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POLITICA NAZIONALE  |   POLITICA ITALIANA

 

13/08/2022

da Contropiano

S.C.

 

Il meccanismo elettorale in previsione della scadenza del 25 settembre comincia a definirsi nei dettagli.

 

Dalle ore 8 alle ore 20 di oggi e di domani e dalle ore 8 alle ore 16 di domenica, presso il Viminale, dovranno essere depositati i contrassegni dei partiti o movimenti che intendono presentarsi alle elezioni del 25 settembre. Entro il 21 agosto vanno invece presentate le firme raccolte alle Corti d’Appello. Sono necessarie 750 firme per ogni collegio plurinominale. I collegi sono 63 per la Camera e 33 per il Senato.

 

È necessario dunque raccogliere complessivamente 56.250 firme (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato); ma visto che chi firma per la Camera firma anche per il Senato (a meno che non abbia meno di 25 anni,ndr) la soglia è di almeno 36.750 persone che firmino per la presentazione delle liste.

 

Ma sulla presentazione delle liste agisce un ripetuto e insopportabile doppio standard. Sono infatti esentati dalla raccolta delle firme Pd, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5S, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia. Ma anche qualche altro “furbacchione” ha evitato di doverci mettere la faccia nelle strade di agosto per chiedere sostegno alla propria candidatura.

 

Essendosi coalizzato con Italia Viva, Carlo Calenda e la sua Azione, non dovranno raccogliere le firme. Un cambio di faccia significativo per chi il 22 novembre scorso dichiarava: “Non farò politica con Renzi, l’ho detto sei mila volte… perché questo modo di fare politica mi fa orrore”. Calenda deve aver elaborato e superato l’orrore verso Renzi. In compenso il nome che si vede sul simbolo sarà il suo, quello di Renzi era meglio che non si vedesse troppo in giro.

 

Esentato dalla raccolta delle firme anche il movimento di Luigi Di Maio -Impegno civico – il quale  grazie a Bruno Tabacci e al simbolo di Centro democratico, non dovrà raccogliere le firme per presentare le liste. Di Maio si presenta insieme al Pd, lo stesso partito con cui due anni fa dichiarava di non volerci avere nulla a che fare: “Col partito che in Emilia toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli, io non voglio avere nulla a che fare”. Si vede che qualche impulso dell’elettroshock del PD ha colpito seriamente anche le deboli sinapsi del ministro degli Esteri più improbabile della storia insieme ad Alfano.

 

Diversamente altre coalizioni o partiti devono raccogliere le firme necessarie anche se un piede in Parlamento lo avevano né più né meno di Calenda. Dunque esiste un doppio standard che si configura come un doppio sbarramento, uno prima (le firme) e uno dopo (il quorum).

 

Unione Popolare è la coalizione nata poco prima che venissero convocate le elezioni tra le parlamentari del gruppo ManifestA, Luigi De Magistris e la sua Dema, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e altre forze minori che si sono via via aggregate. In questi giorni tutti gli attivisti sono impegnati pancia a terra nelle strade per raccogliere le firme, e se è indubbiamente una disagevole corsa contro il tempo per di più in agosto, consente però di metterci la faccia già da subito nel rapporto con la società. Su questo vedi il significativo video realizzato da il Fatto Quotidiano.

 

Alternativa, nata dalla rottura del M5S, e pure presente sia alla Camera che al Senato, ha messo fine all’accordo elettorale che sembrava profilarsi con il movimento Italexit di Gianluici Paragone. Non gradivano la presenza nelle liste di esponenti di movimenti neofascisti. “Il quadro di possibile accordo elettorale fra Alternativa e ItalExit è sciolto”, si legge in una nota diffusa da Alternativa : “Nella composizione in dettaglio delle liste presentata da ItalExit abbiamo riscontrato la presenza – anche in ruoli di capolista – di candidati organici a formazioni di ispirazione neofascista”.

 

“In questo tempo breve, secondo Alternativa c’era spazio per rappresentare tante personalità che hanno dato lustro al dissenso contro una stagione di ingiustizie, ma non c’è spazio per veicolare candidati in cui prevalgano connotazioni personali d’ispirazione fascista militante” scrive il deputato di Alternativa Pino Cabras. Va riconosciuto che la rottura con Paragone in un simile contesto è stato un atto coraggioso, decisamente in controtendenza rispetto agli opportunismi e ai voltafaccia che abbiamo segnalato prima. Alternativa in questi mesi si è schierata apertamente contro il coinvolgimento dell’Italia nella guerra della Nato e le politiche antipopolari del governo Draghi. Al momento non è ancora noto come si rapporterà alla prossima scadenza elettorale.

 

Anche il Partito Comunista di Marco Rizzo, che pure aveva un deputato tramite un fuoriuscito dal M5S, dovrà raccogliere le firme dentro la coalizione Italia Sovrana e Popolare, una scelta che ha provocato ulteriori dissensi e rotture dentro il partito esplosi clamorosamente nel caso di Milano.

 

Il Partito del Vincolo Esterno

 

Infine, ma non certo per importanza, nelle elezioni ci sarà poi un candidato ombra, che non ha bisogno di raccogliere firme e perfettamente coincidente con l’agenda Draghi, in sostanza quello destinato a vincere comunque ed a ipotecare il nuovo governo che uscirà dalle urne.

 

Dopo la pubblicazione del Tpi, non c’è più storia: sarà la Bce a governare l’Italia, con l’Ue a farle da spalla. Sembra una battuta, ma non lo è. La situazione economica dell’Italia, almeno dal punto di vista dei conti pubblici, non consente alcuna deroga. Chiunque vincerà le elezioni sarà costretto a seguire alla lettera i dettami della Bce” scrive il quotidiano economico Wall Street Italia. “Se si analizzano nel dettaglio i quattro punti cardine del Tpi, è evidente la discrezionalità dei parametri da utilizzare per le singole valutazioni, che sono tutti ad appannaggio dell’Unione Europea”.

 

L’8 agosto l’agenzia americana Moody’s  ha già comunicato la variazione dell’outlook per il rating dell’Italia, portandolo da “stabile” a “negativo”, confermando tuttavia il giudizio Baa3. Sulla decisione di Moody’s pesa “la fine del governo Draghi e le elezioni del 25 settembre che aumentano l’incertezza politica”, il tutto in contesto internazionale caratterizzato da una forte incertezza economica e geopolitica”.

 

Tra i vincoli della Bce e quelli della Nato, qualsiasi governo che non abbia in mente la rottura con questi non farà alcuno scostamento dalle linee seguite fino ad ora. Magari potrà peggiorare qualche aspetto come l’introduzione del presidenzialismo che Berlusconi e la Meloni sono tornati ad invocare, ma niente di diverso dall’obbedienza alle priorità di banche e grandi gruppi industriali. Non solo, dovrà anche coniugare obbedienza alla Nato e ai diktat di Bruxelles con un brutale peggioramento delle condizioni sociali complessive del paese dovuto alla recessione, agli aumenti dei prezzi e alla scelta di entrare in guerra contro la Russia.

 

In sostanza è il cosiddetto “Partito del vincolo esterno” (Pve) di cui Draghi e i “draghiani” sono i soldati sul campo. E’ un partito trasversale e convergente, contro il quale occorre mettere in campo il no alla guerra, una rottura del quadro esistente e una alternativa di sistema. E al momento questi ragionamenti li abbiamo sentiti nitidamente solo nelle assemblee di Unione Popolare.

 

In copertina “Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere” di Paolo Burani