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NIENTE STAGIONALI , COLPA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

LAVORO E DIRITTI 

 

25/05/2022

da il Fatto Quotidiano

di Simone Bauducco 

 

“Niente lavoratori stagionali? Colpa del reddito di cittadinanza”. Anche quest’anno gli imprenditori del turismo ripetono lo stesso mantra.

 

Una tesi sostenuta anche dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia che ad aprile aveva lanciato l’allarme: “Il reddito fa mancare 250mila operatori nel turismo”

 

Ma quali sono le condizioni di lavoro offerte da questi imprenditori? Per rispondere alla domanda, ilfattoquotidiano.it ha svolto una ventina di colloqui di lavoro con la telecamera nascosta sulle coste della laguna veneta. Proprio come fatto l’anno scorso sulla riviera romagnola 

 

Quest’anno è stato dal Veneto che si è levato il primo il grido di allarme degli imprenditori. Sul lungomare di Jesolo sono tante le strutture che sono alla ricerca di baristi, camerieri, lavapiatti. Per sostenere un colloquio basta presentarsi direttamente nelle reception degli hotel. Non serve neanche un curriculum ma basta raccontare di avere un minimo di esperienza per iniziare a lavorare, anche la sera stessa. Una delle mansioni più richieste è quella del cameriere di sala. “Qui si lavora dieci ore divise spezzate in tre tranche – racconta il responsabile di un hotel tre stelle – si inizia con le colazioni alle 7 e si finisce con la cena alle 22 con qualche ora di pausa dopo le colazioni e dopo il pranzo. C’è da sgambettare”. E i giorni di riposo? “Purtroppo non li posso dare”.

 

Qui in laguna veneta come in Romagna quasi tutti fanno cosi. Anche nei campeggi, nei ristoranti e negli altri hotel. “Si lavora sette su sette” spiega il titolare di un albergo con ristorante. Ma almeno c’è il contratto? “Certo, tutto in regola” rispondono quasi all’unisono gli imprenditori. Ma appena si fa qualche domanda in più emerge un altro scenario. “Sulla busta paga sono segnate 6 ore e 40 per sei giorni – spiega un albergatore – il resto te lo do in mano in contanti”. E il giorno di riposo? “Quello non te lo posso segnare sulla busta paga, te lo pago extra, altrimenti se te lo metto in busta paga arriva la Finanza con tutti dietro..”. Qui la paga è tra i 1600 e i 1800 euro mediamente. Ma una parte in busta un’altra in nero.

 

“Siamo di fronte a un sistema basato sul lavoro grigio”, spiega Chiara Buratti che con il sindacato Adl Cobas ha seguito diverse cause sul lavoro. Un metodo che costituisce un problema “non solo da un punto di vista contributivo perché significa che non avrò i contributi versati per quelle ore di lavoro e non maturerò le ore di ferie e tredicesime – puntualizza la sindacalista – ma anche dal punto di vista della sicurezza sul lavoro”. Che cosa succede se c’è un infortunio nelle ore che non sono segnate sulla busta paga? “Molte volte i datori di lavoro dicono ai lavoratori di affermare che erano a casa – racconta Buratti – così facendo dunque non si rischia solo da un punto di vista previdenziale ma anche da un punto di vista della salute”.

 

Gli imprenditori con i quali ilfattoquotidiano.it ha sostenuto i colloqui di lavoro spiegano in maniera esplicita che una parte dello stipendio sarà pagata in nero. E quando gli si chiede perché c’è difficoltà a trovare lavoratori rispondono quasi all’unisono: “Tutta colpa del reddito di cittadinanza”. Secondo un’albergatrice, “da quando hanno iniziato a darlo non viene più la gente dal sud a lavorare”. Dall’altro lato della strada, un titolare del bar rincara la dose: “Preferiscono stare a casa sul divano piuttosto che faticare”.

 

Ma se si fa la media dell’importo percepito grazie al reddito di cittadinanza si arriva a poco più di 500 euro. “Se pensiamo che importi del genere possano far rifiutare delle offerte di lavoro forse significa che quelle offerte di lavoro non sono adeguate” commenta la sindacalista Buratti. Sul tema il ministro del turismo Garavaglia ha puntato più volte il dito contro il Reddito, mentre i sindacati chiedono al governo “un salario minimo orario che sia dignitoso per tutti i lavoratori”.

 

Ma c’è un’altra particolarità che riguarda la città di Venezia. “Qui la stagionalità non si vive solo d’estate ma durante tutto l’anno a causa dei grandi eventi legati alla cultura come la Biennale o il festival del cinema – precisa Buratti – in questa città chi lavora nel turismo dall’hotel ai ristoranti questo trattamento di sfavore lo riceve sempre. Per questo andrebbe rivisto tutto il sistema”.