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NO ALLA RIFORMA DELLE PENSIONI, LA FRANCIA SI FERMA

POLITICA ESTERA 

 

19/01/2023

 

Sciopero generale contro la manovra sulla previdenza voluta da Macron. I sindacati uniti: “Una legge brutale”

 

Treni, aerei e metropolitane fermi. Scuole chiuse. Oggi, 19 gennaio, la Francia si ferma per lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni annunciata dal governo la settimana scorsa. Lo stop riguarda tutti i settori, si annuncia partecipatissimo e troverà voce in manifestazioni in tutto il Paese, la principale a Parigi nel primo pomeriggio. La protesta è stata indetta unitariamente dalle maggiori sigle di rappresentanza: Cgt, Cfdt, Force Ouvrière, Cfe-Cgc, Unsa, Solidaires, Cftc, Fsu. Ma è solo l’inizio di una mobilitazione che potrebbe durare a lungo, visto che il governo non sembra voler fare marcia indietro. 

Le misure

Il provvedimento presentato dalla premier Elisabeth Borne innalza l’età pensionabile da 62 a 64 anni dal 2030. Gli anni minimi di contribuzione per ricevere l’intero assegno aumenteranno a 43 a partire dal 2027. Alcune categorie svantaggiate, tra cui i disabili, non sono toccate dalle modifiche: per loro la soglia resterà di 62 anni. Nel pubblico impiego, le categorie impiegate in lavori usuranti (infermieri, vigili del fuoco, forze dell’ordine) potranno andare in pensione a 54 oppure a 59 anni (contro i 52 e 57 attuali). Chi ha iniziato a lavorare prima dei 16 anni potrà andare in pensione a 58 anni, chi ha iniziato tra i 16 e i 18 potrà andarci a partire dai 60 anni, e i lavoratori che hanno cominciato tra i 18 e i 20 anni potranno ritirarsi dai 62 anni in poi. La maggior parte dei regimi previdenziali speciali sarà abolita. Le pensioni minime saranno portate a 1.200 euro. Una misura - fanno però notare i sindacati - già prevista nel diritto francese dalla riforma delle pensioni del 2003, però mai applicata.

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri il prossimo 23 gennaio, il testo passerà al vaglio del Parlamento dal 6 febbraio. Il governo punta a farlo entrare in vigore dall'estate. Ma Renaissance (il partito di Macron) non avendo la maggioranza necessaria dovrà appoggiarsi alla destra dei Républicains, mentre l'alleanza delle sinistre Nupes promette battaglia e sostiene la protesta dei sindacati. Il ministro dell'Economia Bruno Le Maire ha spiegato che la riforma permetterà di far risparmiare al sistema pensionistico 17,7 miliardi di euro nel 2030. 


"Una riforma brutale"

Risparmio per il sistema ma certo non per i lavoratori, sostengono i sindacati, che già nel 2019 erano riusciti a bloccare il pacchetto previdenziale e adesso tornano a mobilitarsi contro una riforma che “colpirà frontalmente l'insieme dei lavoratori - si legge in un documento unitario -, in particolare quelli che hanno iniziato a lavorare presto, i più precari, la cui speranza di vita è inferiore al resto della popolazione, e coloro la cui gravosità del lavoro non è riconosciuta”. Un provvedimento, proseguono le centrali sindacali francesi, che “aggraverà la precarietà e rafforzerà le disparità di genere” e che viene deliberato nonostante il sistema pensionistico a ripartizione, coi vari regimi pensionistici speciali che il governo intende abolire, non sia in pericolo: “Nulla giustifica una riforma così brutale”. 

“Abbiamo partecipato alla concertazione, abbiamo fatto delle proposte, abbiamo illustrato i nostri punti di vista per quanto riguarda i lavori usuranti e non hanno cambiato nulla”, ha detto il segretario generale della Cgt, Philippe Martinez, ai microfoni di Bfm. Per il segretario generale della Cfdt, Laurent Berger, si tratta "di una delle riforme peggiori di questi ultimi 30 anni". 

 

Foto: Avalon/Sintesi

 

Manifestazioni in tutta la Francia

“L'unica richiesta di questa azione intersindacale, condivisa dall'insieme delle organizzazioni francesi, è l'abbandono della riforma delle pensioni presentata dal governo. Organizziamo scioperi e manifestazioni in tutta la Francia e in particolare nelle grande città”, spiega Branislav Rugani, segretario confederale di Force Ouvrière. La riforma, peraltro, è drasticamente respinta dalla maggioranza dei francesi: il 59% è contrario e il 60% si dice pronto a sostenere la mobilitazione indetta dai sindacati. Lo rivela un sondaggio pubblicato dall'emittente Bfm: quasi tutte le categorie socio-demografiche e professionali, in particolare i lavoratori (76%) e gli impiegati (67%), si dicono contrarie.

Perché il governo ci vuole riprovare?

Per Force Ouvrière “questa riforma è un'ennesima offensiva del governo contro l'attuale sistema pensionistico francese dopo il fallimento del progetto del 2019, a seguito dell'ampia mobilitazione di diverse organizzazioni sindacali francesi”. Dopo la “pausa” della pandemia, il presidente Macron e i suoi governi hanno ripreso a “invocare una futura riforma delle pensioni nel quadro del semestre europeo - ricostruisce Fo - e l'applicazione del Fondo per la ripresa e la resilienza (Frr, l’equivalente del nostro Pnrr, ndr) in particolare dal punto di vista del bilancio, a scapito dell'approccio basato sui diritti e sulla dignità previsto nel Pilastro europeo dei diritti sociali”.

Un regime unico per tutti

Il nuovo pacchetto previdenziale rilancia, anche se con più timidezza rispetto al 2019, una riforma complessiva che - come ricostruisce sempre la Fo in un approfondimento - prevede “la fusione dei 42 regimi esistenti (il primo e il secondo pilastro delle pensioni e i regimi speciali) in un regime unico che copra tutti coloro che lavorano in Francia, i lavoratori del settore pubblico e privato, i dipendenti pubblici, i lavoratori indipendenti, i liberi professionisti, gli agricoltori. Il regime unico previsto si baserà su un sistema a punti che abrogherà i sistemi pensionistici a ripartizione”. 

Il trattamento unico cancellerebbe le agevolazioni di molte categorie, tra cui ad esempio i lavoratori della Ratp (il sistema dei trasporti di Parigi), alzando la loro età pensionabile, oltre a cambiare il modo in cui gli assegni sono calcolati: il governo punta infatti a introdurre un sistema basato sugli effettivi contributi versati, mentre alcuni regimi vigenti permettono di calcolare la pensione sulla base degli anni di contribuzione in cui hanno versato di più.

La golden rule che preoccupa il sindacato

Il nuovo sistema stabilisce, come si è detto, un'età di pensionamento di "equilibrio" per una pensione completa a 64 anni. La riforma prevede anche una "golden rule" che impone la ricalibrazione del sistema pensionistico ogni 5 anni, all'interno della legge finanziaria sulla sicurezza sociale.

Tutto il potere al governo

Questo nuovo sistema "universale", osserva la Fo, “sarebbe interamente nelle mani dei governi attuali e futuri, con la soppressione del secondo pilastro in gestione congiunta attraverso la contrattazione collettiva delle parti sociali francesi, che coprirebbe 13 milioni di pensionati”. In questo modo il governo francese "sarebbe libero di proporre qualsiasi nuova riforma sulla sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico". Per la Fo “questo sistema pensionistico ‘più semplice ed equo’ porterebbe in realtà a un'ulteriore incertezza per i lavoratori e i pensionati, poiché il livello delle pensioni e l'età pensionabile potrebbero facilmente cambiare nel tempo con il pretesto della sostenibilità finanziaria”.

 

Acerbo (Prc-UP): sciopero in Francia esempio per l’Italia

Pubblicato il 19 gen 2023

Dovrebbe essere la prima notizia sulle prime pagine dei giornali e l’apertura dei tg. In Francia un milione di lavoratrici e lavoratori oggi è sceso in piazza con 200 manifestazioni per lo sciopero contro la riforma delle pensioni di Macron che già l’ha dovuta ritirare due anni fa.
Dalla Francia arriva di nuovo la dimostrazione che si può dire no alle controriforme neoliberiste.
Con i sindacati sono schierati i nostri compagni dei partiti della Nupes che hanno mandato la destra al terzo posto alle legislative. I francesi insorgono contro il tentativo di alzare a 64 anni l’età pensionabile e già si prepara il referendum se la riforma non sarà ritirata.
I sindacati francesi, come noi di Rifondazione Comunista e Unione Popolare, rivendicano il diritto di andare in pensione a 60 anni e difendono il sistema retributivo che a noi è stato rubato dalle riforme di centrosinistra e centrodestra. Nella piattaforma della CGT salario minimo di 15 euro l’ora e riduzione a 32 ore settimanali dell’orario di lavoro.
Le lotte francesi sono un esempio che va seguito in Italia qualunque sia il governo in carica.