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MATERIE PRIME, IL SUICIDIO DELLE SANZIONI

 

POLITICA ESTERA

 

25/12/2022

Da Contropiano

 

Magari si trattasse solo di litio! La materia prima indispensabile per la svolta energetica viene estratta in quantità gigantesche in parecchi Stati del Sudamerica. La Germania e l’UE ci hanno messo gli occhi sopra. Adesso, però, c’è dell’altro.

 

Per la Repubblica federale tedesca, scrive la Fondazione Scienza e Politica (SWP), vicina al governo, la Russia era importante finora non solo per i suoi vettori energetici fossili ma anche “come uno dei più grandi esportatori di metalli del mondo”.

 

L’industria siderurgica e automobilistica tedesca “dipende dall’importazione di nichel, alluminio e titanio dalla Russia”. Il 17% dell’alluminio, fino al 41% del titanio e il 44% del nichel raffinato vengono di là. Il fatto che, compilando la sua lunghissima lista di sanzioni, l’UE non si sia accorta proprio del miliardario Wladimir Potanin, ha i suoi buoni motivi.

 

L’ex vice-primo ministro della Federazione russa – che ha imparato il mestiere, fra il 1983 e il 1990, alla “Soyuzpromexport” – controlla Norilsk Nickel, acquistata nel 1993 dopo lo smantellamento dell’URSS e la privatizzazione delle sue imprese strategiche. Senza di lui l’industria tedesca si arresta.

 

Alla ricerca di alternative alle importazioni di materie prime dalla Russia, l’UE ha messo gli occhi, nel frattempo, sull’America latina come possibile fornitore di alluminio. Vi si approvvigionerebbe volentieri, secondo SWP, anche in “ferro e acciaio”, rame, piombo e zinco. Il problema però, sottolinea SWP, è che “queste materie prime sono spesso fornite alla Cina” per alimentare le sue industrie prima di poter raggiungere la Germania.

 

E, dunque, l’UE deve ingoiare qualche rospo. Un’opportunità di fare dei progressi, almeno nell’approvvigionamento del nichel, sembra presentarsi.

 

Nello Stato federale brasiliano di Parà questa materia prima dovrebbe essere estratta nella miniera di Araguaia. Il capello nella minestra è che il settore delle risorse del Brasile non è noto, neppure ai più feroci odiatori “verdi” della Russia, come un paradiso per il rispetto dei diritti umani e di quelli dell’ambiente.

 

E, come se non bastasse, dal 1° gennaio prossimo, il nuovo presidente del più grande paese sudamericano si chiama Luis Inacio Lula da Silva…