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IN FRANCIA TIRA ARIA NUOVA. LA SINISTRA ORA PUO' VINCERE

POLITICA ESTERA 

 

13/06/2022

da Contropiano

 

E questa volta in gioco cambia parecchio, in Francia. Sulla base delle proiezioni in seggi elaborate dai principali istituti di sondaggio francesi, Ensemble!, coalizione del presidente-banchiere, Emmanuel Macron, è praticamente alla pari con la coalizione di sinistra, Nupes, capeggiata da Jea-Luc Mélenchon.

 

Pressoché spazzati via i gollisti e anche i fascisti di Marine Le Pen, che solo due mesi fa aveva conteso a Macron la rielezione all’Eliseo, con una proiezione di appena 5-25 deputati. Scomparso dai radar anche il polemista reazionario e nazionalista Eric Zemmour, che per due anni aveva ottenuto una costante copertura mediatica in funzione di spauracchio (la richiesta del solito “voto utile” a Macron per “fermarlo”).

 

La verità è che il partito presidenziale è sconfitto“, ha affermato il leader di France Insoumise, Jean-Luc Melenchon, parlando dopo le prime proiezioni delle elezioni legislative che danno la sua coalizione in leggero vantaggio su Ensamble di Macron. “In questo primo turno Nupes è arrivata prima. Sarà presente in pù di 500 circoscrizioni al secondo turno.

 

Le proiezioni riguardanti i seggi in questo momento non hanno alcun senso – ha aggiunto Melenchon – se non quello di mantenere un’illusione. La verità è che la maggioranza presidenziale è stata battuta“.

 

È un risultato storico. Ora chiediamo ai cittadini di guardare non solo ai progetti, ma anche all’interesse generale del popolo e della patria. Se lo decidete, tra dieci giorni i prezzi saranno bloccati, il salario minimo sarà aumentato a 1500 euro. Se lo decidete, tra un mese comincerà la discussione sulla pensione a 60 anni“, ha aggiunto Melenchon.

 

Che ha subito invitato i francesi “a recarsi alle urne domenica prossima per respingere definitivamente i progetti funesti della maggioranza, come la pensione a 65 anni, ma anche la parte nascosta di quel programma, come l’intenzione di ritirare 80 miliardi di euro dal bilancio dello Stato per ridurre il deficit“.

 

Per capire. Il sistema elettorale francese è fondato sul maggioritario pressoché puro, quindi viene eletto chi prevale in un collegio, al primo turno o al ballottaggio. Dunque i risultati del primo turno servono pressoché solo a selezionare i due contendenti principali in ogni collegio territoriale.

 

In secondo luogo, la sconfitta clamorosa della destra toglie ai neoliberisti conservatori la principale arma di ricatto sull’opinione pubblica progressista, che aveva finito fin qui per appoggiare i conservatori pur di non ritrovarsi i fascisti al governo o alla presidenza (il “voto utile”, appunto).

 

Naturalmente ora c’è la possibilità opposta, con i neoliberisti costretti a chiedere il voto fascista pur di sbarrare la strada alla sinistra. Che in questo caso non è soltanto uno straccio “progressista” senza contenuti, ma ha un programma molto chiaro, soprattutto nella sua forza principale – La France Insoumise – sia sulle questioni che riguardano i lavoratori (salari, pensioni, posti di lavoro, spesa pubblica, ecc), sia sul rapporto da tenere con l’Unione Europa (LFI, soprattutto, ha nel programma un “piano B” che prevede in certe condizioni anche l’uscita della Francia dalla UE).

 

Le prime reazioni neoliberiste sono infatti improntate al più classico schema degli “opposti estremismi”.

 

Siamo di fronte a una confusione inedita” e “non dobbiamo cedere nulla davanti agli estremi, che siano a destra o a sinistra“, ha affermato la premier francese, Elisabeth Borne, al termine del primo turno delle elezioni legislative. Sottolineando che “non possiamo rischiare una instabilità del Paese“.

 

Ma l’instabilità è ormai nel sistema. L’astensione ha superato il 50%, i partiti tradizionali sono scomparsi dalla scena (l’ultimo in vita era quello di Le Pen…). Il rischio di una “coabitazione” tra un presidente della repubblica di estrema destra liberista e un presidente del consiglio “molto di sinistra” come Mélenchon è già da solo una novità, in Francia.

 

Fin qui la coabitazione si era verificata diverse volte, ma sempre con un presidente socialista e una maggioranza parlamentare gollista. E questo si era tradotto in un’accettazione di politiche neoliberiste gestite congiuntamente (“consociativamente”), cosa che aveva scavato la fossa sotto i piedi della sinistra classica, rendendola socialmente irrilevante (come in Italia, insomma).

 

Ma i primi cinque anni di Macron presidente sono stati anche anni di forte conflitto sociale, molto duro sul piano della repressione. E questo ha portato sia ad un aumento dell’estraneità popolare verso la politica, sia ad una radicalizzazione a sinistra. Merito di Mélenchon e del proletariato francese, che a questo punto hanno la possibilità di mettere in discussione l’”ordoliberismo europeo” in uno dei due pilastri dell’ordine continentale. In piena guerra, per di più.

 

P.s.
Il 13 aprile scorso Jean-Luc Mélenchon e La France insoumise avevano preso il 22% e 7.605.225 voti su queste posizioni:

 

1. Uscita dai Trattati Europei

2. Eliminazione del Patto di stabilità e le norme europee in materia di deficit e denuncia del Trattato sulla stabilità

3. Uscita dalla NATO della Francia

4. Settimana lavorativa di 32 ore

5. Ritorno all’età pensionabile a 60 anni

6. Legge di emergenza sociale per aumentare a 1400 euro al mese il salario minimo

7. Tetto alle disparità salariali tra dipendenti e Ceo di una azienda

8. Tassazione sui capital gain allo stesso livello di quella sui redditi

9. Contrarietà alle sanzioni europee contro la Russia

10. Nazionalizzazione delle industrie minacciate dalle crisi

11. Con il popolo palestinese e contro Israele