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POLITICA ESTERA   

 

07/01/2023

da Tag43

Redazione

 

Le conseguenze della guerra sugli oligarchi ucraini.

Il patron dell’acciaio Akhmetov. Il re delle tv Kolomoisky. E quello dei tubi Pinchuk. Senza parlare dell’ex presidente Poroshenko. Così l’invasione russa ha sbriciolato fortune economiche e sfere di influenza degli oligarchi ucraini, già finiti nel mirino di Zelensky.

 

Ci sono anche gli oligarchi ucraini tra le vittime collaterali della guerra scatenata dalla Russia, un pugno di miliardari che per decenni ha controllato la ricchezza e la politica del Paese. L’invasione di Mosca non ha solo sbriciolato intere fortune ma ha anche cancellato una fitta rete di influenze e clientele. Basta pensare all’impero metallurgico di Rinat Akhmetov Mariupol, con l’Azovstal diventata tristemente nota per l’assedio delle truppe di Mosca e la resistenza del battaglione Azov. Gli impianti ora sono in rovina, i terreni agricoli seminati di mine antiuomo e le industrie sono ferme a causa dei continui blackout e dello stop delle esportazioni.

 

La guerra anti-corruzione di Zelensky

A dire il vero l’aria per i paperoni ucraini era cambiata con l’arrivo al potere di Zelensky che da subito aveva dichiarato guerra al sistema oligarchico e alla corruzione, prendendo di mira l’avversario politico Petro Poroshenko, a capo del Paese dal 2014 al 2019. L'”operazione speciale” ha poi fatto il resto. Zelensky, almeno per ora, non dipende più del sostegno politico e finanziario dei super ricchi, e la resistenza all’aggressore ha reso gli ucraini ancora più allergici alla sudditanza nei confronti di chi per decenni è stato padrone del Paese. Meduza ha fotografato le fortune dei quattro uomini più ricchi di Ucraina, più il filo-russo consegnato a Mosca Medvedchuk, dopo lo scoppio della guerra.

 

Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco dell’Ucraina

L’uomo più ricco dell’Ucraina sta pagando un prezzo altissimo per l’invasione russa. La spina dorsale del suo impero dell’acciaio, il gruppo Metinvest, ha perso due dei suoi principali stabilimenti nel sud del Paese: le acciaierie di Azovstal e le acciaierie di Ilyich rase al suolo nell’attacco a Mariupol. Tanto che a giugno Akhmetov ha intentato una causa contro Mosca presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Dall’inizio della guerra, i suoi altri beni, tra cui centrali elettriche, banche, fattorie, impianti minerari e di trasformazione sono stati danneggiati o sequestrati dalle forze russe. Tramite le sue società Akhmetov, che non ha mai lasciato l’Ucraina, ha raccolto fondi per sostenere lo sforzo bellico di Kyiv: oltre 100 milioni di dollari sono stati donati per acquistare giubbotti antiproiettile, elmetti, materiali per trincee, veicoli militari, kit alimentari e medicinali per i civili. Secondo l’edizione ucraina di Forbes, la fortuna di Akhmetov è passata in un anno da quasi 14 miliardi a 4,3 miliardi di dollari. Nonostante questo è ancora l’uomo più ricco del Paese. Anche Akhmetov era finito nel mirino di Zelensky. Il presidente nel 2021 lo aveva accusato di aver tentato di organizzare un golpe, accuse che l’oligarca ha sempre rispedito al mittente.

Viktor Pinchuk, re dei tubi

Dal 24 febbraio 2022, Viktor Pinchuk è stato in prima linea nel chiedere all’Occidente maggiori aiuti militari per l’Ucraina, arrivando a criticare la Germania per il suo attendismo. Secondo quanto dichiarato dalla sua fondazione, l’oligarca ha speso più di 45 milioni di dollari per sostenere l’esercito e i civili ucraini. Nelle prime settimane di guerra, quando le truppe russe si stavano avvicinando a Kyiv, la sua villa alla periferia della Capitale ha ospitato medici e paramedici.  Pinchuk, produttore di tubi e ruote ferroviarie Interpipe, è stato colpito meno rispetto ad altri oligarchi. «La situazione finanziaria della holding è peggiorata, ma non si può dire che sia un disastro», ha dichiarato Alexander Paraschiy, responsabile della ricerca presso la società di consulenza ucraina Concorde Capital. La sua ricchezza è scesa da 2,6 miliardi a 2 miliardi di dollari, sempre secondo Forbes.

Petro Poroshenko, l’ex presidente

 

Prima dell’invasione, Poroshenko stava combattendo per difendersi dalle accuse di alto tradimento e favoreggiamento del terrorismo. Secondo i pubblici ministeri, avrebbe fatto affari nelle aree controllate dai ribelli della regione del Donbass. Alcuni dei suoi beni sono stati sequestrati da un tribunale di Kyiv. Con l’inizio della guerra, i canali televisivi controllati da Poroshenko hanno attenuato le loro critiche a Zelensky. L’ex presidente ha indossato la divisa e organizzato gruppi di volontari. Mentre le sue società hanno donato 46 milioni di dollari alle forze armate consegnando veicoli blindati acquistati in Italia e in Gran Bretagna, pickup a quattro ruote motrici, giubbotti antiproiettile, caschi, carburante. La sua fortuna è scesa da 1,6 miliardi a 700 milioni di dollari.

Igor Kolomoisky, il signore delle tv

Igor Kolomoisky, con il suo impero televisivo, è stato uno dei primi sostenitori di Zelensky durante la campagna presidenziale del 2019. Tuttavia, gli stretti legami con il nuovo leader non lo hanno salvato da beghe giudiziarie. A gennaio, il dipartimento di Giustizia Usa ha accusato Kolomoisky e un socio di aver riciclato fondi negli Stati Uniti. Non solo. Sette anni fa la sua Privatbank fu sequestrata dopo che le autorità di regolamentazione ucraine avevano scoperto un buco da 5 miliardi. Kolomoisky sta tuttora cercando di sbloccare la situazione. Anche lui è caduto nel mirino dell’ex pupillo Zelensky. Il presidente ha ordinato di togliere a Kolomoisky la cittadinanza ucraina visto che l’oligarca possiede passaporti israeliani e ciprioti. Una misura contro la quale Kolomoisky sta ancora combattendo. Non è tutto: a novembre, il governo ucraino ha assunto il controllo della principale compagnia energetica della nazione Ukrnafta, parzialmente in mano a Kolomoisky.

La parabola del filo-russo Viktor Medvedchuk

 

Sicuramente l’oligarca che ha pagato il prezzo più alto è stato Viktor Medvedchuk. Il potente politico filo russo, si mormora padrino della figlia di Vladimir Putin, aveva un patrimonio stimato intorno ai 620 milioni di dollari. Prima dell’invasione era stato arrestato con l’accusa di alto tradimento per aver collaborato con Mosca nell’estrazione illegale di gas dal Mar Nero e per acquistare carbone dal Donbass. Medvedchuk, fuggito dai domiciliari, è stato catturato mentre travestito da militare volontario cercava di lasciare il Paese. Lo scorso settembre è stato scambiato con prigionieri ucraini detenuti in Russia e al momento nessuno sa dove si trovi. Intanto la Croazia ha sequestrato il suo Royal Romance, superyacht da 200 milioni di dollari, che sarà messo all’asta per sostenere le forze ucraine.