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AUMENTA L'OCCUPAZIONE , MA SONO CONTRATTI A TERMINE

Antonio Sciotto
da Il Manifesto
01.09.2017

Istat. I numeri tornano ai livelli pre crisi, ma non per i più giovani e per le lavoratrici. Renzi gongola: «Un milione di posti in più grazie al Jobs Act». Molto critiche le opposizioni e la Cgil

«Un milione di posti di lavoro in più»: a portarli non è stato Silvio Berlusconi, ma – secondo il segretario del Pd Matteo Renzi – sarebbero un regalo del Jobs Act. Il tweet entusiastico dell’ex premier arriva pochi minuti dopo la pubblicazione dei dati Istat di ieri, che però a una analisti attenta risultano decisamente in chiaroscuro. Gli occupati tornano a sfondare quota 23 milioni, è vero – soglia psicologica insuperata dal 2008, prima della crisi – ma dall’altro lato sale il tasso di disoccupazione generale, come quello giovanile, e a restare al palo sono soprattutto le donne e i più giovani, mentre la crescita maggiore dei posti si è avuta tra i contratti precari.

ECCO, NEL DETTAGLIO, le cifre diffuse dall’Istituto di statistica: occupati totali 23,063 milioni (a ottobre 2008 erano 23,081 milioni), la crescita a luglio pari a 0,3% sul mese (+59 mila unità) e dell’1,3% sull’anno (+294 mila). Sempre a luglio scende il tasso di inattività al 34,4% (-0,3%) toccando il minimo storico. Cresce però la disoccupazione giovanile al 35,5% (+0,3 punti da giugno) e sale il tasso generale di disoccupazione all’11,3% con +0,2 punti percentuali da giugno.

La crescita congiunturale dell’occupazione, spiega l’Istat, «interessa tutte le classi di età a eccezione dei 35-49enni ed è interamente dovuta alla componente maschile, mentre per le donne, dopo l’incremento del mese precedente, si registra un calo». L’aumento della disoccupazione, dall’altro lato, «è attribuibile esclusivamente alla componente femminile e interessa tutte le classi di età, mentre si registra una stabilità tra gli uomini».

SU BASE ANNUA l’incremento dell’occupazione interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+378 mila, di cui +286 mila a termine e +92 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-84 mila): come si nota, la crescita dei posti dell’ultimo anno si deve quasi esclusivamente ai contratti precari, i tre quarti del totale. A crescere sono gli occupati ultracinquantenni (+371 mila) e i 15-24enni (+47 mila), a fronte di un calo nelle classi di età centrali (-124 mila).

I dati vengono prevedibilmente esaltati dal governo e dalla maggioranza: «Dati Istat: +918mila posti lavoro da feb 2014 (inizio #millegiorni) a oggi. Il milione di posti di lavoro lo fa il #JobAct, adesso #avanti», rivendica Renzi. E gli fa eco il presidente del consiglio Paolo Gentiloni: «Gli italiani occupati – sottolinea sempre su Twitter il premier – superano 23 milioni, un record. Ancora molto da fare contro disoccupazione ma effetti positivi da #jobsact e ripresa».

OTTIMISTA ANCHE il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «C’è la ripresa, lo dicono tutti i dati, dal Pil all’occupazione, alla fiducia – spiega – Quindi si sta consolidando un quadro di ripresa che da ciclica deve diventare strutturale e il governo continua a lavorare in questo senso». Tesi che trova un appoggio a Bruxelles: il Commissario agli affari economici, il francese Pierre Moscovici ammette che «l’economia italiana è finalmente in ripresa e questo faciliterà la riduzione del debito», la cui ampiezza, avverte però, «resta il principale punto debole» delle finanze pubbliche del Paese.

«Dati confortanti, speriamo», commenta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Venezia.

MA LE OPPOSIZIONI sono molto critiche. «Dati occupazione merito del Jobs Act? L’aumento della disoccupazione giovanile sì», dichiara Laura Castelli, deputata del M5S. «La disoccupazione giovanile continua a salire – prosegue – Il precariato è aumentato, aumentando il precariato si aumenta uno stato più vicino alla povertà». E quanto al Rei, il reddito di inclusione appena varato per decreto, «trovo un po’ disgustoso che ogni volta che si avvicinano le elezioni si parli di bonus», conclude Castelli.

Bocciatura anche da Forza Italia: «Le politiche del governo Renzi-Gentiloni sono un grande spreco di denaro pubblico che rischia di minare anche la prossima legge di bilancio», dice Renato Brunetta.

CRITICO MA PIÙ cauto Mdp: «Ancora una volta dati parziali – commenta Federico Fornaro – scatenano commenti eccessivamente ottimistici. Chiediamo a Gentiloni discontinuità e un piano di investimenti nella prossima legge di bilancio».

«Saremo chiamati gufi, ma è difficile entusiasmarsi davanti ai dati diffusi da Istat e Inps – dice Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil – C’è una crescita del tasso di occupazione molto lenta, estremamente precaria, da cui i giovani sono quasi completamente esclusi a favore degli over 50. Dell’aumento di nuovi posti (+580mila nei primi 6 mesi del 2017 rispetto al 2016) la stragrande maggioranza (500mila) sono attivazioni a termine, mentre il tempo indeterminato mostra un dato negativo». «Non bonus e decontribuzioni, ma investimenti pubblici e privati così da favorire la domanda», la ricetta suggerita dalla Cgil.