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LAVORO E DIRITTI 

 

20/11/2022

DA Controcampo

 

 

Venerdi pomeriggio a Montesilvano si è aperto il 3° congresso nazionale dell’Unione Sindacale di Base. Dodici anni dopo la costituzione del 2010, l’Usb ha di deciso affrontare le sfide poste da una fase storica profondamente cambiata rispetto alla sua nascita.

 

A partire dalla relazione introduttiva di Pierpaolo Leonardi il dibattito nel congresso ha visto crescere e prevalere gli interventi che hanno puntato a dare una visione generale del progetto di sindacato di classe piuttosto che le doglianze e le vertenze delle categorie. Un cambio di passo percepito come tale da un corpo di militanti sindacali consapevoli che il livello delle contraddizioni tra capitale e lavoro ha indubbiamente assunto un carattere “politico” più che vertenziale, e che le stesse vertenze, per il livello di contrapposizione con l’arroganza delle imprese e degli apparati, proiettano sempre di più le soluzioni su un piano politico che strettamente sindacale. E’ così per l’Alitalia come l’ex Ilva, per le fabbriche in via di delocalizzazione come per il salario mimimo come antidoto al lavoro povero.

 

La stessa proiezione internazionale dell’Usb attraverso il rapporto con la Federazione Sindacale Mondiale, da tempo ha cessato di essere rappresentazione per diventare confronto di merito tra le lotte e le organizzazioni sindacali impegnate in prima linea. Gli interventi del segretario generale della Fsm Kyritsis e dei sindacalisti della Cgt francese, del rappresentante palestinese e dell’ambasciatrice cubana nel pomeriggio di venerdi, hanno sottolineato questo aspetto.

 

Ne consegue che i temi dell’identità di un sindacato di classe e internazionalista e la sua funzione generale di ricomposizione dei segmenti disgregati del mondo del lavoro attraverso la confederalità, siano diventati prevalenti come visione con cui misurare e affrontare le singole vertenze.

 

Questo approccio è leggibile negli interventi dei ricercatori dei maggiori istituti di ricerca come in quello dei dipendenti pubblici, dal delegato della Piaggio a quello della logistica, dalla lavoratrici degli appalti a quello di chi si occupa di inquilini e diritto alla casa.

 

La discussione è ripresa sabato con decine di interventi che hanno sottolineato i diversi aspetti di una visione generale: la crescita della Federazione del Sociale che ha visto 110 delegati partecipare al primo congresso, soprattutto giovani e giovanissimi. “All’ultimo congresso c’è stato chi aveva storto il naso su questa ipotesi di lavoro – ha ricordato un delegato operaio – ma è stato grazie a questa nuova struttura che durante la pandemia siamo riusciti a intercettare il lavoro povero”. Una delegata della scuola ha ricordato i gli studenti morti durante l’alternanza scuola-lavoro e citando Don Milani quando affermava che “la scuola è meglio della merda”, ha ammesso che oggi questo sia tutt’altro che scontato.

 

Sasha Colautti dell’esecutivo nazionale ha parlato di Usb come di un “sindacato rivoluzionario” contro l’ingiustizia sociale  che deve far ritrovare alla classe lavoratrice la coscienza di se. “Identità e confederalità in qualche modo riempiono il vuoto di rappresentanza”, i padroni approfittano della situazione per aumentare la pressione contro i lavoratori: dalla richiesta di aumento dell’orario della Stellantis a Melfi al ricatto dell’ArcelorMittal sugli appalti all’ex Ilva di Taranto, dalla delocalizzazione pirata della Wartsila ai ricatti sui lavoratori della Flextronics. “Dobbiamo rimettere in circolazione l’idea che ce la possiamo fare” ha affermato un altro delegato.

 

Roberto Montanari, il sindacalista Usb della logistica arrestato nell’inchiesta di Piacenza demolita dagli avvocati difensori, ha sottolineato che “è decisivo avere una visione generale. La forza e l’unione (slogan del congresso) potrebbe avere come sottotitolo “chi ha del ferro ha del pane”. L’Usb ha “tirato fuori la classe operaia dalla camera oscura. Gli operai di oggi non sono i Cipputi degli anni Settanta ma abbiamo messo i piedi nel piatto della catena del valore: dalla produzione alla logistica, dai braccianti alla grande distribuzione, abbiamo rimesso al centro la questione operaia”.

 

Una delegata dell’Asia (il sindacato inquilini e abitanti) ha spiegato come insieme alle giovani studentesse abbiano dato vita alla rete “Donne de borgata” per dare protagonismo alle donne delle periferie nella politica.

 

Significativo il salute di un veterano del sindacato come Giorgio Cremaschi, secondo il quale “Qui non si vede solo un sindacato in crescita, si vede soprattutto una voglia di riscatto del mondo del lavoro. Di fronte ad un governo come questo dobbiamo sapere che i fascisti sono solo dei liberali che hanno smesso di esserlo. In questi decenni è stata disfatta l’autonomia di classe dei lavoratori, a cominciare dalle parole – e i datori di lavoro vanno chiamati padroni – dobbiamo fare nostro l’odio di classe, perché loro odiano i lavoratori”.

 

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio di sabato con ben 48 interventi, difficile darne un resoconto. Domenica saranno discussi i nuovi organismi dirigenti e qui di assisterà ad un allargamento e rinnovamento del gruppo dirigente storico che, giustamente e premiato dal lavoro fatto e del sindacato costruito in questi anni, ha deciso di fare un passo di lato. Anche questo è un segnale di forza, di unione e di crescita dell’Unione Sindacale di Base.