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I "NO TAP" E GLI ALTRI. A LECCE LA TRE GIORNI DI "GRANDI OPERE"

Leonardo Bevilacqua
da Il Manifesto
16.09.2017

Melendugno. Fino a domenica la manifestazione organizzata dal movimento contro la pipeline. Confronto e dibattito tra i protagonisti delle campagne di «resistenza»

Si chiama «Grandi Opere» la manifestazione organizzata dal Comitato «No Tap» nel comune di Melendugno (Lecce) che si è aperta ieri e si svolgerà fino a domenica 17 settembre. Sottotitolo: «Le conseguenze socio-ambientali delle scelte energetiche». Ed è infatti di politica energetica e di democrazia che parleranno le delegazioni di una quindicina di comitati e movimenti da tutta Italia.

Ognuno di loro è protagonista di campagne di resistenza a grandi opere nel proprio territorio. L’intento dell’iniziativa è quello di chiarire all’opinione pubblica che le loro battaglie non hanno solo una rilevanza locale ma, al contrario, sono tutti tasselli di un’unica, grande questione nazionale: l’indirizzo energetico che prenderà nei prossimi decenni l’Italia, un paese che non vara un Piano Energetico Nazionale dal 1988. Il Movimento «No Tap», in particolare, ha ottenuto grande visibilità a marzo e aprile scorsi per via delle proteste contro l’eradicazione degli ulivi necessaria all’avvio dei lavori. Purtroppo, il messaggio che molti hanno recepito è che l’opposizione a Tap – il «Trans-Adriatic Pipeline», o Gasdotto Trans-Adriatico, che si snoderà dal confine greco-turco alle coste del Salento – sia “solo” una campagna ambientalista, miope rispetto alle esigenze economiche del Paese.

Invece Tap è parte di un progetto ben più ampio, il cui valore strategico – che pure hanno dichiarato sia l’Italia che la Commissione Europea – è molto discutibile: si tratta del «Corridoio Sud del Gas», un mega-gasdotto che dovrebbe trasportare il gas dai giacimenti dell’Azerbaigian all’Europa, passando per la costa del Salento. Le inchieste de L’Espresso (che ha definito Tap un «mafiodotto») e dell’organizzazione Re:Common hanno sottolineato l’inutilità, i rischi e la mancanza di trasparenza che caratterizzano questo progetto. Nel frattempo, sia il comune di Melendugno che la Regione Puglia hanno più volte ribadito la propria contrarietà a Tap. La Regione, in particolare, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato. La sentenza è attesa ad ottobre. Anche gli scontri tra i comitati di cittadini, da una parte, e Tap e le forze dell’ordine, dall’altra, sottolineano che i territori ritengono di non essere stati debitamente ascoltati.

Vicende simili accomunano ognuna delle delegazioni che prenderanno parte alla tre giorni, la maggior parte delle quali provengono dalle regioni interessate dalla «Rete Adriatica». Si tratta di un progetto presentato nel 2004 da Snam (Società Nazionale Metanodotti) e ad oggi realizzato solo in parte: un’infrastruttura che dovrebbe trasportare gas da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna), interessando così ben dieci regioni italiane, per un totale di 687 chilometri. La Rete Adriatica nel 2013 è stata inserita nella «Lista dei progetti di interesse comunitario della Commissione Europea», e ha quindi beneficiato di procedure di autorizzazione agevolate. La connessione con Tap è molto stretta: è solo attraverso l’allacciamento alla nostra rete nazionale che il gas del Corridoio Sud può essere distribuito in Europa. Solo che, mentre l’interesse comunitario è stato dichiarato per la Rete Adriatica nella sua interezza, ad essere sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale sono stati cinque progetti indipendenti, uno per ogni lotto funzionale della Rete. Tutto ciò in violazione delle normative europee, che prescrivono la valutazione complessiva delle criticità e dei rischi che strutture di questo genere possono comportare.

«Ci troviamo di fronte ad un’opera che è stata intenzionalmente scorporata ini più segmenti, con lo scopo preciso di nasconderne gli impatti complessivi», commenta Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato «No Tap». «Redigere un documento comune a tutti i movimenti di resistenza al gasdotto, dalla Puglia all’Emilia, significa dire che non stiamo affrontando solo problemi circoscritti e locali come quello dell’espianto degli ulivi, ma piuttosto una grande opera nazionale che deve essere valutata nel suo insieme».

La Rete Adriatica, poi, presenterebbe una serie di criticità, secondo il Coordinamento interregionale «No Tubo»: nella sua versione attuale attraversa diversi tratti appenninici tra i quali si trovano non solo parchi nazionali e aree protette, ma anche diverse aree sismiche che ne metterebbero a repentaglio la sicurezza. Lo scorporo di un progetto singolo in tante componenti diverse è un modus operandi che emerge anche nella vicenda Tap: l’azienda ha presentato il progetto per il micro-tunnel che dovrebbe connettere l’approdo del gasdotto alla centrale di depressurizzazione solo nel febbraio 2017, e cioè dopo aver già ottenuto l’Autorizzazione Unica. Questo «progetto dentro il progetto» è ancora in attesa di verifica di assoggettabilità a VIA, eppure i lavori sono già avviati.

Tra tanti intoppi burocratici e criticità, allora, quali interessi si nascondono dietro la costruzione di questi gasdotti? «È un progetto enorme, che coinvolge tutta Europa», sostiene Elena Gerebizza di Re:Common, «e l’obiettivo ultimo è quello di costruire una grande infrastruttura europea di trasporto e stoccaggio del gas. Il valore finanziario di questa rete ancora incompleta costituisce un’immensa risorsa per le aziende coinvolte, a prescindere dalla reale disponibilità e necessità del gas per l’economia reale. E si sta tentando di costruirla in buona parte con fondi pubblici». (Gerebizza si riferisce qui ai finanziamenti di BEI e BERS, che Tap potrebbe ricevere già a ottobre. Re:Common e 350.org hanno lanciato una petizione, che si può sottoscrivere on line, per chiedere alle banche europee di non erogare i fondi.) Ma se il progetto coinvolgerà tanti territori in Italia e in Europa, in un certo senso è proprio questo destino comune che questa tre giorni vuole sfruttare a proprio vantaggio. Ad incontrarsi e ad unire le forze a Melendugno saranno proprio tanti dei puntini attraversati dal tracciato stesso dei metanodotti: i territori. Per affermare il proprio dissenso e, soprattutto, per articolare una proposta per un futuro energetico (e politico) diverso.