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04/07/2022

da Left

Giulio Cavalli

 

Mentre i migranti continuano a morire nel Mediterraneo e il duo Salvini Meloni riparte con la propaganda elettorale dell’“invasione”, il ministro della Difesa Guerini sventola le migrazioni come tema di “sicurezza”

 

Un gruppo di 20 persone è morto dopo essersi perso nel deserto libico nella zona di confine con il Ciad. Da due settimane non si aveva nessuna notizia. I dispersi sono stati ritrovati mercoledì 29 giugno dal servizio di emergenza libico che, con un comunicato, ha riferito che tutti e venti sono stati rinvenuti morti di sete nel deserto.

 

Come racconta Melting Pot nel suo report di giugno sono «almeno 770 le persone decedute ad oggi nel Mediterraneo centrale a cui si aggiungono le vittime dell’ultimo naufragio, avvenuto alla fine del mese, il 30 giugno, in Tunisia al largo di Djerba. In 17, tutti di nazionalità tunisina, viaggiavano a bordo di piccola imbarcazione: verranno rinvenuti 3 corpi mentre, altre 3 persone risultano disperse. Molte altre vite, scomparse in ignoti naufragi, resteranno senza un nome e, su di loro, non vi sarà neanche un lenzuolo a coprire tutte le speranze negate da una solidarietà e da una volontà politica europea arbitraria e discriminante. Nel mese di giugno 2022, 7.843 persone hanno raggiunto l’Europa attraversando il Mediterraneo centrale, approdando con imbarcazioni sempre più fatiscenti sulle coste siciliane e calabresi o, salvati miracolosamente in mare dagli operatori delle navi umanitarie presenti in area di ricerca e soccorso. Nel mese di giugno 2021 ne arrivarono 5.840».

 

Salvini e Meloni, con le elezioni che si avvicinano (e con lo ius scholae in discussione) stanno ripartendo con la propaganda dell’invasione. La Libia intanto è la solita polveriera, senza nessuna possibilità per ora di tornare una sua stabilità politica (anche questo tutto merito dell’Occidente che ha “esportato la sua democrazia”). A questo si aggiunge la povertà che sta attanagliando l’Africa, per la crisi climatica e per l’aumento di prezzi dei beni essenziali a causa della guerra.

 

In tutto questo il ministro della Guerra Lorenzo Guerini riesce a rilasciare un’intervista a Repubblica che ci ricorda, per l’ennesima volta, perché lo sentiamo e lo vediamo così poco in giro. Mentre discetta di guerre in giro per il mondo non riesce a trattenersi e ci fa sapere che sul Sahel «senza sviluppo non può esserci sicurezza. C’è il rischio di fenomeni migratori mai visti prima». Un ministro che parla di guerre e che riesce a ipotizzare la possibilità che portino “sviluppo” e che infine sventola le migrazioni come tema di “sicurezza”. Una roba indecente, così. Come un Minniti qualsiasi, semplicemente con più capelli e più profumo di incenso.