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LA MAREMMA SENZA ACQUA

SANITA' ED AMBIENTE   |   AMBIENTE

 

Grosseto

25/08/2022

Roberto Barocci

 

 

Quest’anno, in cui la siccità prolungata, il caldo esagerato primaverile/ estivo, gli incendi e la violenza dei temporali di agosto stanno dando una lezione aggiuntiva, quanto ottusamente rifiutata, ai negazionisti del cambiamento climatico, che imperversano nell’Amministrazione comunale e nei telegiornali locali, in molti si sono convinti della necessità di trattenere in collina l’acqua piovana per usi plurimi, perché la Maremma è senza acqua.

 

Dieci invasi collinari sono stati previsti fin dal 1999 dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto, tuttora vigente, e i loro progetti di massima furono elaborati dal Genio Civile, ma sono rimasti nel cassetto. Infatti, tutte le Giunte della Regione Toscana non hanno mai voluto finanziare tali realizzazioni e hanno sempre sostenuto che la Maremma dovesse essere limitata alle colture cerealicole asciutte.

 

A nulla sono valsi gli argomenti che sostenevano la funzione plurima e non solo irrigua degli invasi collinari progettati: gli studi sull’impoverimento e inquinamento delle falde idropotabili di pianura, sull’ingresso del cuneo salino a diversi chilometri dalla costa (i corsi d’acqua con portate discrete in estate cedono acqua alle falde di pianura contrastando la pressione delle acque salmastre), sulla forte probabilità di alluvioni autunnali e sulla funzione di ridurre le portate di massima piena, la necessità di riserve idriche contro gli incendi, tutte funzioni importanti svolte dagli invasi collinari.

 

Ora si cercano i finanziamenti spendibili per realizzarli e la Giunta regionale non li trova, ma gli amministratori pubblici dovrebbero conoscere bene quali sussidi pubblici vengono erogati dallo Stato italiano e a chi vanno. Li pubblica  annualmente il Ministero della Transizione Ecologica, dovendo a forza rispettare gli accordi di Parigi sottoscritti dall’Italia, in “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”:

 

https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/sviluppo_sostenibile/CSA_quarta_edizione_29_12_21.pdf

 

 

Nell’ultima versione pubblicata in rete, la quarta, i sussidi dannosi, anche se sembra impossibile alle persone di buon senso, continuano a prevalere sui secondi.

Il 4° Catalogo stima a 18,9 miliardi di € nel 2020 i sussidi ambientalmente favorevoli, mentre i sussidi ambientalmente dannosi alla collettività sono stimati a 21,6 miliardi nel 2020. Sono soldi pubblici ceduti a soggetti privati e non vengono affatto quantificati i danni enormi alle produzioni agricole e alla collettività, derivanti dai cambiamenti climatici.

I contributi a chi consuma fonti energetiche fossili, direttamente responsabili dell’eccesso di emissioni di CO2 nell’atmosfera e dei danni enormi all’ambiente e all’umanità sono stimati a 13,1 miliardi di € per il 2020. Un elenco scandaloso di sussidi alle clientele, dai contributi per ridurre il costo dei carburanti ai voli in aereo, oggi scesi a poche decine di euro per voli concorrenti al trasporto ferroviario, al regalo ai manager di società private per l’acquisto e gestione di auto aziendali di rappresentanza.

 

 

Rimuovere i sussidi pubblici dannosi al clima perché lobbistici e concepiti e tendenti a favorire ed aumentare il consumo dei combustibili fossili può nuocere all’economia del paese? La risposta è No e la fornisce lo stesso Ministero che produce (pagina 778 del suddetto Catalogo) i risultati di diversi scenari possibili sulla base di modelli di calcolo elaborati da fonti autorevoli. Nello scenario in cui le entrate, derivanti dalla rimozione dei sussidi ai combustibili fossili dannosi, fossero utilizzate per finanziare e sovvenzionare le fonti rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica del settore industriale si registrerebbe un aumento del PIL dello 0,82%.

 

 

Allora c’è un’unica spiegazione alla situazione italiana e alla penuria di acqua in Maremma: si continua a sovvenzionare le lobby particolari di chi rovina il clima, la vita e l’economia generale del paese per ottenere un consenso clientelare.