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POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

21/11/2022

da LEFT

Giulio Cavalli

 

Alcuni parlamentari della Lega in un un ddl hanno previsto un bonus fino a 20mila euro per i matrimoni religiosi. Poi, quando si scatenano le polemiche sull'ennesimo attacco alla laicità, arriva la retromarcia del governo. Un copione già visto

 

Priorità del governo: un bonus matrimonio fino a 20mila euro. Ma solo se ti sposi in chiesa. Chi opta per il Comune, zero. Fate attenzione, la famiglia per questo governo è solo tra uomo e donna, solo tra sposati (anche se i leader non sono sposati o lo sono più di volta) e solo se la cerimonia è officiata da un prete.

 

Come racconta Lorenzo De Cicco su Repubblica, «la proposta di legge è firmata da una sfilza di deputati: in testa il vice-capogruppo a Montecitorio, Domenico Furgiuele, poi il presidente della commissione Attività Produttive e Turismo, Alberto Gusmeroli, i parlamentari Simone Billi, Ingrid Bisa e Umberto Pretto. L’obiettivo dichiarato dell’operazione è riequilibrare il gap tra i matrimoni civili e religiosi. Secondo l’Istat, si legge nella parte introduttiva del provvedimento, le unioni con rito civile sono cresciute rispetto ai livelli pre-pandemia (+0,7 per cento nel 2021 sul 2019), mentre quelli con rito ecclesiastico continuano a calare. A sentire i deputati del Carroccio, le ragioni “che allontanano le giovani coppie dall’altare e che le portano a prendere in considerazione solo ed esclusivamente il matrimonio civile” sarebbero principalmente di natura economica: “Il matrimonio civile – sostengono – è di per sé una celebrazione meno onerosa rispetto al matrimonio religioso”. Ma avrebbero un peso anche le lungaggini procedurali delle parrocchie: “Molte coppie sono dubbiose sui corsi prematrimoniali, i quali hanno una finalità ben precisa e spesso sottovalutata: cercare di far capire alla coppia se si è realmente pronti nel prendere la decisione di sposarsi”. Ecco allora l’idea: un incentivo di Stato, solo per chi sceglie dei pronunciare il sì all’altare».

 

Quanto costerebbe tutto questo? 716 milioni di euro, cioè 143,2 milioni per le cinque quote annuali. Non si tratta solo della laicità calpestata delle Stato (a cui siamo abituati da tempo): qui siamo proprio all’odio per chi non bacia l’anello al suo parroco. Non c’è differenza con le più oscurantiste finte democrazie.

 

Poi accade una reazione che dice ancora di più la proposta. Ieri sera esce la notizia e dal governo si sbracciano per dire che no, che non è loro intenzione applicare una legge del genere, che si tratta solo di un’iniziativa personale di alcuni deputati. Esattamente come accaduto con le proposte di legge contro l’aborto, esattamente come avvenuto per le promesse stratosferiche di Salvini. Sempre così: si lancia il messaggio per vedere l’effetto che fa. Si sperimenta quanto si può osare utilizzando la stampa come termometro.