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Il Manifesto

COME SI FA LA CAMPAGNA CON ELETTORALE CON IL ROSATELLUM

21.11.2017

da il Manifesto

Massimo Villone

 

Alleluia, pare si vada verso il quarto polo. Assumiamo dunque che siano confermate le prime indicazioni e la nuova sinistra corra da sola. La legge appena approvata inciderà decisivamente, non vincerà nessuno, si vedrà in parlamento. Ma come ci si arriva lo decide la campagna elettorale. Dunque, quale campagna con il Rosatellum 2.0? Quattro i punti a nostro avviso essenziali.

 

Primo: il voto utile. È un argomento che pesa, soprattutto negli ultimi giorni, ore, minuti di una campagna elettorale, in cui tanti decidono chi votare. Ma dipende dallo scenario della competizione. Il Pd è – allo stato – il terzo partito, con la prospettiva di vincere relativamente pochi seggi uninominali. Che il Pd più frammenti di centro e la scheggia Pisapia ne vinca il 25/30% è il miraggio degli assetati, non una previsione. Ne vincerà pochi o nessuno al Nord, se li dividerà con i maggiori competitors al Centro, e rimane nell’incertezza al Sud. Il voto siciliano è significativo perché la debolezza Pd che lo ha generato si conferma in tutto il Mezzogiorno, salvo eccezioni. In questo contesto, il voto utile servirà al centrodestra e M5S, contro il Pd. Mentre recherà poco o nessun danno alla sinistra unita, che correndo da sola sa di non mirare alla vittoria nei collegi uninominali.

 

Secondo: il bacino elettorale. Il Pd di oggi è partito moderato e di centro. Leggi come Jobs act, buona scuola, voucher, trivelle, l’aumento esponenziale delle diseguaglianze, la precarietà, la crescente divaricazione territoriale non sono incidenti di percorso. Sono il Dna di un partito che arriva tardi all’appuntamento con la storia. Espressione di un tempo bipolare in cui si vinceva al centro dello schieramento politico, e dunque il moderatismo era d’obbligo. Ma non è più così, in Italia come all’estero. Nel tempo che rimane il Pd non riuscirà a invertire la rotta: i molti giorni di governo pesano troppo. E poi come potrebbe quando la ex Margherita è egemone nella poca organizzazione rimasta, il segretario è un ex boy scout, e i sodali trovati per strada si chiamano Verdini e Alfano? Renzi ci mette il suo, quando nega ogni abiura. Che il Pd continui a essere il Pd, perché chi oggi lo vota non voterebbe la sinistra, e viceversa. Questo vuol dire che una nuova sinistra nasce forte solo recuperando il non voto e convincendo i giovani, non grattando qualche fondo di barile nel bacino elettorale Pd. E che al di là del voto e delle liste l’obiettivo di un nuovo soggetto politico è realistico e necessario.

 

Terzo: temi e linguaggi. Il centrodestra ha il copyright per la paura e l’egoismo economico, M5S per la protesta, il Pd rincorre il centrodestra. La sinistra ha come parole d’ordine il lavoro, l’eguaglianza, i diritti, e come approccio il disfare, correggere, riorientare quel che ha fatto il renzismo. Ci può essere una gradazione nei toni, ma non nella sostanza. Il messaggio è una radicalità ragionata e non velleitaria, volta a una effettiva inversione di rotta e non alla mera – e inutile – testimonianza. Qui un suggerimento: presentare prima dello scioglimento delle camere leggi su punti qualificanti, come temi di campagna elettorale, da riprendere subito in inizio di legislatura con un percorso accelerato, come è consentito dai regolamenti parlamentari. È bene ricordare anche che sono già presentate o in via di presentazione leggi di iniziativa popolare – buona scuola, semplificazione procedimentale dei referendum, abolizione del pareggio di bilancio nell’articolo 81 della Costituzione – che potrebbero essere riprese in tutto o in parte con la presentazione in parlamento. Ne verrebbe una utile sinergia tra campagna elettorale e raccolta delle firme.

 

Quarto: le candidature. Il collegio impone, anche per la quota proporzionale, candidature con il radicamento e la visibilità indispensabili a raccogliere voti. Le facce nuove sono essenziali, ma di quelle antiche che abbiano un effettivo e comprovato consenso bisognerà tener conto. Questo anche perché in larga parte del paese il Pd di oggi è essenzialmente un arcipelago di amministratori regionali e locali, che misureranno la propria cifra nel partito presentando liste personali, candidandosi, sostenendo candidature. Vanno contrastati da chi vive e conosce il territorio. E prepariamoci comunque alle fritture di pesce.