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IL GOVERNO BLINDA IL DECRETO RAVE CHIEDENDO UN'ALTRA FIDUCIA

POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

28/12/2022

da La Notizia

Davide Ruffolo

 

Il governo blinda il decreto Rave chiedendo un’altra fiducia

Malgrado il pastrocchio e le inevitabili polemiche, il governo sul decreto Rave non ha voluto sentire ragioni.

 Anzi ha preferito tirare dritto mostrando i muscoli. Lo ha fatto prima con la richiesta – accolta malgrado la contrarietà di M5S e Pd – di chiusura anticipata della discussione generale sul provvedimento, ciò per accelerare i tempi per l’approvazione del testo entro venerdì così da evitarne la decadenza, e dopo ponendo la questione di fiducia per bocca del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani (nella foto).

 

Eppure di motivi per fermarsi a ragionare entrando nel merito del provvedimento, ce n’erano e ce ne sono diversi. In primo luogo va ricordato che il testo contiene anche misure – a dir poco delicate – relative all’ergastolo ostativo. Come hanno fatto notare il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico, il decreto Rave per via di alcuni emendamenti presentati dalla maggioranza smantellano la Spazzacorrotti introdotta dall’ex ministro Alfonso Bonafede.

 

Tra le righe del provvedimento, infatti, c’è anche la cancellazione dei reati contro la Pubblica amministrazione dall’elenco di quelli ostativi. Ciò si traduce nel fatto che anche i condannati per corruzione, concussione e peculato, potranno ottenere i benefici carcerari automatici. Cosa significa tutto ciò? Contrariamente a quanto si possa pensare, tali effetti non interessano soltanto i colletti bianchi ma anche la criminalità organizzata.

 

Secondo Cafiero De Raho il Governo ha compiuto un colpo di mano cancellando i reati contro la Pa dall’elenco di quelli ostativi

 

A spiegarlo è stato il deputato M5S ed ex Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, secondo cui con questo decreto il governo “ha compiuto il colpo di mano di cancellare i reati contro la Pubblica amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, abbattendo così un’arma importantissima contro mafie e reti corruttive”, così con il “la nuova normativa ai non collaboranti sarà riservato un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto per i collaboratori di giustizia”.

 

Si tratta di “un messaggio devastante per la legalità”, insiste Cafiero De Raho convinto che si sarebbe dovuto fare ben altro ossia “stabilire l’obbligo per i condannati per reati ostativi di specificare dettagliatamente le ragioni della mancata collaborazione, per capire se sono argomenti accettabili” o meno, bisognava “pretendere dai detenuti l’avvenuto ravvedimento, non la sola revisione critica del loro passato, e imporre loro di dichiarare tutti i beni di cui dispongono”.