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CHE FINE FARA' LA SPESA SANITARIA CON LA LEGGE DI BILANCIO 2017

28.09.2017
da Contro la Crisi
Fabrizio Salvatori


"Il ministro Lorenzin convochi un incontro, l'indisponibilità al confronto non può protrarsi in una fase così delicata per la sanità e con la legge di bilancio alle porte". È quanto dichiarano i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Rossana Dettori, Giovanna Ventura e Silvana Roseto, che hanno inviato oggi una lettera al dicastero della Salute rinnovando la richiesta di apertura di un tavolo sui temi riguardanti la sanità, sino ad ora "rimasta senza risposta".

Nel merito, si spiega nella missiva, i nodi da affrontare sono "l'applicazione e l’effettiva esigibilità dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, il relativo e adeguato finanziamento dopo anni di tagli, e l’adozione degli strumenti previsti per garantire il diritto alla salute e alle cure in tutto il territorio nazionale".
Dettori, Ventura e Roseto concludono la lettera sottolineando che, "fermo restando l’esigenza di eliminare subito il 'superticket'", è "necessario e non più rinviabile trovare adeguate soluzioni per escludere dalla compartecipazione alla spesa le persone in stato di povertà, molte delle quali, paradossalmente, sono destinatarie del Reddito di Inclusione, ma restano soggette al pagamento del ticket sulle prestazioni sanitarie soggette a compartecipazione".

La sanità rappresenta il convitato di pietra alla prossima legge di bilancio. Se non arriveranno tagli, saremo in presenza di un'altra tappa di definanziamento.

"Una scelta esclusivamente politica”, sostiene la Fp Cgil Nazionale. La nota di aggiornamento del Def “squarcia definitivamente il velo di finzione che ha coperto il tema della spesa sanitaria nel nostro paese e pone definitivamente tutti di fronte all'evidenza che noi denunciamo da tempo”.

In un quadro, aggiunge la Funzione Pubblica Cgil, “che mostra segnali di ripresa, tali da indurre il Governo a rivedere al rialzo le stime per l'aumento del Pil per il 2017 e per i prossimi anni, continuiamo ad assistere alla sistematica programmazione della riduzione dell'incidenza della spesa sanitaria sul totale della spesa complessiva. La nota di aggiornamento, infatti, non introduce alcun correttivo alle previsioni di finanziamento per la sanità che resta inchiodata ad una dinamica regressiva che porterà nel 2019, se non corretta, ad una percentuale del 6,4% della spesa complessiva in rapporto al Pil, ovvero sotto la soglia del 6,5 che l'Organizzazione Mondiale della Sanità individua come livello minimo per evitare ripercussioni negative sull'aspettativa di vita dei cittadini”.

Le conseguenze, secondo la categoria dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil, “sono davanti agli occhi e nella vita di tutti, cittadini e professionisti del Servizio sanitario nazionale. Aumento della spesa privata (+4,2% nel triennio 2013/2016), quasi 12 milioni di cittadini italiani che nello stesso periodo hanno scelto di rinunciare a cure, altri 8 milioni che hanno scelto la via dell'indebitamento personale per non procrastinare trattamenti indispensabili”.