazione del rischio nello specifico ambiente di lavoro e alla violazione di elementari misure di prevenzione.


Verrebbe da fare una provocazione: dove era il preposto di quella azienda che, dopo la L. 215/2021 del Governo Draghi, doveva vigilare sulla sicurezza dei processi produttivi? Indagheremo e scopriremo qual è in quelle province la dotazione di personale ASP e INL impegnati ed impegnabili nell’assolvimento dei livelli essenziali di assistenza relativi alla tutela della salute e sicurezza, che, come abbiamo denunciato spesso sono molto al disotto del minimo necessario in tutto il paese.


Intanto non si può sottacere l’evidente mancanza di formazione dei lavoratori sulle norme di sicurezza che determina spesso la non percezione del rischio stesso, fenomeno accentuato dall’assunzione, specie in edilizia di personale precario o occasionale vessato con ritmi di lavoro che rendono impossibile il lavoro in sicurezza.


E’ intollerabile che il governo non intervenga seriamente a garantire la fine di questa strage e continui a mantenere in vita leggi che rendono i lavoratori ricattabili e disponibili ad accettare sfruttamento e condizioni di lavoro non sicure.