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UCRAINA , IL GOVERNO TRA TANGENTI E FAIDE INTERNE

POLITICA ESTERA  UCRAINA

 

da tag43

Stefano Grazioli

 

Nel mezzo della guerra, l’Ucraina è costretta a fare i conti con il vecchio problema della corruzione. La tangente da 400 mila dollari intascata dal viceministro alle Infrastrutture, lo scandalo dei costi gonfiati dei rifornimenti alimentari all’esercito a cui si aggiungono le faide interne all’esecutivo mostrano che poco o nulla in questi 30 anni è cambiato.

 

Nel bel mezzo della guerra mancavano solo gli scandali interni per destabilizzare il governo ucraino del premier Denis Shmyhal, esecutivo monocolore di Servitore del popolo, il partito del presidente Volodymyr Zelensky. A finire nell’occhio del ciclone qualche giorno fa il ministero delle Infrastrutture, con il viceministro Vasyl Lozynskiy, accusato di aver preso una tangente di 400 mila dollari: un appalto truccato per un acquisto di generatori, dopo che il sistema energetico nazionale era stato messo in larga parte fuori uso dagli attacchi mirati russi. Lozynskiy è stato licenziato in tronco dopo una sessione straordinaria del consiglio dei ministri, mentre il premier Shmyhal ha ribadito la linea della tolleranza zero nei confronti della corruzione. Zelensky ha rincarato la dose, affermando che non ci sarà nessun ritorno al passato, vale a dire all’Ucraina corrotta fino al midollo, quella dei piccoli e grandi furbetti e degli oligarchi, i veri burattinai a tirare le fila del Paese.

Nel 2021 l’Ucraina era alla posizione 122 su 180 nella classifica di Transparency International 

La realtà è però che l’Ucraina rimane davvero il Paese più corrotto d’Europa e nella classifica di Transparency International è alla posizione 122 su 180, davanti sì alla Russia, ma dietro a Moldova e Bielorussia. Non solo. Da quando è stato eletto Zelensky sono state persino perse un paio di posizioni. La guerra scatenata da Mosca c’entra poco, visto che i dati sono quelli del 2021. La corruzione rimane quindi nel Dna del sistema pubblico e privato ucraino, incancrenito da 30 anni di oligarchia. Se Victor Yanukovich, il presidente cleptocrate diventato simbolo dei vizi di Kyiv, è stato destituito con la rivoluzione del 2014, gli altri hanno fatto poco meglio, a partire dal suo successore Petro Poroshenko, oligarca del cioccolato, arrivato a essere accusato di alto tradimento proprio da Zelensky per  affari poco puliti con i filorussi nel Donbass. La guerra poi li ha messi d’accordo, anche se la pentola sta di nuovo bollendo.

Lo scandalo del ministero della Difesa: forniture alimentari per l’esercito a costi fuori mercato

Un esempio è l’altro scandalo di questi giorni che ha coinvolto il ministero della Difesa e il suo titolare Olexey Reznikov, che ha dovuto smentire di aver acquistato forniture alimentari per l’esercito a prezzi fuori mercato, oltre 380 mila dollari in razioni a costi sovrastimati. Per dare un’idea un uovo sarebbe stato pagato come tre. Per ora comunque nulla di penale, ma la bufera politica rimane, soprattutto perché gli affari sporchi, o presunti tali, alla Difesa e alle Infrastrutture coinvolgono appunto due di quei ministeri che ricevono e riceveranno maggiori finanziamenti dall’estero: il primo per la guerra in corso, il secondo per la ricostruzione. Ennesimo campanello d’allarme per i Pantaloni occidentali che sui vari fronti temono che gli aiuti prendano vie oscure. In verità nulla di nuovo, dato che anche negli scorsi decenni i sussidi all’Ucraina per sostenere economia e riforme, concessi da Fondo Monetario internazionale, Stati Uniti o Unione Europea, sono stati spesso congelati proprio perché le garanzie offerte da Kyiv erano scarse.

Le faide interne all’esecutivo

Chiaramente in tempo di guerra la corruzione è un problema secondario, il punto però è che non è solo un sintomo di una malattia cronica, ma anche la cornice in cui si combattono le battaglie politiche, oggi come ieri: Yanukovich aveva sbattuto in galera la principessa del gas ed ex premier Yulia Tymoshenko, Poroshenko aveva messo sotto pressione gli oligarchi filorussi, messi poi al bando da Zelensky che ha tentato a sua volta di regolare i conti con il suo predecessore fino all’inizio del conflitto. Ora, nel semi-stallo militare invernale al fronte, riemergono le faide interne camuffate spesso da giustizia selettiva. Ne ha fatto cenno anche Olexey Arestovich, fino a un paio di settimane fa fedelissimo consigliere del presidente, silurato poi per aver detto che il missile russo finito su un palazzo di Dnipro era stato deviato dalla contraerea ucraina. Costretto a gettare la spugna, finito sulla lista di proscrizione del sito ultranazionalista Myrotvorets, si è scatenato contro Zelensky dicendo in sostanza non solo che l’Ucraina sta perdendo la guerra e che non potrà comunque vincerla, ma che nei palazzi di Kyiv è ormai scesa la notte dei lunghi coltelli.