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LA MANOVRA PORTA IN DONO I VOUCHER

LAVORO E DIRITTI

 

24/11/2022

da il Manifesto

Mario Pierro

 

La manovra porta in dono i voucher, un’altra spinta al lavoro precario

 

IL CASO. Dagli hotel al lavoro di cura, dai ristoranti all'agricoltura: dieci euro lordi all’ora (7,50 euro netti), reddito fino a 10mila euro l’anno. I sindacati: un altro attacco ai diritti che destruttura i lavori più temporanei

 

Detto, fatto. Appena tornata al governo la Lega, e le altre destre, hanno ripristinato la testa d’ariete che destruttura un mercato del lavoro già a pezzi: il voucher. Dagli hotel ai ristoranti, dal lavoro di cura fino all’agricoltura. Avrà un valore nominale di 10 euro lordi all’ora (7,50 euro netti) e un tetto di reddito per i lavoratori fino a 10mila euro l’anno. Erano stati aboliti nel 2017 dal governo Gentiloni costretto a farlo anche a seguito di una battente campagna sindacale. Introdotti nel 2003 con la cosiddetta «legge Biagi» erano stati considerati come una forma di pagamento alternativa in caso di lavoro occasionale accessorio o di prestazioni saltuarie. Sono diventati uno dei più convenienti strumenti dello sfruttamento.

 

«I voucher saranno utilizzati soprattutto in quei settori più fragili dove, tra l’altro, la stagionalità è tutelata e regolata dalla contrattazione collettiva. Su questi voucher è difficilissimo far applicare realmente la normativa sulla sicurezza del lavoro» sostiene la segretaria confederale della Uil Ivana Veronese. «In agricoltura – aggiunge il segretario della Flai Cgil Giovanni Mininni – i voucher sono già previsti per i lavoratori agricoli e sono anche ben normati da anni. Parlare di lavoro occasionale in agricoltura è una forzatura, dal momento che la flessibilità in questo settore è già prevista da un sistema di leggi e contratti collettivi che consentono assunzioni anche di brevissima durata (perfino di un giorno solo). Allargando la platea di lavoratori che possono usarli e il limite economico di utilizzo, si destruttura il lavoro in agricoltura, precarizzandolo ulteriormente senza alcun motivo e riducendo i diritti contrattuali e previdenziali dei lavoratori e delle lavoratici più fragili in un settore dove già è forte la presenza di lavoro irregolare e illegalità».

 

«Non solo troviamo inaccettabile un metodo che non prevede alcun confronto con le parti sociali. Riteniamo ancor più grave apprendere che nella proposta di legge viene modificata la platea di riferimento attualmente prevista – sostiene il segretario generale della Uila-Uil Stefano Mantegazza – Con questa scelta il governo rischia di destrutturare completamente il mercato del lavoro agricolo, cancellando diritti e tutele».

 

«I voucher in agricoltura -sostiene il segretario generale della Fai-Cisl, Onofrio Rota – già sono normati per studenti, pensionati e percettori di ammortizzatori sociali, per cui siamo pronti a discutere di modifiche sul tetto purché non si vada oltre questa platea; si rischierebbe di indebolire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori riducendo le tutele assistenziali e previdenziali».

 

«Sui voucher – ha detto Giuseppe Conte (CinqueStelle) il governo ha introdotto una storta di liberalizzazione selvaggia nel settore agricolo e del turismo». «La reintroduzione dei voucher mostra da che parte sta la destra» sostiene Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista che andrà in piazza a Roma il 3 dicembre con le altre forze di Unione Popolare.