05/02/2026
da Remocontro
Tra i non moltissimi cronisti che hanno vissuto almeno una parte dei quattro anni di inferno dentro la Sarajevo assediata, i ricordi e gli orrori si personalizzano. Chi ne scrive oggi, non ha mai voluto entrare a fondo in certi ricordi troppo crudeli che è stato costretto a seppellire dentro. Sentimento facile che resta sulla pelle senza nascondersi, l’odio verso i cecchini, gli ammazza innocenti che potevano prenderti di mira mentre attraversavi di corsa un incrocio scoperto oltre la Miljacka, sulla collina nel cimitero ebraico, dove –i più presenti e informati tra noi-, sapevano di ricchi assassini che pagavano per provare l’emozione di uccidere anche qualche animale uomo, donna e persino cuccioli d’uomo. A tariffe diverse, come nella caccia alle belve. Vederli e avere prove per poterli almeno denunciare. Allora inutili e pericolose ‘missioni’ da Sarajevo a Pale, la ‘capitale’ di Karadzic a sollecitare la vanità della figlia Sonya, ‘Capo’ di noi reporter in genere esclusi e poi semi prigionieri. Alcune scoperte giornalistiche, ma la sconfitta più sofferta è stata quella sull’identità di quegli assassini da tirassegno al sentimento umano. Ora forse un magistrato ha dato un nome ad uno dei quei mostri italiani, e la notizia, confesso, quasi mi fa paura. Era dunque vero! Ora la cronaca del poco reso noto, scusandomi per tanto prologo personale.

Cecchini del weekend a Sarajevo
Indagato un 80enne di Pordenone sospettato di aver pagato per sparare sui civili. Un ex autotrasportatore di Pordenone sarebbe coinvolto nella vicenda dei ‘cecchini del weekend’ di Sarajevo, durante l’assedio della capitale bosniaca. Frammenti di sintetiche notizie di agenzia. «La Procura di Milano ha chiesto all’80enne, ex autotrasportatore, di recarsi lunedì negli uffici per un interrogatorio. I magistrati indagano sull’organizzazione che permetteva a persone facoltose di sparare sui civili durante l’assedio di Sarajevo, tra il 1992 e il 1995». Per chiarezza di memoria, la capitale della Bosnia, resasi indipendente dalla Federazione Jugoslava, finisce sotto attacco dell’ultra destra nazionalista serba di Karadzic. Bersaglio nella città accerchiata -bosniacchi musulmani, serbi e croati compresi’-. Orrori incrociati sino a 100mila vittime di tutte le parti.
L’indagine della Procura di Milano
La notizia è stata riportata prima dall’ANSA, che parla di ‘sviluppi di primo piano’ nell’indagine condotta dal Ros dei carabinieri e coordinate dal pm Alessandro Gobbis della Procura di Milano. L’inchiesta è partita nei mesi scorsi sulla base di un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Nella denuncia vengono riportate, tra le altre cose, anche le parole dell’ex 007 bosniaco Edin Subasic, che ha riferito di aver avuto contatti all’epoca con il Sismi. Secondo l’AGI, una donna avrebbe confermato l’identità dell’ex camionista di Pordenone, che si sarebbe vantato con alcuni conoscenti di «essere andato a uccidere oltre confine».
‘Turisti da Trieste’ per andare a sparare
Secondo la ricostruzione di Subasic, l’allora Sismi, servizi segreti esteri, sarebbe stato a conoscenza dei viaggi in partenza da Trieste da parte di persone che pagavano per sparare, dalle colline, sui civili della Sarajevo assediata dalle forze serbo-bosniache. Ciò sarebbe accaduto all’inizio del 1994 e sarebbero stati gli stessi servizi segreti italiani a porre fine a questi ‘safari dell’orrore’. Di questo aspetto si ‘sussurrava’ ma senza riscontri di fatto. L’ex agente bosniaco avrebbe affermato che potevano esistere documenti contenenti intercettazioni tra agenti segreti bosniaci e italiani, complete di ‘presunte identificazioni degli assassini’. Difficile, ma vedremo.
Caccia grossa all’uomo
A pagare per sparare sui civili sarebbero stati ‘facoltosi uomini d’affari occidentali’, disposti a spendere cifre altissime per una trasferta di due o tre giorni nella Bosnia martoriata dalla guerra. E questa era la traccia giornalisti sul campo già da allora, quelli nella parte bersaglio. La maggior parte delle partenze avveniva da Trieste, ma alcuni si muovevano anche da Belgrado. Facendo confusione sulle poche strade allora percorribili che comunque imponevano un passaggio via Belgrado o dintorni. Sul caso si stanno muovendo anche Francia, Svizzera e Belgio, perché questi ‘tiratori’, stando agli atti, non sarebbero stati solo italiani. E questo si sapeva già da allora.
- La Procura di Milano: «si tratta del primo riscontro sui nomi delle persone coinvolte, anche se il coinvolgimento dell’80enne di Pordenone è ancora in fase di chiarimento». Nelle denunce depositate dall’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karić, comparivano già almeno cinque nomi di persone che avevano raccontato la vicenda nel documentario ‘Sarajevo Safari’ di Miran Zupančič del 2022. Con spinte croate contro il presidente serbo Aleksandar Vučić, allora volontario nei gruppi giovanili dei nazionalisti di Vojislav Šešelj.
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