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DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI QUESTA DESTRA

POLITICA NAZIONALE  |  POLITICA ITALIANA

 

12/09/2022

da Left

Di Giulio Cavalli

 

La coalizione che si prepara a vincere le elezioni non è centrodestra: è destra pura. Lo dimostrano le parole e i gesti compiuti da chi fa parte delle forze politiche che la compongono.

 

Di cosa parliamo quando parliamo di questa destra

 

In primis smettiamo di chiamarlo centrodestra. Non lo fa nessun giornalista della stampa internazionale: la coalizione che si prepara a vincere le elezioni è destra pura, una destra con Salvini che invoca le ruspe contro i disperati e con Giorgia Meloni che urlaccia ai comizi di Vox. Che la presenza di Berlusconi possa calmierare questo estremismo rivenduto come buon senso è un’illusione che serve a certa stampa italiana per renderli digeribili. Ma non sono digeribili.

 

Smettiamo anche di spaventarci per gli avvertimenti di Giorgia Meloni o Guido Crosetto: Fratelli d’Italia è un partito che è nato proponendosi come erede del fascismo (e noi no, non pensiamo che il fascismo possa diventare edibile nemmeno nella sua forma modernizzata) ed è un partito che continua ad allevare estremisti. Lo diceva Steve Bannon chiaramente descrivendo Fratelli d’Italia («Fratelli d’Italia è uno dei vecchi partiti fascisti», disse testualmente) e ce lo dicono la fiamma tricolore, quel «Mussolini è stato un buon politico, non ci sono stati altri politici come lui negli ultimi 50 anni» pronunciato dalla giovanissima Meloni e, arrivando al presente, i saluti romani di dirigenti e candidati e militanti di Fratelli d’Italia in occasione della celebrazione del 40esimo anniversario del Movimento sociale italiano.

 

Se serve altro c’è il braccio teso del consigliere comunale a Ventimiglia Ino Isnardi, ci sono le braccia tese dei tre consiglieri di minoranza – Valeria Amadei di Fratelli di Italia, Francesco Biamonti della Lega e l’indipendente Mauro Siri – a Cogoleto in occasione del Giorno della memoria, ci sono gli slogan ripetuti da diversi candidati (“boia chi molla”, “me ne frego”) e ci sono le divise nostalgiche come quella di Galeazzo Bignami con la svastica al braccio o quella da Ss di Gabrio Vaccarin, consigliere comunale di Nimis.

 

Volendo vedere c’é anche la vicinanza a organizzazioni che si autodefiniscono neo fasciste come Lealtà azione. Alla loro festa nel 2018 hanno partecipato l’ex eurodeputato Carlo Fidanza e il consigliere comunale di Saronno Alfonso Indelicato, un indipendente eletto nelle liste di FdI. A Monza è stato eletto (e nominato assessore allo Sport) Andrea Arbizzoni, che descrive Lealtà azione come la sua «comunità politica e umana». Nel 2019 a Lodi era diventato segretario cittadino di Fratelli d’Italia Omar Lamparelli, che è anche un militante di Lealtà azione.

 

Poi ci sarebbero i programmi. Questi giorni di campagna elettorale ci dicono che i temi su cui questa destra vuole costruire la propria credibilità sono il “blocco navale” che gli stessi compagni di partito di Giorgia Meloni riconoscono essere impossibile per legge. Nel programma della coalizione è prevista la «sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza» con «misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro» senza specificare quali. C’è la Flat tax che oltre a essere palesemente incostituzionale è l’ennesimo regali ai ricchi.

 

C’è molta confusione sulla soluzione della crisi energetica, con Meloni e Salvini in disaccordo sull’eventuale scostamento di bilancio e con il nucleare come vuota promessa elettorale, soluzione di tutti i mali. Non c’è una posizione precisa sulla guerra in Ucraina, con Salvini e Berlusconi che ogni giorno barcollano su Putin. C’è la leva militare obbligatoria perorata da Salvini. C’è l’ostilità contro l’aborto testimoniata dalla vicinanza di Giorgia Meloni all’associazione ProVita & Famiglia (potranno non abolirlo, gli basterebbe rendere inaccessibile).

 

Parliamo di questa roba qui. 

 

* In foto, i consiglieri comunali di Cogoleto che il 27 gennaio del 2021, nel Giorno della Memoria, votarono alcune delibere di seduta facendo il saluto fascista: Valeria Amadei (Fratelli di Italia), Francesco Biamonti (Lega) e Mauro Siri (indipendente). I tre andranno a processo per violazione della legge Mancino