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TORRE MAURA, IL NEOFASCISMO DI PERIFERIA E LA GESTIONE DISASTROSA DELLA “QUESTIONE ROM” DA PARTE DELLA GIUNTA RAGGI

04/04/2019

 

I fatti accaduti ieri a Torre Maura richiamano alla mente i periodi più bui dello scorso secolo. «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano”; recitava così l’inizio di un sermone di un pastore tedesco finito poi a Dachau.

 

Zingari: è l’epiteto dispregiativo usato dai fascisti di Forza Nuova contro i rom che dovevano essere inseriti nella struttura di Torre Maura. Ancora una volta la condizione culturale e di nascita diventa uno stigma sulla pelle di persone – donne, anziani, bambine e bambini – cui viene negata la dignità di esseri umani.

 

Cosa altro serve per denunciare la matrice razzista di questi comportamenti? Da tempo, in Italia e in Europa, le periferie, quelle geografiche e quelle economico-sociali, stanno diventando terreno di coltura per la rinascita delle ideologie fasciste.

 

Torre Maura è l’ennesimo esempio della loro penetrazione nei contesti dove è più forte la sofferenza sociale, del loro essere “armi di distrazione di massa”, capaci di spostare l’obiettivo della rabbia sociale verso un nemico di comodo, facendo velo alle vere cause del disagio.

 

A Roma, a queste tendenze, si aggiunge la gestione disastrosa della “questione rom” da parte della giunta Raggi, in sostanziale continuità su questo tema con le politiche di “concentramento etnico” dell’amministrazione Alemanno.

 

Bene ha fatto la magistratura ad ipotizzare l’aggravante razziale nell’indagine contro i responsabili delle proteste violente. Dubitiamo, però, che arrivi ad indagare chi come il ministro dell’Interno, un fascistoide che offende la Costituzione sulla quale pure ha giurato, offre quotidianamente ai fascisti – nuovi ma sempre uguali a se stessi – copertura politica. Mancano pochi giorni al 25 aprile, una occasione per rinnovare il nostro impegno contro ogni discriminazione e contro il fascismo. Ora e sempre Resistenza.