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QUELLO CHE NON TI ASPETTI. LA FILA PER FIRMARE LA LISTA DI UNIONE POPOLARE

POLITICA NAZIONALE  |   POLITICA ITALIANA

 

12/08/2022

da Contropiano

di Sergio Cararo

 

Un pomeriggio nell’agosto romano ad un banchetto per raccogliere le firme per presentare Unione Popolare alle prossime elezioni, ti può riservare sorprese che rimettono in discussione una analisi della società forse più condizionata dalla nostra soggettività che dalla realtà stessa.

 

L’idea di dover convincere persone per strada a firmare per una lista elettorale fin qui sconosciuta e in una delle campagne elettorali più stomachevoli degli ultimi decenni, non sembrava affatto entusiasmante.

 

Psicologicamente ci si prepara sul come “rincorrere la gente” per convincerla a firmare, sul come spiegare ultrasinteticamente perché è una buona ragione e soprattutto cosa è e cosa vuole Unione Popolare, una coalizione alternativa che stava muovendo appena i primi passi, quando è stata travolta dallo tsunami delle elezioni anticipate in estate e da una corsa al cardiopalma per potervi partecipare.

 

Non solo. Tutti i dati ci parlano di una società ormai schizzata alla larga dai riti della politica e da quello della cabina elettorale. Nauseata, tradita, smarrita, delusa da quanto ha visto sotto i propri occhi dopo la consunzione plateale dell’aspettativa al cambiamento riposta quattro anni fa nel M5S. E poi pesano come macigni le aspettative sul futuro: aumento dei prezzi, recessione, guerra, cambiamenti climatici devastanti e ormai ben visibili.

 

Insomma si va nelle strade e si agisce in una condizione a metà tra la Legge di Murphy e Saturno contro.

 

E invece accadono cose che noi umani, soprattutto i militanti della sinistra, non avremmo immaginato.

 

Ai banchetti per raccogliere le firme per Unione Popolare si sono formate le file di persone per firmare. Giovani o anziani, in camicia o un po’ freakkettoni, uomini e donne.

 

 

Al primo banchetto poteva esserci l’eccezione, la casualità che ci sta sempre, una giornata fortunata. Ma anche il giorno dopo e in altri quartieri, le file si sono riproposte. Lunghe, visibili, ordinate e senza le molte rimostranze immaginate e per molti aspetti giustificate. Il tam tam delle telefonate tra i vari banchetti conferma lo stesso registro.

 

Ti chiedi e chiedi insieme alle altre compagne e compagni, come sia possibile? Che cosa ha spinto le persone a venire a firmare per sostenere quella che appare una impresa difficilissima, una incursione in territorio ostile come quello elettorale? E’ vero che elezioni alimentano da sempre una sorta di richiamo della foresta, gli ultimi anni e gli ultimi test elettorali ci hanno detto però il contrario, con una distanza accresciuta tra società e il rito delle elezioni.

 

Ma il fenomeno stavolta sta lì, davanti agli occhi, visibile, tangibile e del tutto inaspettato. Così come l’esigenza disattesa di una rappresentanza politica di interessi sociali ben definiti e riconoscibili.

 

 

Per esperienza e scaramanzia è sempre bene non alimentare aspettative e ragionare sui fatti più che sulle congetture. Ma forse qualche domanda in più su cosa stia agendo “dentro la società” e sul come le proposte politiche che si avanzano vengano vissute diversamente da chi sta al di fuori di riunioni e riualità spesso esasperanti, andrà posta. Che ci sia più vita nella società reale che nella “politica” è vero anche nel mondo, nei riti e nei miti del “popolo della sinistra”.

 

Intanto si prosegue con altri banchetti per strada. La corsa contro il tempo per raccogliere le firme necessarie a presentare Unione Popolare alle elezioni è ancora aperta e tutt’altro che aquisita. E poi si spera anche di potere presentare il conto a chi ha devastato e sta devastando questo paese.