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1500 SOLDATI ITALIANI NELL'EUROPA DELL'EST, FRONTE RUSSIA, QUASI DI NASCOSTO

POLITICA ESTERA - UCRAINA

 

11/01/2023

Da Remo Contro

 

1500 soldati italiani nell’Europa dell’Est, fronte Russia, quasi di nascosto

In meno di un anno è aumentato di cinque volte il numero dei militari italiani schierati in Europa orientale vicini alle frontiere con Ucraina, Russia e Bielorussia. Sui 7.000 effettivi impiegati attualmente in missioni internazionali, quasi 1.500 con targa Nato, impegnati nel ‘contenimento delle forze armate russe’, testuale. Nelle Repubbliche baltiche, in Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria, in grandi installazioni terrestri, aeree e navali.
Tutto ufficiale e formalmente noto, ma spezzettato in brandelli di missioni spesso indecifrabili, dati mai aggregati, forse non a caso.

Ucraina e corsa al riarmo

«A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 il processo di riarmo e militarizzazione dell’Europa orientale è pericolosamente dilagato e ancora oggi appare inarrestabile», la denuncia di ‘Pagine Esteri’ che non fa certo sconti a Mosca, ma neppure sul fronte opposto. «E l’Italia c’è con le sue truppe d’élite, le brigate di pronto intervento, gli obici, i carri armati e i cacciabombardieri», scrive Antonio Mazzeo, critico ma rigoroso.

Lettonia, Ungheria, Bulgaria e Romania

A inizio 2023 miliari italiani in Lettonia, Ungheria, Bulgaria e Romania. Truppe che ci descrivono in ‘stato d’allerta’ con addestramento ‘in condizioni estreme’ ad ogni possibile scenario di conflitto con il Cremlino. «Dai combattimenti casa per casa, vicolo per vicolo, piazza per piazza, agli sfondamenti nell’infinito bassopiano sarmatico, finanche all’impiego di armi atomiche, chimiche e batteriologiche e alla ‘sopravvivenza’ al tragico inverno nucleare».

Esagerato Mazzeo? Ma le sue fonti sono tutte ufficiali. Basterebbe andarle e carcere e volerle leggere. Con i ‘Grandi media’ un po’ distratti, o svogliati. Fonte alternativa, ‘Analisi Difesa’, e tutti dati confermati. Salvo una sempre possibile lettura diversa degli stessi fatti.

Quali soldati, dove e cosa

Componente terrestre, la più numerosa, oggi è presente in Lettonia, Ungheria e Bulgaria, inquadrata all’interno delle forze di intervento rapido della NATO, i cosiddetti ‘battlegroup’, gruppi di battaglia. «Una misura di natura difensiva, proporzionata e pienamente in linea con l’impegno internazionale della NATO che intende rafforzare il principio di deterrenza dell’Alleanza», mette le mani avanti lo Stato Maggiore difesa.
Più realista ed esplicita la versione del Comando generale della NATO. «Questi battlegroup sono multinazionali e pronti al combattimento e dimostrano la forza del legame transatlantico». «I battlegroup sono parte del più grande rinforzo della difesa collettiva della NATO da una generazione a questa parte».

Dal Baltico al Mar Nero

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina la NATO ha rafforzato la propria presenza in Europa orientale dispiegando migliaia di truppe supplementari e istituendo in tempi rapidissimi altri quattro nuovi gruppi tattici multinazionali in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia. «Oggi gli otto gruppi tattici si estendono lungo tutto il fianco orientale della NATO, dal Mar Baltico a nord al Mar Nero a sud», spiega lo Stato Maggiore italiano. «‘40.000 truppe’, mezzi aerei e navali sotto il diretto comando della NATO, e altre centinaia di migliaia di truppe provenienti dai ‘dispiegamenti nazionali’ degli Alleati».

«Rafforzamento delle difese avanzate, potenziamento dei gruppi tattici nella parte orientale dell’Alleanza fino al livello di brigata, la trasformazione della Forza di risposta della NATO e l’aumento del numero di forze ad alta prontezza a ben oltre 300.000 unità».

Operazione eFP Baltic Guardian, italiani baltici

Dunque, l’esercito opera da quasi un biennio nel battlegroup schierato in Lettonia. Ma mai da solo, come spiega anche Analisi Difesa. Attualmente 250 bersaglieri della brigata Garibaldi, più artiglieria contro-aerea, reggimento carri, eccetera eccetera. Piccoli eserciti con tutte le specialità e i diversi mezzi militari necessari. 139 tra veicoli da combattimento ‘Dardo’, carri armati ‘Ariete’ e blindo ‘Centauro’. Prima di loro gli alpini. E poi i parà. Insomma, tutto l’esercito operativo italiano a terra.

Fianco Est della Nato, aviazione e marina

Dunque, sul Fianco Est oltre 1.250 militari italiani in Lettonia, Ungheria e in Bulgaria. In Romania una Task Force dell’Aeronautica è impegnata con i velivoli EF-2000 “Typhoon” nella sorveglianza degli spazi aerei alleati. Da maggio a luglio una task force di F-35 italiani aveva assicurato la sorveglianza e la difesa dei cieli dell’Islanda.
E con la Marina, abituali operazioni miste tra navi e sommergibili, col supporto di unità della Brigata Marina San Marco, incursori e palombari, elicotteri dell’Aviazione Navale e aerei da pattugliamento marittimo dell’Aeronautica Militare che imbarcano equipaggi misti Marina e Aeronautica.
A vigilare sulla flotta russa molto attiva nel Mediterraneo tra Mar Nero e i suoi porti siriani, i ‘Gruppi portaerei’. Recente schieramento NATO: (Truman, Bush) e Francia (Charles de Gaulle) e la nostra Cavour con 3 F35-B a bordo.

Parlamento il giorno dopo l’invasione dell’Ucraina

Il 25 febbraio 2022 in parlamento, l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi. «Le forze italiane che prevediamo essere impiegate dalla Nato sono costituite da unità già schierate in zona di operazioni – circa 240 uomini attualmente schierati in Lettonia, insieme a forze navali, e a velivoli in Romania, e da altre che saranno attivate su richiesta del Comando Alleato».
«Per queste, siamo pronti a contribuire con circa 1.400 uomini e donne dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e con ulteriori 2.000 militari disponibili. Le forze saranno impiegate nell’area di responsabilità della Nato e non c’è nessuna autorizzazione implicita dell’attraversamento dei confini».

Solo area NATO e nessuna missione in zona di guerra, fu l’impegno scontato, sempre utile da ribadire.