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PER LE TELEVISIONE ITALIANE LA CRISI CLIMATICA NON ESISTE

SANITA' ED AMBIENTE  |   AMBIENTE

 

04/08/2022

da Valori

 

Greenpeace e l'Osservatorio di Pavia hanno analizzato il modo in cui telegiornali e trasmissioni di approfondimento affrontano la crisi climatica

 

Dopo aver rivelato il modo in cui le grandi testate cartacee italiane trattano la crisi climatica, Greenpeace Italia e l’Osservatorio di Pavia hanno pubblicato una nuova analisi. A finire sotto i riflettori, stavolta, sono i telegiornali e le trasmissioni tv di approfondimento. E il risultato non si discosta, sostanzialmente, da quello dei giornali.

 

Lo studio ha esaminato nel periodo gennaio-aprile 2022 tutte le edizioni di prima serata dei telegiornali andati in onda su Rai, Mediaset e La7. Oltre a un campione di sei trasmissioni televisive di approfondimento: Unomattina e Cartabianca per la Rai, Mattino 5 news e Quarta Repubblica per Mediaset, L’Aria che tira e Otto e mezzo per La7.

 

La crisi climatica non fa notizia

 

I risultati mostrano che nei quattro mesi in cui è stata condotta l’indagine, i telegiornali esaminati hanno trasmesso 14.211 notizie, ma solo 96 hanno trattato la crisi climatica. Pari ad appena lo 0,7% del totale. Persino le testate più attente al riscaldamento del pianeta, cioè il TG5, il TG1 e il TG3, non hanno trasmesso più di 6 servizi al mese esplicitamente dedicati alla crisi climatica. Fanalino di coda il TG La7 e il TG4, che in media hanno parlato di cambiamenti climatici appena una volta ogni due mesi.

 

Non molto più confortante l’operato delle trasmissioni televisive di approfondimento. In cui si è parlato della crisi climatica in appena 24 puntate delle 388 andate in onda nei quattro mesi dell’indagine. Pari al 6% del totale. Il programma più virtuoso è Cartabianca (Rai), che ha affrontato il tema in un terzo delle puntate trasmesse e sempre in modo esplicito. Mentre Unomattina (Rai) è la trasmissione che ha parlato di crisi climatica nel maggior numero di puntate, pari a 12. In fondo alla classifica le due trasmissioni di La7. L’Aria che tira non ha mai parlato della crisi climatica, mentre Otto e mezzo l’ha fatto soltanto una volta e in modo implicito. 

 

«Ai cittadini è impedito capire la gravità della minaccia»

 

«Questo studio evidenzia come la crisi climatica non sia ancora riuscita a farsi strada in televisione. Che resta il principale mezzo di informazione per la maggioranza degli italiani», dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. «La scarsa attenzione dei principali telegiornali e delle trasmissioni televisive di approfondimento conferma quanto già avevamo riscontrato sulla stampa. Il riscaldamento del Pianeta trova poco spazio nell’agenda mediatica e politica. Impedendo ai cittadini di percepire la gravità della minaccia e ritardando gli interventi di cui avremmo urgente bisogno per evitare gli scenari peggiori del riscaldamento globale».

 

Sebbene la dipendenza dell’informazione televisiva appaia meno marcata – in tv la crisi climatica è raccontata principalmente come un problema ambientale e il soggetto che ha più voce sono gli esperti, anziché le aziende come avviene sulla stampa – nei telegiornali i combustibili fossili sono citati fra le cause appena una volta su dieci. E non viene mai indicato alcun colpevole del riscaldamento globale. In modo analogo, nei programmi televisivi le compagnie petrolifere sono state citate solo una volta tra i responsabili. Infine, il problema del greenwashing non viene mai menzionato né dai telegiornali né dalle trasmissioni di approfondimento.

 

I rischi di greewashing*

 

Il monitoraggio dei media promosso da Greenpeace Italia rientra nella campagna “Stranger Green” contro il greenwashing e la pericolosa dipendenza del mondo dell’informazione e della cultura dai finanziamenti delle aziende inquinanti. L’analisi della stampa e della televisione continuerà per l’intero 2022. I risultati saranno resi pubblici ogni quattro mesi. Con l’intento di sollevare un dibattito pubblico sulla necessità di liberare il giornalismo italiano dai condizionamenti dell’industria del gas e del petrolio. E offrire a cittadine e cittadini un’informazione corretta sui cambiamenti climatici.

 

Insieme a più di trenta organizzazioni internazionali, Greenpeace sostiene inoltre una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per vietare le pubblicità e le sponsorizzazioni delle aziende legate ai combustibili fossili. Che minacciano la libertà di stampa e la salute delle persone e del Pianeta. Se entro ottobre la petizione “Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti” raggiungerà il traguardo di un milione di firme raccolte, la Commissione europea sarà obbligata a discutere una proposta di legge per mettere fine alla propaganda ingannevole delle aziende inquinanti che alimentano la crisi climatica.

 

*Greenwashing, neologismo inglese che generalmente viene tradotto come ecologismo di facciata o ambientalismo di facciata, indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un'immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale, allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti, che venne instaurata già dagli anni settanta.