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DELLE CHIAIE A CAPACI . LA DIA PERQUISISCE LA REDAZIONE DI REPORT

POLITICA NAZIONALE     |     POLITICA ITALIANA 

 

25/05/2022

da il Manifesto

Giuliano Santoro

 

MAFIA E STRAGISMO. Il programma di RaiTre ipotizza l’alleanza tra fascisti e mafia. La procura di Caltanissetta: «Teorie destituite di fondamento»

 

 

 


La Dia si presenta a casa del giornalista Paolo Mondani e alla redazione di Report, il programma di RaiTre per il quale lavora, su mandato della Procura di Caltanissetta. «Il motivo sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci» annuncia il conduttore del programma Sigfrido Ranucci.

 

LA PERQUISIZIONE scatta il giorno successivo alla messa in onda della puntata di Report sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, nelle quali persero la vita Giuseppe Falcone e Paolo Borsellino, e più in generale sulla strategia terroristica della mafia tra il 1992 e il ’93. L’inchiesta di Mondani, citando tra gli altri il collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero e la sua ex compagna, ipotizza che dietro alla catena di bombe di quegli anni ci fossero il neofascista Stefano Delle Chiaie, e che quella stagione fosse in qualche modo figlia dell’intreccio tra la criminalità organizzata e i settori dei servizi segreti e dell’estrema destra che nella fase precedente avevano dato vita alla strategia della tensione. A corroborare questa ipotesi ci sarebbe la presenza di Delle Chiaie a Capaci, sul luogo dell’attentato nel quale perse la vita Falcone. Più ipotesi già sentite: il tentativo di far nascere al Sud alcune micro-Leghe locali (sulle quali avrebbe puntato anche la mafia nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, prima della nascita di Forza Italia), l’attivismo di uomini delle forze dell’ordine o degli apparati operativi in Gladio e della P2, all’epoca secondo la ricostruzione storica in cerca di un ruolo dopo la rottura degli equilibri dettati dalla Guerra fredda. Sarebbero state queste, in sintesi, le «menti raffinatissime» all’opera di cui parlò Falcone.

 

IN ALCUNE delle suggestioni, l’inchiesta di Report rilancia le congetture che da tempo circolano sulla materia. I magistrati di Caltanissetta definiscono come «del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero, prima come confidente e poi come collaboratore di giustizia, che avrebbero permesso di evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina». La Procura rivendica il convincimento «circa la sussistenza di mandanti e concorrenti esterni» ma sottolinea che «l’accertamento della verità deve essere ancorato a elementi solidi e riscontrati». In serata, tuttavia, lo stesso Ranucci annuncia che la Procura ha ritirato il decreto di perquisizione.

 

DAL CANTO SUO, Ranucci dice di non considerare «un atto ostile nei confronti di Report» le perquisizioni. «Mi preoccupa il fatto che se uno acquisisce i supporti informatici, pc, telefoni, ci sono elementi sensibili per quello che riguarda le fonti – sostiene – Credo che lo stesso intento della Procura di Caltanissetta si sarebbe potuto esercitare attraverso una collaborazione». «Lo Cicero sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie», ribadisce il procuratore nisseno Salvatore De Luca. Tuttavia, la ricostruzione di Mondani ha allarmato i camerati di Delle Chiaie, scomparso nel 2019. Vincenzo Nardulli, ex esponente di spicco di Avanguardia Nazionale, denuncia «una fuga di notizie gravissima» su «documenti secretati, parte di un archivio, quello di Avanguardia nazionale, per il quale sono imputato e di cui sono l’unico proprietario e detentore». Proteste anche dall’avvocato di Paolo Bellini, il neofascista di recente condannato all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna e tirato in mezzo (ma mai condannato) a fatti di mafia di quegli anni.

 

LA FEDERAZIONE della stampa solidarizza con Mondani e Ranucci e ne approfitta invece per chiedere «norme più efficaci a tutela delle fonti e del segreto professionale dei giornalisti». «Disporre perquisizioni a carico di un giornalista per il suo lavoro di inchiesta è sintomo di grave di arretramento della libertà di espressione in questo paese», è l’allarme dell’esecutivo dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.