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STELLANTIS : ANCORA TAGLI, A RISCHIO IL FUTURO DELL’AUTO IN ITALIA

LAVORO E DIRITTI

 

08/07/2022

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

 

Stellantis taglia altri 1820 dipendenti portando a ben 4 mila gli esuberi dal 2021. E’ questo il risultato dell’accordo firmato da tutte le organizzazioni sindacali tranne che dalla Fiom.
La giustificazione è sempre quella: servono meno lavoratori a causa dei problemi del mercato, con la transizione elettrica ne serviranno ancora meno, e quindi agevoliamo l’uscita, con un po’ di soldi!


Prima si è approfittato della disponibilità degli anziani spremuti dai ritmi in aumento, e preoccupati che le riforme pensionistiche passate e presenti li condannino a restare in fabbrica fino a 70 anni.
Ma ormai le uscite incentivate servono a far licenziare anche giovani qualificati, che preoccupati dalle continue ristrutturazioni, dalla intensificazione dello sfruttamento, dall’incertezza sul futuro che incombe su ogni stabilimento e settore di Stellantis in Italia, cercano altre possibilità occupazionali.


Si continua a tagliare a impoverire il potenziale produttivo di tutto il gruppo senza alcuna relazione con i piani di sviluppo dei modelli, degli stabilimenti, con le promesse che si ripetono ad ogni incontro con sindacati ed istituzioni.


Condividiamo la scelta della Fiom di non firmare: non si affronta il futuro industriale ed occupazionale dell’unico gruppo automobilistico italiano lubrificando le uscite!
Il governo non può stare a guardare; non può lasciare che il futuro di un settore strategico per tutta l’industria nazionale, quello della mobilità, sia deciso dai dirigenti di un gruppo sempre più orientato verso altre parti del mondo.

 

Si mandino in pensione a 60 anni i lavoratori più anziani;
si definiscano produzioni e livelli occupazionali di tutti gli stabilimenti;
si costruisca un piano nazionale per la mobilità e la transizione ecologica;
si valorizzino i giovani che sono in azienda nei piani di sviluppo del gruppo, anziché incentivarne l’uscita; e se ne assumano di nuovi per adeguare la forza lavoro alle nuove produzioni.