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Referendum 17 aprile sulle trivelle, il comitato nazionale risponde al ministro dell’Ambiente Galletti

Pubblicato il 23 mar 2016

- Il Comitato del Referendum 17 aprile “Vota SI per fermare le Trivelle” che racchiude tutte le Associazioni ambientaliste,
i Comitati locali e della società civile, e risponde al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha espresso pubblicamente l’intenzione di votare NO al Referendum del 17 Aprile sulle Trivelle o auspicando l’astensione definendo un pericolo il raggiungimento del quorum.

Rivolgendosi a chi sostiene il Referendum il Ministro dell’Ambiente ha parlato di una “consultazione ideologica” e di voler discutere di trivellazioni su un piano scientifico e di opportunità rispetto al dato occupazionale.

“Accogliamo volentieri l’invito del Ministro Galletti e ricordiamo che si intende abrogare una norma che è stata introdotta dal governo il 1 gennaio di quest’anno con l’ultima Legge di Stabilità. Fino al 31 dicembre 2015 le concessioni avevano durata massima di 30 anni. Anche per questa ragione risulta incomprensibile come una vittoria del SI possa causare la perdita anche di un solo
posto di lavoro”.

Il Referendum del 17 Aprile sulle trivelle in mare vuole infatti abrogare la norma per cui le compagnie che dispongono di titoli abilitativi per estrarre idrocarburi possono sfruttare i giacimenti “sine die” e non alla scadenza dei contratti, entro le 12 miglia dalle coste italiane, praticamente sotto costa, scrive il Comitato referendario.

Il Ministro ha citato la Norvegia tra i Paesi che in Europa sono più favorevoli alle fonti fossili. Il dato è facilmente smentibile, perchè se è vero che il paese scandinavo ha basato in passato la sua ricchezza su petrolio e gas, oggi sta modificando il modello energetico, incentivando forme di economia “green”.
Ne è la riprova il fatto che anche a causa del crollo del greggio, l’amministrazione di Oslo ha deciso di disinvestire, intervenendo sul proprio fondo pensione, dotato di circa 10 miliardi di euro di risorse, da tutte le società attive nel settore dei combustibili fossili, cioè carbone, petrolio
e gas.

Obiettivi principali: fissare un profilo d’investimento più etico
e sostenibile nonché ridurre l’inquinamento e contrastare i
cambiamenti climatici.


A questo proposito – prosegue la nota del Comitato del
Referendum
17 aprile Vota SI per fermare le Trivelle – ricordiamo al Ministro Galletti le sue parole e l’impegno preso alla Conferenza del Clima di Parigi di pochi mesi fa durante la quale asseriva la ‘…ferma determinazione collettiva di raccogliere la sfida che abbiamo di fronte e avviare un processo serio di decarbonizzazione delle nostre economie‘“.

Prosegue la nota del Comitato “Chiediamo al Ministro Galletti come il Governo italiano intenda rispettare l’impegno preso di contenere l’aumento del clima di soli 2 gradi centigradi con l’incremento delle trivellazioni e di una strategia basata sulle fonti fossili”.

Il Comitato precisa inoltre che la norma attualmente in vigore consente di costruire nuove piattaforme, in quanto il divieto riguarda solo il rilascio di nuovi permessi e concessioni per cercare ed estrarre idrocarburi entro le dodici miglia marine. La norma fa dunque salvi i “titoli abilitativi già rilasciati” e nell’ambito dei titoli già rilasciati è sempre possibile costruire nuove
piattaforme.

Il Ministro dell’Ambiente afferma che non ci sono
“dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa”. Per questo rimandiamo al rapporto di Greenpeace Italia in cui per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle
operanti nei nostri mari.

Le concentrazioni di queste sostanze inquinanti sono, in oltre il 70%
dei casi, oltre i limiti di legge. I
dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Molte di queste sostanze sono peraltro in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani.

Il Comitato
nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle” unisce

le forze di tutte le organizzazioni sociali e produttive affinché la
Campagna referendaria diventi
l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte
energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per
un’economia più giusta e innovativa.

Il Comitato promotore del Referendum abrogativo sulle trivelle in mare
sono

9
Regioni italiane: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche,
Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.