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ALITALIA, I SINDACATI INSISTONO: "VOGLIAMO UN PIANO CREDIBILE"

Riccardo Chiari
da il Manifesto
27.04.2017
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Trasporto aereo. Dai confederali ai sindacati di base, la richiesta di un nuovo progetto industriale con un intervento pubblico, per dare certezze ai lavoratori e un futuro, regolamentato, per l'intero settore.
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Non c’è alcuna reazione alla proposta della Cgil su Alitalia (“Bisogna ripartire da un piano industriale credibile, sostenuto anche dalle banche e dal governo, con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti”).
Il ministro Calenda, onnipresente sulle tv, si limita a dire: “L’unica cosa sarà avere un prestito ponte dallo Stato, intorno ai tre/quattrocento milioni, per assicurare sei mesi di gestione”. Soldi già in cantiere, visto che ci sono i 300 milioni di Invitalia dati dal governo come garanzia – alle banche – per il non-piano industriale affossato dai diretti interessati, i lavoratori. Intanto però le stesse tv sono costrette ad ascoltare qualche sindacalista. E, in video, la sempre prudentissima Cisl con Annamaria Furlan avverte che sia lo “spezzatino” che la liquidazione della compagnia sarebbero scelte disastrose.
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Entra nel merito il sindacato di base Usb, che invia una lettera al governo chiedendo di riaprire il negoziato. “C’è la dichiarata necessità di un diverso piano industriale, che si sviluppi anche attraverso un intervento del governo nella gestione e nel capitale di Alitalia, sino alla nazionalizzazione, in una riforma complessiva del settore che definisca regole uguali per tutti i vettori, comprese le low cost”.
Usb poi segnala un dato di fatto: “Uno dei soci più importanti di Confindustria, Benetton, ‘padrone’ degli aeroporti romani, attraverso le sue entrature istituzionali sta facendo notare che la stragrande maggioranza del traffico aereo su Fiumicino dipende dai voli Alitalia”.
Infine Usb ricorda: “Quanto affermato dall’azienda, per cui l’operatività dei voli Alitalia non subirà modifiche, resta soltanto un’ipotesi, legata agli sviluppi della vertenza”. Ecco così che arriva la “profonda preoccupazione” di Astoi Confindustria Viaggi (90% dei tour operator). Quella di Federalberghi, con Bernabò Bocca che a sua volta avverte: “Se Alitalia fosse comprata da Lufthansa oppure da British, l’hub principale diventerebbe Francoforte o Londra, e Alitalia diventerebbe una compagnia regionale. Non ce lo possiamo permettere”.
E Giorgio Palmucci di Confindustria Alberghi: “E’ una situazione di gravissima incertezza, che arriva proprio alla vigilia dell’estate”.
L’altro sindacato di base Cub segnala che i comuni di Fiumicino e Roma, e la stessa Regione Lazio, hanno chiesto soluzioni alternative.
Al riguardo Nicola Zingaretti è esplicito: “Basta scaricare su lavoratori le scelte di manager incapaci. Il governo percorra tutte le strade possibili”. Ma nessuno vuol parlare apertamente di un piano industriale che dia certezze ai lavoratori e un futuro al settore del trasporto aereo.
“Eppure – ricorda Maurizio Acerbo di Rifondazione – ci sono costati tantissimo i danni fatti dai finti salvatori privati. E ora si annuncia lo ‘spezzatino’, per sancire la fine definitiva di Alitalia. Meglio nazionalizzare, lasciando perdere gli editoriali di Alesina e Giavazzi, perché a forza di dare retta a quelli come loro questo paese sta andando a picco”.