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STRETTA AL REDDITO DI CITTADINANZA

LAVORO E DIRITTI

 

08/07/2022

da il Fatto Quotidiano

 

Si perde anche rifiutando offerte di lavoro da privati. M5s vota contro, centrodestra e Pd a favore

 

Il via libera all'emendamento del decreto Aiuti nella notte a Montecitorio. La proposta di modifica, sulla quale il governo aveva dato parere positivo, era frutto di una riformulazione di diverse posizioni (da Lupi all'ex M5s Faro)

 

Stretta al reddito di cittadinanza col voto contrario del M5s. Ma il via libera di centrodestra e Partito democratico. Nella notte le commissioni della Camera hanno approvato un emendamento del centrodestra al decreto Aiuti: d’ora in poi (sulla carta) rischierà di perdere il beneficio non solo chi rifiuta un’offerta di lavoro congrua proposta dal Centro per l’impiego, ma anche chi dice no alla chiamata diretta di un datore di lavoro privato. Una modifica di bandiera che, allo stato attuale, difficilmente cambierà qualcosa per le imprese che cercano lavoratori: di fatto il meccanismo di segnalazione del rifiuto non ha mai funzionato, come segnalato dai navigator.

 

La definizione di offerta congrua, in base al Jobs Act “decretone” sul reddito di cittadinanza, prevede che il posto rispetti le competenze e le esperienze dichiarate nel Patto per il lavoro dal beneficiario. L’ultima legge di Bilancio ha modificato in senso restrittivo gli altri paletti stabilendo che la prima offerta va considerata congrua se entro 80 chilometri dalla residenza mentre a partire dalla seconda, a patto che sia a tempo indeterminato, non c’è più alcun limite di distanza. Per quanto riguarda il compenso, lo stipendio deve superare di almeno il 10% il Rdc massimo erogabile a un single compresa la componente affitto (858 euro) ma la cifra può essere “ri-proporzionata in base all’orario di lavoro previsto nel contratto”: per chi si vede proporre un part time al 60% sarà quindi congruo, in teoria, anche un compenso di circa 500 euro.

 

La modifica è frutto di emendamenti identici riformulati presentati da Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), Riccardo Zucconi (FdI), Rebecca Frassini (Lega), Paolo Zangrillo (FI), da Lucia Scanu e Manuela Gagliardi (Misto). Una proposta quasi identica era stata presentata da Marialuisa Faro, passata nel frattempo da M5s a Ipf, che l’ha ritirata. Il Pd ha votato a favore, allineandosi al parere del governo. La norma prevede inoltre che il ministro del Lavoro debba definire con decreto le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione dell’offerta congrua. Le offerte congrue possono essere proposte “direttamente dai datori di lavoro privati” ai beneficiari che firmano il Patto per il lavoro. Il datore di lavoro privato “comunica quindi il rifiuto al centro per l’impiego ai fini della decadenza”.

 

QUESTO SAREBBE IL GOVERNO DEI MIGLIORI