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WWF: ITALIA PARADISO FISCALE PER LE AZIENDE PETROLIFERE

Pubblicato il 1 apr 2016

‘Le servitu’ estrattive mettono a rischio economia, ambiente e salute’

“Dalle dimissioni del ministro Guidi di ieri il tema petrolio e appalti è su tutte le pagine dei giornali per i suoi aspetti di illegalità ma mi sento di dire, proprio oggi, che è anche il sistema assolutamente legittimo con cui si gestisce il settore estrattivo che è pieno di opacità e di privilegi che fa dell’Italia un paradiso fiscale per le aziende petrolifere. Un sistema che andrebbe riformato facendo pagare il dovuto, valutando i costi delle ricadute ambientali e sulla salute. Un paradiso dove le servitù petrolifere mettono a rischio l’ambiente e i settori economici che vivono delle risorse naturali (solo nel settore della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono almeno 47mila esercizi”. Così il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta, in occasione del suo intervento al convegno ‘Oltre le trivelle, un mare di risorse’, al Tempio di Adriano a Roma.

WWF 17 aprile(AdnKronos) – “In Italia non esiste una tassazione specifica sulle imprese petrolifere – afferma – ma solo l’imposta Ires al 27,5% come per tutte le altre aziende. Il sistema delle franchigie, delle esenzioni esistente nel nostro Paese (sino a 50mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di smc estratte in mare) porta, come il Wwf ha documentato, al bel risultato che le royalty vengano pagate solo per 18 (il 21%) delle 69 concessioni in mare e per 22 delle 133 concessioni attive a terra. Solo 8 aziende su 53 pagano le royalty. I canoni annui per le attività di trivellazione in terra e in mare vanno da 3,59 euro per Kmq del permesso di prospezione, ai 57,47 euro per Kmq per la concessione (che diventano 86,2 euro solo in caso di proroga)”.

“Poi ci sono una serie di sussidi – conclude Caserta – si dà un incentivo pubblico del 40% per le attività di rilevamento geofisico; si incentivano i giacimenti marginali, meno produttivi; si incentiva la conversione a stoccaggio di gas naturale degli impianti in fase avanzata di coltivazione. Si potrebbe dire: il rischio di impresa è contenuto, solo l’ambiente è ad alto rischio”.
1 apr.2016