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A GAZA UN'INTERA GENERAZIONE IN TRAPPOLA DA 15 ANNI

POLITICA ESTERA

 

16/06/2022

Giulio Cavalli

da Left

 

A 15 anni dall’inizio del blocco israeliano su Gaza, ancora 2,1 milioni di persone vivono recluse, in quella che di fatto è una prigione a cielo aperto. Un’intera generazione di giovani palestinesi, oltre 800mila, hanno trascorso la loro intera vita in questa situazione, senza conoscere nient’altro.

 

È la denuncia lanciata da Oxfam alla vigilia del quindicesimo anniversario dall’inizio delle restrizioni imposte sulla Striscia, di fronte ad una situazione di cui non si intravede nessuna soluzione negoziata tra le parti, nonostante gli sforzi umanitari sostenuti dalla comunità internazionale e dalle Nazioni Unite, che fino ad oggi hanno stanziato 5,7 miliardi di dollari in aiuti.

 

«Siamo di fronte ad una crisi divenuta cronica, che costringe organizzazioni come Oxfam,  da anni operativa sul campo, a lavorare per garantire la mera sopravvivenza di una popolazione sfinita, eppure straordinariamente resistente  – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam per le emergenze umanitarie – In questo momento 7 persone su 10 a Gaza dipendono dagli aiuti umanitari per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno. Il controllo di Israele sulla Striscia è pressoché totale e si spinge a livelli paradossali e punitivi nei confronti della popolazione. Pensiamo alle regole sull’esportazione di pomodori, che di fatto impediscono ai produttori di vendere ciò che hanno coltivato. Rivolgiamo un appello al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché una revoca immediata del blocco su Gaza divenga prioritaria nell’agenda internazionale».

 

«Molte restrizioni israeliane hanno ragioni politiche, non certo di sicurezza. Le famiglie palestinesi di Gaza subiscono collettivamente una punizione illegale – ha aggiunto Pezzati – Israele impedisce l’esportazione di pasta di datteri, biscotti e patatine fritte, ha interdetto l’uso del 3G e del 4G sui cellullari, non c’è PayPal. Certamente questo non è un Paese per giovani».

 

Non sarebbe ora di consegnare alla storia questi 15 anni di blocco? Ora che sono diventati tutti esperti di invasi e di invasori non è il momento di volgere lo sguardo anche qui?