Una vittoria storica, anche se sofferta, che arriva dopo sette anni di battaglie legali sostenute da Marco Gaito.
L’uomo chiedeva che fosse il SSN a pagare le rette per il ricovero in RSA della madre affetta da Alzheimer. Il Tribunale di Milano e la Corte d’Appello avevano stabilito che il signor Gaito doveva farsi carico del 50% delle spese.
Pochi giorni fa la Cassazione ha stabilito che l’intera retta dev’essere a carico del SSN perché, spiega l’avvocato Giovanni Franchi che ha seguito tutta la vicenda, la Cassazione “ha sottolineato come, secondo la giurisprudenza consolidata, le prestazioni socio-assistenziali per i pazienti affetti da malattie ingravescenti come l’Alzheimer e la demenza senile devono essere considerate inscindibilmente connesse alle prestazioni sanitarie. Un legame che implica che l’intero costo di permanenza nelle Rsa debba gravare sul SSN”. Le cure sanitarie prevalgono quindi sulle prestazioni assistenziali, in base a quanto stabilito dalla Costituzione e dalla legge 730 del 1983.
Sentenze simili, per la verità, vi erano già state in anni recenti su singoli casi, ma qui siamo di fronte ad un pronunciamento della Suprema Corte. Una sentenza che riguarda potenzialmente una platea molto vasta di cittadini, considerato che secondo l’Istituto Superiore di Sanità già nel 2019 “in Italia, il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600 mila con demenza di Alzheimer) e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari”.
Oltre al diretto beneficio per le famiglie coinvolte, è possibile sperare che, di fronte all’obbligo di pagare le rette, le istituzioni siano spinte ad intervenire per calmierare i prezzi sia nelle poche RSA gestite direttamente dalle istituzioni pubbliche, sia in quelle convenzionate. Rette che arrivano anche a 3.000 euro al mese. Ma questo dipenderà anche dalla capacità di organizzare mobilitazioni sui territori.
10/02/2025
da Diritti in Salute