11/07/2026
da Remocontro
L’elio si fa col gas naturale che non arriva più dal Golfo Persico. A soffrirne sono soprattutto i produttori di microchip, apparecchiature mediche e industrie aerospaziali. La mossa preventiva di Pechino vuole tutelare il settore dei suoi semiconduttori, ritenuto altamente strategico.
Perché è importante
Cominciamo col dire una cosa fondamentale: l’elio non è una sostanza che interessa solo gli addetti ai lavori della tecnologia, dalla chimica in giù. No. È un elemento che entra prepotentemente nella nostra quotidianità. E se scarseggia, ci vengono a mancare tutti quei piccoli componenti (i microchip) indispensabili per far funzionare i prodotti informatici e delle telecomunicazioni. Insomma, si tratta di puro ossigeno per la nostra vita economica. Bene, come sempre capita con tutte le guerre (per questo le fanno solo gli stupidi), il conflitto con l’Iran sta gravemente alterando la catena di approvvigionamento di questo gas “nobile”, che viene massicciamente impiegato nel processo di realizzazione dei semiconduttori. Il gas viene ricavato, come prodotto secondario, dal gas naturale, con una tecnica di estrazione in cui sono maestri anche i cinesi. Successivamente, viene rivenduto all’estero, come materia prima da impiegare nell’industria ad alta tecnologia. Bisogna dire, però, che nella regione esiste il secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti: il Qatar. Che, infatti, prima della crisi, esportava il suo elio in tutto il mondo. Ma da quando Netanyahu e Trump hanno deciso di giocarsi la carta della guerra nel Golfo Persico, la situazione è precipitata. E da quella regione non arriva più nemmeno una misera tonnellate di elio o, almeno, di gas naturale, per consentire a Pechino di fabbricarsi lo stesso il suo elio così prezioso. Risultato: Xi Jinping, che non guarda in faccia nessuno, ha stretto i rubinetti del gas “nobile”, e adesso la produzione di microchip in tutta l’Asia e anche nel resto del pianeta dovrà affrontare una strada in salita.
Divieto di esportazione
“La Cina – scrive il South China Morning Post (SCMP) di Hong Kong – ha imposto un divieto temporaneo sulle esportazioni di elio, con effetto immediato, poiché, secondo gli analisti, il Paese si sta muovendo per garantire che i suoi produttori nazionali di chip possano mantenere la produzione a fronte di una grave interruzione delle forniture globali di questo gas. L’annuncio, diffuso venerdì dal Ministero del Commercio e dall’Amministrazione generale delle Dogane, non specificava alcun mercato di destinazione né alcuna esenzione, lasciando intendere che il divieto si applichi a tutte le spedizioni verso l’estero. L’elio – prosegue il SCMP – sottoprodotto della liquefazione del gas naturale, è un elemento fondamentale per una vasta gamma di settori, tra cui i semiconduttori, le apparecchiature mediche e l’industria aerospaziale. Le forniture globali di gas hanno subito una forte pressione negli ultimi mesi, a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha costretto alla chiusura di un importante impianto in Qatar e ha avuto ripercussioni sul traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz”.
L’analisi del Morning Post
“Secondo i dati di ‘SCI99’, fornitore cinese di informazioni sulle materie prime – sostiene il SCMP – la Cina dipende fortemente dalle importazioni di elio, con oltre l’80% delle sue forniture provenienti dall’estero. ‘Questa mossa appare chiaramente difensiva’, ha affermato Alicia Garcia-Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico presso la Banca d’investimento francese Natixis. Per Garcia-Herrero, con le forniture globali di elio già messe a dura prova dalle interruzioni in Medio Oriente, la Cina ‘sta dando priorità alla fornitura ininterrotta per i suoi produttori nazionali di chip, come ChangXin Memory Technologies, a fronte della crescente domanda di memorie trainata dal boom dell’intelligenza artificiale. Si tratta di una classica questione di sicurezza delle risorse per un settore strategico’, ha aggiunto”.
Mossa preventiva
Secondo gli analisti, “Pechino si sta muovendo in anticipo per assicurarsi le forniture di elio per la sua spinta verso i chip, prima che la concorrenza globale per i volumi rimanenti si intensifichi”. “Lo scorso anno, le importazioni cinesi di elio – scrive il Morning Post – sono aumentate del 21,7% su base annua, superando le 4.900 tonnellate, secondo i dati delle dogane cinesi, poiché i produttori nazionali di chip hanno incrementato la produzione per soddisfare le esigenze delle aziende di intelligenza artificiale impegnate nella costruzione di server e data center. In confronto, le sue esportazioni ammontavano a sole 788 tonnellate circa, con le principali destinazioni rappresentate da Corea del Sud, Taiwan, Germania, Stati Uniti e Giappone. Tuttavia, le importazioni del Paese sono diminuite significativamente a causa della guerra con l’Iran, con un calo delle spedizioni di oltre il 10% su base annua nei primi cinque mesi del 2026.
- Ciononostante, le sue esportazioni di elio hanno continuato ad aumentare nonostante l’impennata dei prezzi globali, con spedizioni in uscita cresciute del 32% su base annua, raggiungendo le 409 tonnellate, in parte grazie ai forti incrementi delle consegne in Corea del Sud e a Taiwan”. Quando si dice che il business non conosce bandiere! Pechino ha infatti consegnato il suo elio ai suoi più mortali nemici.
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