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EDITORIALI E COMMENTI

 

01/06/2022

da Left

Giulio Cavalli

 

Il quotidiano Domansvela che Matteo Salvini (e il suo nuovo consulente, l’ex deputato di Forza Italia Antonio Capuano) l’1 marzo hanno incontrato in gran segreto l’ambasciatore russo Sergej Razov a Roma, in una bella cenetta intima come ai bei tempi quando il leader della Lega sognava di essere il nuovo Putin all’amatriciana. È stato il primo di una serie di incontri (in tutto sarebbero 4) in cui un esponente di uno dei principali partiti di governo ha intavolato una trattativa parallela con la Russia (sulla base di rapporti che non abbiamo mai conosciuto nella loro interezza) senza informare il governo di cui fa parte, senza informare la classe dirigente del suo partito e senza informare il ministero italiano.

 

Il viaggio in Russia di Salvini (che faceva schifo anche prima di conoscere tutti i retroscena) era solo la nuova puntata di una saga che si consumava sotto traccia (sembra anche con l’aiuto di alcuni esponenti del Vaticano) e. che avrebbe dovuto (nell’idea di Salvini e Capuano) rendere il leader della Lega “salvatore del mondo” con una pace firmata in tasca dopo una gita a Mosca.

 

Ci sono diversi profili in tutta questa storia che sono piuttosto imbarazzanti. C’è innanzitutto l’abituale scollegamento di Salvini con la realtà, convinto davvero di poter essere il Sancho Panza che con il suo poco peso politico, le sue poche competenze e la sua scarsa credibilità avrebbe potuto risolvere un conflitto. Poi c’è lo stato dell’arte del centrodestra italiano che sostanzialmente non esiste ma è semplicemente un recinto elettorale in cui tutti pascolano a modo loro, senza rinunciare al boicottaggio dei loro stessi alleati. Infine c’è un governo, questo che ci ritroviamo in Italia, che incomprensibilmente si tiene insieme su convergenze difficili da individuare.

 

L’ennesima figura barbina, ancora.

 

Nella foto: Matteo Salvini a Porta a porta, 24 maggio 2022