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IL DISCORSO POLITICO DI MELONI PER IL 2023 TRACCIA UNA LINEA PERICOLOSA

POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

03/01/2023

da Left

Luigi De Magistris

 

Il discorso politico di Meloni per il 2023 traccia una linea pericolosa

 

Il programma della leader di Fratelli d'Italia è chiaro: presidenzialismo (tanto caro a Licio Gelli), autonomia differenziata, repressione del dissenso e criminalizzazione delle Ong perché salvano le persone.

 

Tanti per consuetudine sono stati attenti ad ascoltare il 31 dicembre il tradizionale discorso del presidente della Repubblica, ma in realtà il vero discorso politico è stato quello della premier Meloni e del governo di destra. Il presidente Mattarella con il suo proverbiale equilibrio ha tenuto un discorso corretto, a tratti condivisibile e a tratti meno, istituzionale, senza passioni, ma di un uomo nel quale gli italiani in qualche modo si riconoscono, se non altro per aggrapparsi a qualcosa di istituzionale sostenibile.


Tuttavia il vero discorso politico, che traccia la linea per il 2023, è quello del governo Meloni. Un governo politico, seppur con una maggioranza frutto di una legge elettorale incostituzionale, e speriamo davvero di lasciarci per sempre alle spalle governi tecnici senza legittimazione democratica e politica.
Dobbiamo, quindi, analizzare atti e parole del governo di destra.


Cominciamo dalla manovra economica. Senza coraggio e senza visione. In continuità con il governo Draghi, ossequiosa con i poteri forti, a cominciare dalla Commissione europea alla quale si è inchinata Giorgia; una manovra classista perché colpisce ceti poveri e medi. Cancella il reddito di cittadinanza, non adegua salari e pensioni all’inflazione, non colpisce adeguatamente gli extra profitti degli speculatori della guerra. Toglie ai poveri per dare ai ricchi. Non c’è nulla nella manovra della destra sociale e popolare.


A fine anno, poi, tra manovra e Calderoli – ministro contro il sud e l’unità nazionale – si è dato il via libera all’autonomia differenziata che è un progetto eversivo che segnerà la fine dell’unità e della solidarietà nazionale e rafforzerà il consolidamento delle discriminazioni territoriali.


Ecco, poi, due atti che segnano il recupero delle politiche ideologiche della tradizione della destra più estrema e anticostituzionale. Il provvedimento contro le Ong che salvano vite umane nel Mediterraneo. Da punire e sanzionare se salvano troppe vite umane, solo un unico carico in stiva concede l’ordine costituito, non c’è posto per un secondo “carico residuale”. Passa la linea della disumanità, della violazione del diritto internazionale e della Costituzione.

Le Ong vanno colpite in modo che nessuno possa testimoniare i crimini contro l’umanità nel cuore del mediterraneo. Non ci devono essere testimoni. Nessuno deve sapere degli effetti dell’accordo criminogeno tra governo italiano e governo libico.

Razzismo, disumanità e ottusità sono gli ingredienti di questo provvedimento che andrebbe cancellato dall’ordinamento giuridico. Le morti di cui non sapremo nulla come le chiamerà il governo? Merci scadenti che quindi possono essere depositate in fondo al mare? Come parimenti andrebbe cancellato dall’ordinamento giuridico la legge anti dissenso, che il governo chiama anti-rave che è stato solo un pretesto mediatico-politico per inserire una norma penale che punisce chi si riunisce in luoghi pubblici o privati che a discrezione dell’autorità possono rappresentare un pericolo per l’incolumità pubblica o la sanità pubblica.

Si prevede arresto, custodia cautelare, intercettazioni, una chiara repressione violenta sul piano istituzionale. Obiettivo evitare dissenso e criminalizzarlo quando emerge.

Poi ecco il discorso politico di Giorgia per l’anno che verrà. Riforma della giustizia, in primo luogo, che realizzeranno, perché è il loro obiettivo di sempre, hanno i numeri, il sostegno di un pezzo rilevante della presunta opposizione, il livello più basso di consenso popolare verso la magistratura da trent’anni a questa parte, e una scarsa sensibilità sul tema giustizia come priorità di buona parte della popolazione.


È il governo delle allergie politiche ed istituzionali ai controlli: dai Tar alle soprintendenze, dai magistrati ai dirigenti della pubblica amministrazione. Vogliono mani libere. C’è tanto denaro da spendere. Sul processo penale meno intercettazioni e meno norme per contrastare corruzione e mafie. Sull’ordinamento giudiziario consolidare una magistratura sempre più conformista e burocratizzata, più vicina e gradita al potere politico.

Sulla magistratura poi metteranno mano anche alla Costituzione: discrezionalità dell’azione penale, Consiglio superiore della magistratura ancora più politicizzato, separazione del Pm dalla magistratura giudicante, controllo politico dell’azione inquirente.

E così danno la botta finale allo stato di diritto e alla tenuta democratica del nostro Paese. Poi la ciliegina sulla torta la Repubblica presidenziale tanto cara a Licio Gelli nel suo programma eversivo della P2. Un assetto piramidale e verticistico dello Stato legittimato da un voto popolare con legge elettorale incostituzionale ed antidemocratica, il Parlamento ridotto a simulacro dell’attuale centralità costituzionale, magistratura e stampa addomesticate, stato di eccezione reso permanente con poteri speciali e criminalizzazione del dissenso sociale e popolare.


A me non interessa tanto discutere se sono fascisti, so però che stanno lavorando ad un progetto di destra estrema, piduista, peronista, eversivo, contro il popolo, antimeridionale, che consoliderà mafie e corruzione.

Non è poco per decidere presto che fare. Per chi non vuole essere indifferente o complice. Affidare la resistenza costituzionale solo ad una debole e poco credibile opposizione parlamentare, oppure fare del 2023 l’anno della costruzione dell’opposizione sociale, dell’opposizione politica extraparlamentare, della mobilitazione popolare e della lotta per i diritti e per l’attuazione della Costituzione.

Se questo non accadrà si perderà su tutta la linea.Ci sarà qualche strepito parlamentare, un Pd preso con la nuova segreteria ad evitare la corsa verso il baratro, con Conte che cercherà di massimizzare il consenso trasformandosi per l’occasione da moderato uomo di centro a politico con una postura di sinistra moderata.


Insomma la Meloni ha tracciato la linea, per ora spara un po’con la scacciacani ed un po’a salve, ma va dritta per la sua strada, al presidente Mattarella competerà un ruolo di effettivo garante della Costituzione antifascista. Non si può sempre promulgare tutto. La partita politica ed istituzionale è aperta. Manca il popolo per ora.

Se tutto rimane schiacciato in dinamiche di palazzo e mediatiche allora avremo un forte indebolimento della democrazia costituzionale, se invece si coglierà questo momento apicale di una crisi endemica della politica allora si potranno creare opportunità per una nuova stagione di lotte e di costruzione di convergenze sociali e politiche per fermare, con le armi della democrazia, il disegno eversivo in atto.