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POLITICA NAZIONALE  |  POLITICA ITALIANA

 

25/08/2022

da Left

Giulio Cavalli

 

Sono passati i tempi in cui tutti gli esponenti dei partiti (perfino Salvini e Berlusconi) proclamavano di essere antimafiosi. Ora un appello di Wikimafia chiede ai candidati alle elezioni politiche di prendere posizione e propone un decalogo per la lotta alle mafie

 

Come si possa ritrovarsi nella più grande iniezione di denaro dal dopoguerra senza avere una sana preoccupazione per la fame delle mafie è una questione che può avere solo due risposte: che ci sia sul tema un’ignoranza che non possiamo concedere alle forze politiche oppure che gli interessi tra certa politica e le mafie siano convergenti (non sarebbe una sorpresa, per niente).

 

Sono passati i tempi in cui tutti i partiti (perfino Salvini e Berlusconi) proclamavano di essere antimafiosi perché la lotta alle mafie era un prerequisito essenziale per la propria credibilità politica. Negli ultimi anni anzi la legislazione antimafia ha subito attacchi anche dai partiti tradizionalmente considerati “antimafiosi”.

 

Wikimafia segnala che «secondo un’indagine di SWG dello scorso luglio, da Nord a Sud non vi è territorio che si senta al riparo dalla presenza delle organizzazioni mafiose. Il 64% degli italiani trova insufficiente l’impegno dello Stato contro la mafia, tanto che il 54% individua nella complicità tra mafia e pezzi di Stato la causa della morte di Falcone e Borsellino. E se il 51% è convinto che il fenomeno mafioso sia ancora un problema concreto, che può essere sconfitto, il 41% oramai lo considera un problema irrisolvibile e che tutto ciò che viene fatto sia inutile».

 

Per questo lanciano 10 proposte ai candidati in Parlamento:

 

«1. Affrontare la questione morale, non solo inasprendo le pene per tutti quei reati alla base del rapporto tra mafia, politica ed imprenditoria, ma anche lavorando affinché all’interno del proprio partito si escludano dalle liste personalità in conflitto di interesse e aduse a pratiche clientelari e frequentazioni non specchiate.

 

2. Approvazione di una legge costituzionale che inserisca il carattere antimafioso della Repubblica italiana nella nostra Costituzione, accanto a quello antifascista.

 

3. Difesa e potenziamento dell’impianto legislativo antimafia, in gran parte ideato da Giovanni Falcone (dal 41bis all’ergastolo ostativo, fino allo scioglimento dei comuni per mafia), sollecitando il Governo italiano a intraprendere ogni iniziativa utile per sensibilizzare l’Unione europea sull’urgenza del contrasto alle mafie a livello comunitario.

 

4. Approvazione di una legge che istituisca Sezioni distrettuali antimafia nei Tribunali della Repubblica, composte da giudici con comprovata e certificata esperienza e conoscenza del fenomeno mafioso, che abbiano la medesima competenza territoriale delle Direzioni distrettuali antimafia.

 

5. Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, potenziando l’Agenzia nazionale, snellendo le procedure di assegnazione e facilitando il riuso sociale da parte di enti del terzo settore composti perlopiù da giovani under 35 prevedendo specifici fondi per l’iniziale messa in sicurezza, ristrutturazione e avvio attività, anche attingendo dal Fondo Unico Giustizia.

 

6. Introduzione dell’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo in bandi, gare, convenzioni pubbliche e quant’altro presupponga impegni economici da parte delle amministrazioni pubbliche.

 

7. Introduzione del divieto per la pubblica amministrazione e per gli enti territoriali dello Stato di contrarre rapporti di natura economica con società aventi residenza fiscale nei c.d. Paesi offshore e/o con i titolari effettivi aventi residenza fiscale nei medesimi Paesi e/o siano controllate da società schermo o da reticoli societari opachi.

 

8. Approvazione di una disciplina di tutela per giornalisti, ricercatori e cittadini che punisca severamente il ricorso alle querele temerarie, nuovo strumento di intimidazione per colpire la libertà di stampa e di ricerca in Italia.

 

9. Tutela del diritto all’informazione e alla ricerca accademica, introducendo limiti al diritto all’oblio per quei personaggi i cui comportamenti, pur non penalmente rilevanti, mantengano una rilevanza pubblica, storica e politica nella storia della lotta alla mafia e del movimento antimafia.

 

10. Introduzione nelle offerte formative delle scuole primarie e secondarie di almeno un’ora alla settimana dedicata allo studio del fenomeno mafioso e alla storia delle principali organizzazioni mafiose e del movimento antimafia, introducendo nell’organico docenti un insegnante specializzato in materia, come previsto per l’insegnamento della religione cattolica.

 

Chiedete ai candidati del vostro collegio se se la sentono di aderire. Vale la pena parlarne e soprattutto costringere la politica a esporsi. Soprattutto adesso che l’antimafia sembra essere diventata un vezzo di pochi. Trovate tutte le informazioni qui».