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COLLASSO ECONOMICO SENZA IL GAS RUSSO IN EUROPA

POLITICA ESTERA  - EUROPA

 

11/07/2022

da Contropiano

di Sergio Cararo

 

L’Europa senza il gas della Russia comincia a visualizzarne le conseguenze. La prima pagina del giornale economico tedesco Handesblatt immagina che il prossimo inverno sarà “freddo, buio e caro”, disegnando in copertina la famosa porta di Brandeburgo coperta dal ghiaccio. Le sanzioni imposte unilateralmente dalla Ue alla Russia mettono in sollecitazione le economie europee, e non solo sul piano energetico.

 

Le consegne di gas russo attraverso il gasdotto Nord Stream 1, quello che già collega Russia e Germania attraverso il Mar Baltico, sono state interrotte questa mattina, ufficialmente per lavori di manutenzione. A comunicarlo è stato l’operatore del gasdotto, Nord Stream Ag, precisando che l’interruzione ha avuto inizio alle 7 ora di Mosca di questa mattina (le 6 in Italia).

 

Il flusso risulta interrotto in entrambi i sensi per lavori di manutenzione, compreso il collaudo dei componenti meccanici e dei sistemi di automazione. I lavori dovrebbero proseguire da oggi fino al 21 luglio. Ieri il pompaggio di gas attraverso il Nord Stream è stato di circa 63,4 milioni di metri cubi, in linea con il livello dei giorni precedenti. Si tratta di circa il 40 per cento della capacità massima della linea, che è di quasi 170 milioni di metri cubi al giorno. Nord Stream 1 trasporta 55 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno di gas dalla Russia alla Germania sotto il Mar Baltico.

 

Il mese scorso la Russia, sottoposta a sanzioni da parte della Ue, aveva tagliato i flussi al 40% della capacità totale del gasdotto, citando il ritardo nella restituzione delle turbine della società tedesca Siemens Energy, da parte del Canada.

 

Il Canada ha dichiarato da parte sua che nel fine settimana avrebbe restituito una turbina riparata, ma ha anche affermato che amplierà le sanzioni contro il settore energetico russo.

 

Il Canada ha affermato che restituirà alla Germania, dopo averla riparata, una turbina a gas del gasdotto Nord Stream 1 che consentirà di accelerare il flusso di gas dalla Russia. Lo riporta il Guardian sottolineando che questa decisione sta mandando su tutte le furie l’Ucraina che aveva esortato il governo canadese a non restituirla, affermando che una tale decisione violerebbe l’integrità delle sanzioni contro la Russia.

 

L’Europa teme che la Russia possa estendere la manutenzione programmata per limitare ulteriormente la fornitura di gas, gettando nel caos i piani per lo stoccaggio per l’inverno e aggravando una crisi del gas che ha richiesto misure di emergenza da parte dei governi per calmierare il caro bollette.

 

La Ue riceve circa il 40% del suo gas attraverso i gasdotti russi e, a causa delle sanzioni che ha imposto alla Russia deve cercare rapidamente di sostituituire la sua dipendenza dagli idrocarburi di Mosca.

 

In Francia il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, è convinto che si andrà verso un taglio totale delle forniture di gas dalla Mosca. “Ritengo che il taglio totale delle forniture di gas dalla Russia sia lo scenario futuro più probabile”, ha detto Le Maire, che ha anche allertato Bruxelles: “In Europa occorre prepararsi”.

 

Germania a rischio recessione

 

Il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, non ha fatto mistero di temere che i russi, dopo aver già ridotto del 60% le consegne di gas, possano utilizzare questa pausa per interrompere definitivamente i rifornimenti alla Germania e all’Europa, compromettendo gli sforzi dei paesi dell’Eurozona per assicurarsi le forniture in vista del prossimo inverno.

 

In Germania si temono aumenti dei costi energetici di oltre 2-300 euro all’anno per le famiglie, e le fasce deboli della popolazione potrebbero non farcela a sostenerle. La ministra dell’Ambiente Lemke ha chiesto che non si stacchi la luce o il gas a chi non riuscirà a pagare subito.
Ma i guai per l’economia tedesca sono anche sul fronte delle imprese. Il DIHK (industria tedesca e Unioncamere) prevede che nel caso di un taglio completo del gas russo (da cui la Germania dipende per il 35% del fabbisogno) “molte fabbriche dovrebbero fermare la produzione e il Paese non potrebbe evitare la recessione”. La Repubblica federale si troverebbe davanti a una sorta di “test cruciale” anche per Habeck, per il quale “se si dovesse arrivare allo scenario da incubo di una seria carenza di gas, si accenderebbe un dibattito molto aspro, approdando a una situazione sul filo, vicina alla rottura, come il Paese e la popolazione non vivono da tempo”.

 

Il presidente dell’istituto DIW Marcel Fratzscher ad ammonire: “La crisi attuale potrebbe essere l’ultima goccia in grado di far traboccare il vaso della crescente divisione sociale”. L’economista ha invitato la politica a “non tentare di tenere la situazione tranquilla con misure placebo una tantum”, esortando ad aumentare gli stipendi e a puntare su misure sociali durature. Una indicazione esattamente contraria rispetto a quella indicata dal ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner, il quale prevede invece una politica finanziaria severa e di austerity per rispettare il famoso freno al debito, saltato negli anni scorsi a causa della pandemia.

 

In un clima di crescente preoccupazione per l’esorbitante aumento dei prezzi energetici, nel Land della Renania-Palatinato l’amministrazione locale sta pianificando di allestire spazi collettivi, come le palestre, per fare in modo che chi non potrà più pagare i costi del riscaldamento in casa possa comunque riscaldarsi in caso di emergenza. Ma anche i centri di Neustadt, Frenkenthal e Landau stanno pianificano le cosiddette “isole di calore”. Fra le misure di emergenza previste anche lo stop dell’illuminazione degli edifici pubblici e lo spegnimento dei semafori di notte.

 

In Italia siamo all’avventurismo dell’austerity

 

In Italia l’allarme sui prossimi mesi è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, che ha parlato di una “crisi energetica gravissima” che pone “rischi per l’inverno altissimi”. Anche il nostro Paese sta freneticamente accumulando riserve di gas: “Abbiamo 16 miliardi di metri cubi di stoccaggio a fronte dei 70 che consumiamo. Dobbiamo arrivare al 90% prima che inizi l’autunno”.

 

Il piano italiano prevede che se la Russia dovesse sospendere in via definitiva le forniture di gas alla Ue (a cui l’anno scorso aveva assicurato il 44% del suo fabbisogno), il governo sarebbe costretto a far scattare la fase di emergenza. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, il piano prevede una serie di interventi che vanno dal “razionamento” del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità. Ma anche l’introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, con tagli fino a due gradi della temperatura nelle abitazioni e negli uffici, risparmi sull’illuminazione pubblica, con orario ridotto di accensione dei lampioni sulle strade.

 

E l’emergenza durererebbe fino a quando il gas russo non sarà sostituito da forniture provenienti da altri Paesi produttori. Le previsioni più ottimistiche parlano del 2024, quelle più pessimistiche vanno oltre. Le sanzioni alla Russia si confermano una scelta suicida.