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BANKITALIA, SCONTRO FRONTALE. IL PD SFIDUCIA VISCO, ALTOLÀ DEL COLLE

Andrea Colombo
da il Manifesto
18.10.2017


Montecitorio. Approvata una mozione contro il governatore. Con Gentiloni tensione alle stelle. Il Quirinale: «Rispettare l’interesse del Paese». Il blitz di Renzi inaugura una campagna elettorale senza esclusione di colpi sul capitolo banche

Il Pd mette ai voti una mozione che di fatto sfiducia Ignazio Visco. La Camera approva. Bankitalia contrattacca: «Abbiamo agito in continuo contatto con il governo. Il governatore è pronto a essere audito dalla commissione parlamentare d’inchiesta». La tensione tra Nazareno e palazzo Chigi raggiunge di colpo livelli mai neppure sfiorati in precedenza, ma lo scontro più duro è quello con il Quirinale, che era già sceso in campo a favore di Visco. In serata un comunicato informale ma chiaramente dettato dal capo dello Stato chiude i giochi e ordina la conferma del governatore. Il Colle ricorda che le scelte sulla Banca centrale «devono essere ispirate a esclusivi criteri di salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto nell’interesse della situazione economica del nostro Paese». Aggiunge significativamente che a questo principio devono attenersi tutti, «ciascuno nel rispetto del proprio ruolo». Giusto per ricordare che la decisione sulla guida della banca centrale non compete al Pd ma al governo.

LE PAROLE DETTATE da Mattarella chiudono il braccio di ferro, non sanano le ferite. La bomba era del tutto inattesa. Erano ignari della tempesta in arrivo il governo e il Quirinale, convinti che la riconferma di Visco alla guida della Banca d’Italia fosse ormai pacifica. Quando si trova di fronte la prima versione della mozione sul punto di essere presentata dalla dem Silvia Fregolent, molto più dura di quella poi effettivamente votata dalla Camera e approvata con 213 Sì contro 97 No e 99 astensioni, Paolo Gentiloni sgrana gli occhi: un benservito col quale viene addossata direttamente a Bankitalia la responsabilità di non aver vigilato sulle banche, in particolare su quelle quattro il cui crack Matteo Renzi considera all’origine delle sue disgrazie.

IL GOVERNO DEVE INSISTERE per strappare al segretario del Pd un testo meno manganellatore. Ce la fa, ma a fatica. Poi, in aula, il sottosegretario Beretta chiede e ottiene un ulteriore addolcimento, ma in cambio dell’approvazione del testo finale da parte del governo. Dalla formula iniziale secondo cui le crisi «avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione» si passa a un più sommesso «l’efficacia dell’azione della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio da ripetute e rilevanti situazioni di crisi». Ma la conclusione resta la stessa, con la richiesta di sostituire il governatore uscente con «una figura più idonea a garantire nuova fiducia». Matteo Richetti rincara: «Non facciamo nomi. Questo spetta al governo. Ma il Pd traccia la necessità di aprire una fase nuova».

MESSA COSÌ LA MOZIONE lascia al governo la possibilità di procedere come se nulla fosse e affidare di nuovo le sorti della Banca a Visco, opzione che dopo il monito del Quirinale è di fatto obbligata e che il governo era comunque orientato ad adottare anche prima dell’intervento del presidente. Ma è una scelta che comporta prezzi alti, tanto più con la campagna elettorale alle porte. Sulla mozione Forza Italia e Mdp si astengono; Sinistra italiana – che puntava a rinviare la scelta a dopo le elezioni – Fdi e M5S votano contro. Mentre il movimento di Grillo, che con la sua mozione respinta chiedeva l’immediata messa alla porta del governatore, fa capire subito che di qui al voto martellerà sul tasto dolente: «Pur di confermare Visco il governo imbavaglia persino il Pd».
Solo che il Pd non ha nessuna intenzione di farsi imbavagliare e in campagna elettorale bersaglierà a propria volta il non vigilante Visco, lasciato al suo posto contro il parere del Nazareno. Meglio prendere a schiaffoni l’amico Gentiloni e persino il capo dello Stato che essere presi a sberle dagli elettori nella prova decisiva. Renzi, in realtà, non si aspettava di ottenere davvero la testa di Visco. Mirava a chiarire che a difenderlo non sono lui e il Pd. «Volevano lasciarci con il cerino in mano. M5S sperava di poterci attaccare come difensori di Visco. A questo punto la scelta riguarda solo il governo», commenta il capogruppo Rosato. Non dice «affari loro», ma è come se lo facesse.

IL BLITZ DI IERI CHIARISCE quale tipo di campagna elettorale abbia in mente il leader del Pd, ma apre anche lacerazioni difficilmente sanabili. Mai dal giorno dell’ascesa al Colle di Mattarella si erano sentiti toni così irritati e critici nei confronti del segretario del Pd, mai si era colto un tale disappunto nei confronti di un leader che non capisce quanto delicata sia una faccenda del genere, quale preparazione meticolosa richieda e si comporta come se avesse tra le mani una mozione qualunque.

ALTRETTANTO FURIBONDI gli umori del governo, del tutto consapevole che la mossa di Renzi miri a scaricare su Gentiloni la responsabilità di aver salvato Visco. Non a caso erano in molti ieri a commentare l’affondo del leader del Pd con termini molto simili a quelli che Bersani adopera esplicitamente: «E’ fuori come un balcone».