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UCRAINA , IL PUNTO SUL NONO MESE DI GUERRA E LE PROSPETTIVE PER UNA TREGUA

POLITICA ESTERA 

 

25/11/2022

da Tag43

Stefano Grazioli

 

Ucraina, il punto sul nono mese di guerra e le prospettive per una tregua

 

Arrivata al nono mese, la guerra in Ucraina è in stallo. Il gelo è alle porte, i bombardamenti russi alle infrastrutture energetiche del Paese e la linea dura di Zelensky non aprono alcuno spiraglio per una trattativa. Anche se gli Usa stanno facendo pressione per una tregua e i canali con Mosca restano aperti. Il punto.

 

Giunta al nono mese, la guerra in Ucraina non sembra avere una via di uscita. L‘inverno ormai in arrivo congelerà probabilmente per qualche mese le posizioni attuali e forse ci sarà una finestra per poter aprire il dialogo e ragionare su un possibile accordo, se non di pace, quanto meno di tregua. Che possa risparmiare la continua distruzione di un Paese ormai al collasso e la tragedia della popolazione, vittima dell’invasione russa e prigioniera del duello geopolitico che si combatte tra Russia e Occidente.

 

La situazione di stallo sui fronti del Donbass e di Kherson

 

La situazione militare sembra sostanzialmente bloccata sui due fronti, quello del Donbass e quello di Kherson, dopo gli avanzamenti ucraini di settembre a est e il ritiro russo sulla riva sinistra del Dnipro di novembre a sud. Le forze del Cremlino tentano ancora di avanzare da un lato verso Bakhmut, per tentare di ottenere anche solo una piccola vittoria che manca in sostanza dall’estate, dall’altro hanno rafforzato le linee di difesa davanti alla Crimea. È verosimile che poco o nulla cambi almeno sino alla prossima primavera. La Russia prosegue inoltre nella sua strategia di bombardamento delle infrastrutture civili, cominciata in grande stile a ottobre, prendendo di mira gli impianti elettrici e di riscaldamento in tutto il Paese. Obiettivo è mettere in ginocchio la popolazione, costringendo Kyiv ad aprire negoziati in condizioni di svantaggio. Sino a ora il presidente Volodymyr Zelensky, che già in estate aveva prospettato per gli ucraini l’inverno più difficile della storia, non sembra però intenzionato a sedersi ad alcun tavolo.

Kyiv punta alla liberazione dei territori occupati dal 2014

 

Il quadro è catastrofico: in nove mesi di conflitto secondo le Nazioni Unite i morti civili sono stati 6.557 e i feriti 10.074, ma le cifre reali sono peggiori. In tutta l’Ucraina si contano oltre 17 milioni di persone bisognose di aiuto, oltre 7 milioni hanno lasciato il Paese e altrettanti sono i profughi interni. Circa 13 milioni sono bloccati in territori che al momento è difficile abbandonare. L’economia è ferma, il Pil crollerà alla fine dell’anno ufficialmente di oltre il 40 per cento, ma si tratta solo di un numero che spiega come l’Ucraina sia già oltre l’orlo del baratro. Il default è stato evitato in estate grazie alla moratoria decisa dai creditori occidentali sino al 2024. In questo contesto Zelensky e i falchi a Kyiv puntano alla liberazione dei territori occupati dalla Russia sia a partire dal 24 febbraio che in precedenza, cioè dal 2014 con l’avvio della guerra nel Donbass. La retorica presidenziale di riconquista va sino alla Crimea e al ritorno ai confini del 1991, anno del crollo dell’Unione Sovietica. Il presidente è appoggiato in simili dichiarazioni dalla Nato e dall’Unione Europea, mentre gli Stati Uniti, almeno sulla questione della penisola sul Mar Nero annessa otto anni fa dalla Russia, si mantengono più cauti. Più in generale, anche alla luce delle ultime esternazioni del Pentagono e delle previsioni di un conflitto che né Kyiv né Mosca potranno davvero vincere unite agli screzi come quello creato dal missile ucraino finito in Polonia, pare che Washington non escluda un ammorbidimento delle proprie posizioni e cominci a premere maggiormente sull’Ucraina per l’inizio di trattative serie.

Putin potrebbe sfruttare l’inverno per ricalibrare la strategia

 

La Russia da parte sua, nonostante la perdita di Kherson poco più di un mese dopo l’annessione, continua a sostenere che la cosiddetta operazione speciale andrà avanti sino a che non saranno raggiunti gli obiettivi. Che sono però flessibili, dietro gli annunci propagandistici di demilitarizzazione o denazificazione. Il Cremlino ha escluso anche ultimamente di volere un cambio di regime a Kyiv. Il fatto che comunque l’economia russa sia in sofferenza, e lo sarà sempre di più, e il malcontento generalizzato nella popolazione russa sia aumentato dopo la mobilitazione di massa, suggeriscono che Vladimir Putin possa sfruttare l’inverno per ricalibrare la strategia.

I canali di comunicazione tra Mosca e Washington restano aperti

 

Al di là della propaganda e della disinformazione che dilaga da ogni lato e che serve sia per scopi interni (stabilità della leadership sia a Mosca che a Kyiv) che esterni (sostegno occidentale militare ed economico per l’Ucraina) i canali di comunicazione sui quali può essere costruita la trattativa per una tregua duratura, in vista della fine della guerra e sulla quale dovrà essere ricostruito il sistema delle relazioni tra Russia e Occidente, sono rimasti sempre aperti: come dimostrano l’intesa sul prolungamento dell’accordo sul grano e gli scambi di prigionieri, oltre naturalmente ai colloqui tra Mosca e Washington che anche pubblicamente vengo resi noti.