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LOMBARDIA A CORTO DI PROF.

RICERCA ED ISTRUZIONE  |     SCUOLA

 

02/10/2022

da La Notizia 

Mariangela Maritato

 

Lombardia a corto di prof.Su oltre 22mila posti solo 7mila docenti in ruolo

 

Il mondo della scuola in Lombardia non sembra vedere realizzata la profezia dell’ex ministro dell’istruzione Bianchi.

 

 

Organici da completare – dalle elementari alle superiori – e cattedre di sostegno didattico ancora da assegnare con studenti in attesa dal 9 settembre. Il mondo della scuola in Lombardia non sembra vedere realizzata la profezia dell’ex ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi che lo scorso agosto assicurava che a fine settembre non ci sarebbero più state cattedre vuote.

 

Il mondo della scuola in Lombardia non sembra vedere realizzata la profezia dell’ex ministro dell’istruzione Bianchi

 

“Se solo parliamo di organico di diritto – spiega Francesco Lucente, segretario provinciale della Flc Cgil Pavia – sono stati autorizzati per l’anno scolastico 2022/23 ben 22.177 posti totali ma i docenti effettivamente entrati in ruolo sono circa 7000, cioè meno di un terzo rispetto alle previsioni iniziali, ripartiti in tutte le province della regione. Nella sola provincia di Pavia su 1838 cattedre autorizzate, ad inizio anno 1400 erano ancora libere e ad oggi si sta ancora proseguendo con le nomine, considerate le rinunce e gli errori di sistema”.

 

Le segreterie amministrative di molti istituti sono al terzo turno di nomina del personale docente sulla base delle disponibilità dei posti liberi trasmessi dalle singole scuole, 1135 in totale in tutta la Lombardia ra le quali 605 – oltre la metà – senza Direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Figura che viene puntualmente sostituita, nell’attesa che vengano banditi nuovi concorsi, da un assistente amministrativo della segreteria facente funzione di direttore.

 

“Quanto alla stabilizzazione del personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliare, che avviene per punteggio di servizio e non per concorso, sono state autorizzate 1900 immissioni in ruolo (di cui 1700 assegnati) su 5071 posti vacanti” dichiara il segretario Cgil. La situazione più critica, tuttavia, vista la necessità di garantire supporto a studenti disabili o con ritardi nell’apprendimento, resta quella degli insegnanti di sostegno.

 

“Con i posti assegnati ad oggi, le cattedre di sostegno nella sola provincia di Pavia sono circa il doppio rispetto ai posti comuni su classe di concorso. Finché non ci sarà il modo per far conseguire a tutti la specializzazione, mancheranno gli insegnanti di sostegno di ruolo. I soli corsi indetti dalle Università non bastano e non sono spesso alla portata di tutti”.

 

A parte i ritardi delle immissioni in ruolo effettive dei vincitori di concorso ordinario e straordinario bandito lo scorso anno, i sindacati hanno messo in risalto i problemi tecnici che hanno portato alla segnalazione di errori e reclami presso gli uffici scolastici provinciali oltre alla protesta dell’Usb (Unione sindacale di base) che ha richiesto al ministero il superamento del sistema informatizzato adottato due anni fa dall’allora ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, considerato il caos registrato a livello nazionale.

 

Qual è il problema? Il reclutamento degli insegnanti per coprire le cattedre a scuola si basa su quattro diverse graduatorie provinciali per supplenti (Gps). Le Gps sono aperte, cioè vi accedono continuamente nuovi aspiranti insegnanti supplenti e sono nate nell’estate del 2020 con l’allora ministra Azzolina. L’idea era di informatizzare le procedure di assegnazione delle supplenze annuali che vengono aggiornate con cadenza biennale. Così ogni insegnante, dopo aver superato un concorso, continua ad aggiornare il suo punteggio mentre acquisisce nuove competenze.

 

L’algoritmo che è alla base delle assegnazioni è stato portato sul banco di prova per ritardi nell’aggiornamento dati o per aver fatto cadere in errore molti candidati che al momento della scelta della sede, a metà agosto, non hanno specificato la quantità di ore o la disponibilità effettiva per ogni sede, omissioni che avrebbero portato in alcuni casi l’algoritmo a scartare il candidato la cui scelta non combaciava con la prima scuola assegnata dal sistema, per i quali risultavano rinunciatari. Un mancato match ma anche un mancato contratto di lavoro e soprattutto servizio agli studenti.

 

“Una situazione paradossale si è verificata in una scuola di Voghera dove, su un unico posto disponibile, il sistema aveva assegnato sulla base delle preferenze espresse ben 10 docenti” precisa Lucente. “L’anomalia è emersa subito e l’ufficio scolastico provinciale è stato in grado di modificare in maniera tempestiva l’esito della nomina e rimediare all’errore”.