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COSA SI POTEVA RISPONDERE ALLA CRITICA STRUMENTALE SU ISRAELE

POLITICA NAZIONALE  |   POLITICA ITALIANA

 

22/08/2022

da Left

Giulio Cavalli

 

A proposito delle accuse di antisemitismo mosse a un candidato Dem, il Pd avrebbe potuto trovare tante risposte: dal commento di Enrico Berlinguer sulla strage di Sabra e Chatila fino alla ricerca di Amnesty International sul regime di apartheid imposto ai palestinesi

 

Cosa si poteva rispondere alla critica strumentale su Israele

 

La pozzanghera centrista, sempre disattenta sui rigurgiti di fascismo di quelli con cui si alleeranno (segnatevelo) ora se la prendono con un candidato del Pd (che il Pd ha proditoriamente silurato) perché ha osato porre dubbi su Israele. Che il Pd si faccia dare lezioni di antisemitismo da neofascisti e da parafascisti come sempre travestiti da liberali (anche questo lo insegna la storia) è piuttosto avvilente. Le risposte erano semplicissime:

 

«Siamo di fronte a qualcosa di mostruoso che suscita raccapriccio ed esecrazione. Questa furia omicida ricorda le nefandezze dei nazisti.
E sia chiaro: sono ostile all’antisemitismo come a qualsiasi altra forma di odio razziale, compreso quello di cui appaiono pervasi gli attuali governanti di Israele» (Enrico Berlinguer, settembre 1982, Festa de l’Unità di Tirrenia, a commento della distruzione dei campi di Sabra e Chatila)

 

«Lo Stato d’Israele avrebbe dovuto cambiare la storia del popolo ebraico, avrebbe dovuto essere un zattera di salvataggio, il santuario a cui sarebbero dovuti accorrere gli ebrei minacciati negli altri Paesi. L’idea dei padri fondatori era questa, ed era antecedente alla tragedia nazista: la tragedia nazista l’ha moltiplicata per mille. Non poteva più mancare quel Paese della salvezza. Che ci fossero gli arabi in quel Paese, non ci pensava nessuno. Ed era considerato un fatto trascurabile di fronte a questa gigantesca vis a tergo, che spingeva là gli ebrei da tutta Europa. Secondo me, Israele sta assumendo il carattere e il comportamento dei suoi vicini. Lo dico con dolore, con collera. Non c’è differenza tra Begin e Khomeini». (Primo Levi in Conversazione con Levi di Ferdinando Camon)

 

«La fine dell’occupazione dei territori da parte di Israele, nel pieno rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rimane cruciale per porre fine al persistente ciclo di violenze. Quella che è diventata una situazione di occupazione perpetua è stata citata sia dalle parti interessate palestinesi che israeliane come una delle radici delle tensioni ricorrenti, dell’instabilità e del conflitto prolungato sia nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme, sia in Israele». (Rapporto Onu, 7 giugno 2022)

 

«L’apartheid non è accettabile in nessuna parte del mondo. Quindi perché il mondo l’accetta contro le e i palestinesi? I diritti umani sono stati a lungo tenuti da parte dalla comunità internazionale quando ha affrontato la lotta e la sofferenza pluridecennale della popolazione palestinese. Di fronte alla brutalità della repressione israeliana, la popolazione palestinese chiede da oltre vent’anni che venga compreso che la politica israeliana è una politica di apartheid. Nel corso del tempo, a livello internazionale, il trattamento riservato da Israele ai palestinesi ha iniziato a essere considerato in maniera sempre più ampia come apartheid. Tuttavia, i governi con la responsabilità e il potere di fare qualcosa si sono rifiutati di intraprendere qualsiasi azione significativa per chiedere conto a Israele delle sue responsabilità. Al contrario, si sono nascosti dietro un processo di pace moribondo a scapito dei diritti umani e dell’accountability. Sfortunatamente, la situazione odierna non vede alcun progresso verso una soluzione, ma anzi il peggioramento dei diritti umani per le e i palestinesi». (Amnesty International, 2 febbraio 2022)

 

«I bombardamenti israeliani sono incredibilmente pesanti e più intensi rispetto al passato. Hanno distrutto molte case ed edifici intorno a noi. Le persone sono intrappolate, perché non è sicuro né uscire né restare all’interno delle proprie abitazioni. Gli operatori sanitari stanno correndo rischi incredibili, se pur necessari, per muoversi» (Hellen Ottens-Patterson Capomissione Medici senza frontiere nei Territori palestinesi, 14 maggio 2021)

 

Accusare di antisemitismo chi critica legittimamente le politiche di Israele è un trucco che può funzionare solo se si decide di rinunciar alla verità.

Basterebbe un po’ di coraggio, un po’ di schiena dritta. Invece niente.