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15 APRILE: FLORAMIATA ALL'ASTA !

Si terrà il prossimo 15 aprile l'asta per la vendita di Floramiata dichiarata fallita, sono queste le novità emerse dal punto di vista procedurale. Ma è la situazione dei lavoratori che sta particolarmente a cuore. Con il 31 marzo scade la cassa in deroga ai lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo. Per quella data la risoluzione ai problemi societari di Floramiata non potrà esserci, occorre pensare a come sostenere i lavoratori, e i lavoratori stagionali molti dei quali monoreddito. Il Job act di Renzi è disastroso,oltre a ridurre gli ammortizzatori sociali, accorcia la cassa in deroga a soli tre mesi, penalizzante per i lavoratori che dopo tale periodo diventerebbero disoccupati. Proprio per la mancanza di ammortizzatori sociali e di imprenditori disposti ad investire, il governo non si rende conto che alla fine del 2016 avremo un'Italia di disoccupati senza reddito. Su Floramiata, la Regione si è impegnata a verificare la possibilità di far ricorso a contratti di solidarietà di tipo B, ma ha anche ventilato l'ipotesi di un part time verticale tra gli oltre 130 lavoratori, così da dividere i sacrifici in attesa di un esito positivo della procedura di vendita. La situazione di Floramiata ha anche dell'incredibile: un'azienda privata che ha mantenuto vantaggi che farebbero l'invidia di qualsiasi imprenditore e invece si trova nella realtà che sappiamo. Da 11 anni di proprietà della famiglia Montanari, Floramiata ha goduto da sempre di importanti sgravi fiscali, ha il grande vantaggio di utilizzare la geotermia per il riscaldamento degli impianti per la floricultura , usufruendo di un notevole sconto sul costo calore. Tali vantaggi non hanno impedito alla gestione attuale (privata) di accumulare negli anni un debito ragguardevole di circa 20 milioni di euro, così come non ha mai impedito un uso della cassa integrazione esagerato per i dipendenti a tempo indeterminato; discorso che non vale per gli avventizi, i quali, circa ottanta, furono in pratica messi alla porta nel 2012. Ma centrare la colpa su un unico soggetto è limitativo: la storia di questa azienda inizia negli seconda parte degli anni '70 dalla chiusura delle miniere di mercurio gestite dall'Egam (un ente pubblico minerario), con la conseguente perdita del lavoro per 1100 lavoratori. Il progetto Floramiata nasce nel 1982 sponsorizzato Eni, nasce sul modello della grande impresa a partecipazione statale, negli anni novanta Eni cede l'attività ad un gruppo privato ma sempre affiancato da soci pubblici minori, e da ultimo il ciclo si chiude con la gestione Montanari. La storia è lunga come si può vedere: Floramiata ha in pratica compiuto tutta quella parabola industriale italiana che va dal dopo crisi petrolifera iniziata nel 1973 fino ai giorni nostri, con il fallimento e l'asta del 15 aprile prossimo. Questa parabola ci deve far riflettere, Floramiata è la sintesi locale del ciclo politico industriale italiano: la crisi petrolifera anni '70, porta profonde ristrutturazioni del sistema produttivo, con chiusure e licenziamenti; l'intervento pubblico degli anni 70 e 80 mitiga le conseguenze del la ristrutturazione di molte imprese in Italia in crisi, addirittura facendo pensare all'Italia come ad un paese dominato da un "capitalismo di Stato" (da sottolineare, comunque, che dalla crisi petrolifera del 73 non ci siamo più ripresi, e la crisi iniziata nel 2007 è un effetto più amplificato delle precedenti crisi, degli anni '80 e '90, avviate anch'esse dall'originaria, appunto la crisi petrolifera del '73). La risposta che il capitalismo di allora, pubblico e privato, diede per affrontare e uscire da quella crisi è la stessa che si è prolungata fino ai giorni nostri, che continua negli anni a ripetersi. La risposta del capitale e del padronato, che come logica del profitto vuole si rivolge e si ripercuote sulle grandi masse lavoratrici attraverso il ricatto del lavoro che manca, è andata a delinearsi sempre meglio dalla fine anni 80 inizio degli anni 90, attraverso privatizzazioni, svendita di beni pubblici, taglio di posti di lavoro, di fabbriche, di tagli sempre più ampi ai salari, fino alla precarizzazione totale: questo accanimento terapeutico serve solo a mantenere il saggio di profitto all'interno di un modello economico sempre più impazzito e accelerato che non fa altro che ripetersi fino all'implosione. In pratica, la crisi petrolifera degli anni '70 inverte la crescita sociale e dei diritti sociali, dal dopoguerra in poi sempre in salita per le classi meno abbienti. Se esiste un minimo comune denominatore che collega i vari passaggi di Floramiata e la cultura industriale pubblica o privata, locale e nazionale che sia: è la mal gestione.
ALDO DI BENEDETTO