Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

Tommaso Di Francesco

 

E meno male che Minniti è «uomo silenzioso e riservatissimo», scriveva ieri la Repubblica al seguito della sua campagna elettorale. Perché non solo chiede voti con convinzione: «Se voi avete bisogno di sicurezza sono la persona giusta da votare», insomma un ministro degli interni buono per tutte le stagioni-coalizioni.

 

Ma soprattutto Minniti – dimentico che la democrazia si difende con la democrazia e, storicamente in Italia, da chi scende in piazza – ora ammonisce, minaccia, «vieta» e rivendica.

 

Non gli è bastata la pressione esercitata sulle organizzazioni democratiche Arci, Anpi, Libera e sulla Cgil che hanno revocato all’ultimo momento la manifestazione nazionale antifascista che avevano convocato domani a Macerata per protesta contro l’attentatore fascio-leghista Traini.

 

Ora, di fronte alla protesta che si leva dentro queste organizzazioni e di fronte alla presenza in piazza sabato a Macerata della Fiom, di molte forze di sinistra e dei centri sociali, incapace com’è di proibire la piazza ai neofascisti di Forza nuova e Casa Pound che scorrazzano, con Salvini, per le Marche e non solo, avverte che se l’appello a non manifestare non verrà accolto «dalle forze politiche…ci penserà il Viminale a vietarle.

 

Non gli bastava la breccia antidemocratica che ha aperto con l’avvio del blocco dell’accoglienza ai migranti in Mediterraneo, dopo la colpevolizzazione delle Ong di soccorso umanitario a mare, e con la consegna del controllo degli sbarchi alla cosiddetta «guardia costiera libica».

 

Vale a dire alle milizie che controllano, in armi e con centri di detenzioni denunciati da tanti reportage giornalistici e da tutti gli organismi umanitari – Unhcr-Onu, Human Right Watch, Amnesty International – l’intera Libia, sempre in preda ad una feroce guerra intestina.

 

Eppure, quando aveva dichiarato l’estate scorsa: «Se non avessimo fatto questo in Libia c’era da temere per la tenuta democratica del Paese», aveva ricevuto la pronta risposta del Guardasigilli Orlando: «Non credo sia in questione la tenuta democratica del Paese per pochi immigrati rispetto al numero dei nostri abitanti. Non cediamo alla narrazione dell’emergenza perché altrimenti noi creiamo le condizioni per consentire a chi vuole rifondare i fascismi di speculare». Ma il «nostro riservatissimo» Minniti addirittura rilancia: «Ho fermato gli sbarchi perché avevo visto all’orizzonte Traini», vale a dire l’azione armata del fascio-leghista di Macerata. Insomma, siamo al populistico: l’ho fatto per voi.

 

Così Minniti – che con l’uso della scrivania del Duce, si compiace di raccontare che un «sultano dei Tuareg» l’ha definito «l’inviato di dio» – dissimula il fatto che proprio questa posizione rischia il giustificazionismo; e che è su questa ambiguità che si è innestata la strumentalizzazione elettorale di Berlusconi della cacciata dei 600mila migranti inesistenti, come inesistente è «l’invasione» dei migranti.

 

Del resto come definire se non giustificazioniste le sue dichiarazioni appena dopo gli spari del fascioleghista Traini: «Nessuno deve farsi giustizia da sé». Come se in quel gesto criminale ci fosse un barlume di giustizia collegabile alla tragica vicenda della ragazza morta di overdose e barbaramente fatta a pezzi dai pusher.

 

Ma l’ambiguità più grave è quella neo-coloniale. «L’accordo con la Libia – dice Minniti – è un patrimonio dell’Italia di cui dovremmo essere orgogliosi. Da sette mesi consecutivi calano gli sbarchi, una cosa impensabile qualche tempo fa». L’accordo non è servito, a quanto pare, a difendere la democrazia, ma a tenere il più lontano possibile dalla coscienza democratica europea e dall’opinione pubblica il misfatto delle morti a mare, relegandone il dramma nei deserti, con tanto di minacce armate alle Ong umanitarie.

 

E infatti denunciano l’Onu e l’Oim: «Nel gennaio 2018, 246 migranti sono morti nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere per la maggior parte l’Italia, cosa che fa di gennaio il mese più mortale nel Mediterraneo dal giugno 2017».

 

Diminuiscono gli arrivi ma i flussi no.

 

Non dimenticando che la Libia, oltre ai centri di detenzione per i migranti in fuga da guerre e miserie spesso provocate dalla nostra economia di rapina, è diventata una grande trappola nella quale sono rimasti rinchiuse tra le 700mila e il milione di persone.

 

Che ora proviamo ad arginare – su 5mila km di frontiera? – arrivando militarmente in Niger.

 

L’idea è allargare il sistema concentrazionario, esternalizzando l’accoglienza in veri campi di concentramento, naturalmente coinvolgendo quel che resta dell’Onu con i cosiddetti centri di identificazione.

 

Quindi trasformiamo in lager buona parte del continente africano «per la nostra democrazia», dimenticando che così facendo distruggiamo la democrazia in Africa. Tantopiù che avendo il governo, il centrosinistra e il M5S, accettato la formula di Salvini «aiutiamoli a casa loro», avviamo missioni militari e investimenti che finiscono per sostenere solamente le predatorie e leadership locali anche da noi strutturalmente corrotte.

 

Del resto questo scambio «per la democrazia» è già accaduto per altri «posti sicuri»: la Turchia del Sultano Erdogan, il supermercato d’armi dell’Occidente, e l’Egitto del sodale golpista al-Sisi. Siamo al disprezzo del diritto-dovere all’accoglienza e alla normalizzazione dei flussi: questo un governo democratico dovrebbe fare, non rincorrere le pulsioni razziste.

 

 

08.02.2018

 

Ieri siamo andati ad Agorà, qui trovate l'estratto degli interventi di Viola Carofalo!
Incredibile ma vero, alla fine abbiamo dovuto rispondere a chi sosteneva che si debba poter essere liberi di lavorare nei centri commerciali e nei supermercati di domenica, di notte e nei festivi.

Il problema non è chi "vuole" lavorare la domenica notte (ma chipoi?) ma la maggioranza che è obbligata a farlo, e che per farlo accantona la vita privata, gli affetti, è sottoposto a stress e ritmi insostenibili.


Ogni volta che possiamo lo ripetiamo: il lavoro è un diritto, non un regalo di qualcuno. E soprattutto è un diritto che deve essere tutelato con la sicurezza e la dignità del lavoratore!

 

Pubblicato il 7 feb 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al Popolo, dichiara:

 

«Consideriamo gravissime le dichiarazioni del sindaco PD di Macerata. Questo signore per giorni non è nemmeno andato a trovare i feriti in ospedale. Invece di invitare la cittadinanza a partecipare alla manifestazione antifascista e antirazzista mette sullo stesso piano ANPI e Casa Pound e Forza Nuova e chiede di annullare manifestazioni. Il Pd come M5S pensa solo ai voti non a contrastare xenofobia. Neanche dopo una tentata strage sentono un sussulto di coscienza democratica.

 

Ci dispiace molto apprendere che Anpi, Cgil, Libera e Arci abbiano deciso di non partecipare alla manifestazione del 10 febbraio a Macerata venendo incontro alle assurde richieste del sindaco. Bisogna abituarsi all’idea che – come accaduto nel referendum costituzionale – nella difesa della democrazia capita spesso di dovere fare a meno del PD. Noi andremo a Macerata e parteciperemo alla manifestazione, perchè di fronte alla deriva razzista, xenofoba e fascista di questi giorni, riteniamo doveroso esserci. Rinunciare a manifestare significherebbe darla vinta a chi vuole creare un clima di paura. Lo faremmo anche se non fossimo in campagna elettorale, come l’abbiamo sempre fatto, perché dimostrare per i diritti, la convivenza civile e la democrazia e difendere la Costituzione non è un impegno che possiamo rimandare».

 

07.02.2018

 

"Adesso spazio a Viola Carofalo, che ha 10 secondi per spiegare la posizione di Potere al Popolo su immigrazione, lavoro, questioni di genere, ambiente, salute e guerra non prima di aver detto la posizione di Potere al Popolo sui fatti di Macerata". Più o meno è andata così.

E comunque ce l'abbiamo fatta! :) Qui i nostri interventi a Cartabianca!

 

DOMANI IN PRESIDIO DAVANTI ALLE SEDI RAI PER RIVENDICARE UN'INFORMAZIONE TRASPARENTE, IMPARZIALE E COMPLETA PER TUTTI I CITTADINI! SAREMO A ROMA, BOLOGNA, PALERMO, COSENZA, FIRENZE, BARI, NAPOLI, CAMPOBASSO!
                        POTERE AL POPOLO ESISTE ANCHE SE LA RAI NON LO DICE !

 

7 feb 2018

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al Popolo, e Stefano Galieni, responsabile Pace e immigrazione di Rifondazione Comunista, dichiarano:

«Rifondazione Comunista sarà in piazza a Macerata con Potere al popolo contro violenza, fascismo e razzismo raccogliendo l’appello dell’ANPI alla mobilitazione.

 

Quello che è avvenuto a Macerata sabato 3 febbraio è un puro atto di terrorismo fascista e razzista. I mandanti morali e i responsabili politici vanno ricercati in tutte le forze che incitano sistematicamente all’odio razziale. Chi gli ha dato in questi anni sempre più spazio e legittimità dovrebbe riflettere sulle proprie responsabilità. La spregiudicatezza nella ricerca di facile consenso o di audience sta avvelenando e imbarbarendo il nostro paese.

 

L’atroce assassinio di Pamela Mastropietro non giustifica un tentativo di strage di persone innocenti. Il tentativo di indicare nell’immigrazione la causa di un atto terroristico e del moltiplicarsi di episodi di razzismo è un modo da parte della destra di sottrarsi alle proprie responsabilità.

 

Sabato 10 febbraio dobbiamo essere in tante e tanti a manifestare contro la violenza, per ricordare Pamela e chiedere che sia fatta piena luce sull’omicidio, per dire no al fascismo e al terrorismo. Sarà un momento per schierarsi in maniera netta e totale contro i tanti portatori d’odio di questo paese, quelli dalla testa rasata e quelli in felpa che siedono al Parlamento europeo come Salvini, quelli che inneggiano ad “identità e difesa della razza” (80 anni dopo l’abominio delle leggi razziali) e i pregiudicati come Berlusconi che additano come criminali centinaia di migliaia di persone che in molti casi non possono regolarizzarsi soltanto a causa della fallimentare legge sull’immigrazione che ci ha lasciato in eredità. Difendiamo i valori alla base della convivenza civile e della democrazia».

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al popolo, è andato il 05 febbraio 2018 all’ospedale di Macerata, per far visita alle vittime dell’attentato compiuto negli scorsi giorni e ha detto

«Intendo portare i migliori auguri di pronta guarigione alle vittime dell’attentato terroristico di matrice fascista e razzista di Macerata. Considero vergognoso che le cariche dello stato in questo caso non si siano mosse, segnalando in questo modo la vera sudditanza a Salvini: se fossero stati cittadini con la pelle di color bianco feriti da un immigrato di colore, oggi a Macerata ci sarebbe stata la processione. Restare umani vuol anche dire che le vittime sono tutte uguali, a prescindere dal colore della pelle».

Riccardo Chiari

 

Il caso. Dopo le proteste una nuova legge intende ridurre l’impatto ambientale degli impianti.

 

Sulla geotermia, alla fine la Regione Toscana è stata costretta a fare un passo indietro e annunciare una nuova legge che, come da comunicato ufficiale, «ha l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico di nuove centrali per la produzione di energia». Una decisione ancora da verificare «sul campo», ma che è l’effetto diretto di tutta una serie di novità sfavorevoli ai grandi player del settore e allo stesso ente locale. A partire da una presa di posizione dell’Europarlamento, che nei giorni scorsi ha approvato un emendamento per la geotermia «pulita», contro gli impianti e le tecnologie più invasive e inquinanti.


L’EMENDAMENTO, presentato dal gruppo europeo del M5S e subito appoggiato dalla Sinistra europea, è passato nonostante il voto contrario di Forza Italia, Lega, e perfino di 17 eurodeputati Pd interni al Pse. La presa d’atto che la geotermia «è fonte di energia non sempre rinnovabile, né pulita» ha naturalmente dato nuovo impulso al fronte sempre più vasto dei critici. Allarmati e in continua mobilitazione, ormai da anni, di fronte all’aumento esponenziale dello sviluppo dello sfruttamento geotermico.

 

IN TOSCANA ad esempio sono stati rilasciati numerosi permessi di ricerca geotermica, e di costruzione di centrali pilota, in un territorio che dallo storico insediamento dell’alta Val di Cecina (Pomarance, Larderello e Castelnuovo Val di Cecina) si è allargato a dismisura, e che oggi va dal Monte Amiata alla Maremma, passando per le Colline dell’Albegna. Da Arcidosso a Castel del Piano, Santa Fiora fino ad arrivare a Civitella Paganico, Manciano, Sorano, Roccalbegna, Orbetello, Scansano e Magliano, sono decine e decine i comuni che si sono trovati coinvolti nella «caccia alla geotermia» da parte di aziende private. Spinte a fare ricerche con la liberalizzazione del settore nel 2010, e grazie a una pioggia di incentivi pubblici.

 

LA RISPOSTA non si è fatta attendere. Dapprima con la creazione di un fronte ambientalista diffuso – la Rete NoGesi – e poi con un lavoro capillare di sensibilizzazione dei residenti. Risultato: nella definizione del Piano ambientale ed energetico toscano, al novembre scorso ben 51 amministrazioni comunali su 274 avevano fatto domanda alla Regione per chiedere di essere definiti «aree non idonee» all’installazione di impianti geotermici. I 51 comuni ribelli, il 20% dei municipi toscani, sono stati obbligati ad agire, nei fatti, a causa delle proteste sempre più diffuse dei cittadini e i dei loro comitati, che chiedono una vera moratoria sulla geotermia speculativa, e l’apertura di una discussione approfondita sulla geotermia toscana. Anche nelle aule dei tribunali se ne discute. Una denuncia di Sos Geotermia, sulla gestione delle centrali di geotermia Bagnore 3 e 4 a Santa Fiora sull’Amiata, ha portato la procura di Grosseto a indagare Massimo Montemaggi, amministratore di Enel Green Power, e Paolo Orsucci. Alla fine di gennaio il giudice per le indagini preliminari ha ammesso l’incidente probatorio sulle emissioni delle due centrali geotermiche: in discussione la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative all’ammoniaca e al mercurio, e l’adozione di Enel delle migliori tecnologie disponibili per contenere l’attività inquinante.

 

SODDISFATTI dell’ordinanza del gip il Forum ambientalista di Grosseto e la Rete NoGesi: «L’indagine è partita sulla base di una documentazione, pubblicata su riviste scientifiche, del professor Riccardo Basosi dell’università di Siena, del dottor Bravi, e sugli studi del Dipartimento di ingegneria industriale dell’università di Firenze. Il nuovo impianto di Bagnore non rispetta i limiti previsti dalla stessa Regione Toscana, dato che la tecnologia utilizzata non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario». In parallelo, ancora la Rete NoGesi insieme al comitato «Scansano Sos Geotermia» hanno chiesto ufficialmente alla Regione Toscana di sospendere tutte le procedure autorizzative sui permessi di ricerca geotermica, almeno fino a quando non sarà conclusa la mappatura delle «aree non idonee» a potenziali trivellazioni e realizzazioni di impianti geotermici. In aggiunta c’è la richiesta di dare piena attuazione di quanto prescritto dal decreto legislativo 152/2006 in materia di mappatura e protezione delle falde acquifere.

 

«ABBIAMO dimostrato con evidenza scientifica – spiegano Rete NoGesi e comitato Scansano Sos Geotermia – quale sia stato l’impatto ambientale, sanitario ed economico che la geotermia ha già avuto in un territorio particolare come quello dell’Amiata, il cui sottosuolo, di origine vulcanica e ricco di giacimenti e miniere, è ad altissimo rischio di inquinamento. Ora il pericolo non va esportato in Maremma».

 

 

03.02.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al Popolo, dichiara:

 

«Quanto accaduto in queste ore a Macerata dimostra che siamo alla barbarie, che ormai in questo Paese c’è chi pensa di potersi fare giustizia da solo, tirando al bersaglio contro persone di colore, dopo aver fatto il saluto nazista…Siamo al far west, al razzismo più bieco sdoganato come nulla fosse. Siamo vicini ai feriti. Aspettiamo una parola di conforto anche dal razzista Salvini: temo non arriverà. Perchè non possono arrivare parole di buon senso e umanità da chi alimenta ogni giorno questa cultura dell’odio e della xenofobia. Si dirà che questo fascista è solo uno squilibrato, ma a fomentare queste persone sono quei Salvini e Meloni la cui propaganda è indistinguibile da Casa Pound e Forza Nuova».

Marco Revelli

 

Di colpo, il buio. A Macerata, ieri, siamo caduti in uno dei punti più oscuri della nostra storia recente. Di quelli in cui sembrano materializzarsi i peggiori incubi, da «scene di caccia in Bassa Baviera». Il folle tiro al bersaglio su base etnica, i corpi che cadono uno dopo l’altro, la corsa dell’auto alla ricerca di nuove vittime di colore, la città paralizzata, rinchiusa in casa, tutto questo ci dice che un nuovo gradino dell’orrore è stato sceso.

 

Non è il primo caso di violenza sanguinosa di tipo razzista: il 13 dicembre del 2011, in Piazza Dalmazia a Firenze, due giovani senegalesi,  Samb Modou e Diop Mor, caddero sotto i colpi della 357 Magnum di Gianluca Casseri, un fascista di Casa Pound che poco dopo, braccato dalla polizia, si suicidò. Ed è di appena un anno e mezzo fa l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano, massacrato a botte da un energumeno di estrema destra mentre cercava di difendere la fidanzata a Fermo, non molto lontano da Macerata.

 

Ma questo di Macerata sta ancora un passo oltre. Per la modalità e il movente del fatto: l’intento di vendicare l’atroce morte di Pamela Mastripietro, secondo le cadenze tipiche del linciaggio nell’America dell’apartheid, colpendo indiscriminatamente i presunti compatrioti del presunto assassinio (e dimenticando, fra l’altro, che la rapidissima cattura di questo si deve alla preziosa testimonianza non di un italiano ma di un africano).

 

Per le caratteristiche del protagonista, ancora un fascista, candidato senza fortuna nella Lega, ma prima già vicino a Forza nuova e Casa Pound come Casseri, che però a differenza di quello non si è suicidato ma ha inscenato una teatrale rappresentazione, salendo sulla base del monumento ai caduti avvolto nel tricolore, quasi a lanciare un proclama alla nazione. Prontamente accolto, d’altra parte, da un impressionante seguito sui social, ed è questo il terzo fattore che colloca Macerata «oltre»: energumeni della tastiera che invocano «Luca Traini Santo Subito», invitano a fare altrettanto e proclamano che «questo non è che l’inizio» scaricando su «chi apre le porte all’invasione» degli africani la colpa sia dell’uccisione di Pamela che della reazione del «giustiziere» di Corridonia. Un argomento quest’ultimo, sostanzialmente in linea con le prime esternazioni di Matteo Salvini, che nel segno di una feroce campagna d’odio sta conducendo il proprio giro elettorale.

 

Non possiamo più ignorarlo. Macerata non è un fatto isolato. Né semplicemente opera di un disadattato. Macerata si inserisce in un quadro spaventosamente degradato. Ci parla di un vero sfondamento antropologico del nostro Paese. Viene dopo le oscene esternazioni della sindaca di Gazzada sul giorno della memoria nella terra del leghismo. Dopo la pubblicazione in rete di un aberrante fotomontaggio in cui la testa mozzata della Presidente della Camera Boldrini appare sotto la scritta  «Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici», e dopo il rogo del manichino che la rappresentava, da parte dei «giovani padani» di Busto Arsizio. Dopo un lungo rosario di dichiarazioni, atti, ordinanze di sindaci leghisti, sfregi da parte di squadristi fascisti di cui si va perdendo il conto.

 

Macerata ci dice che l’azione dei tanti «imprenditori dell’odio» in felpa o in camicia bianca, sta tracimando oltre il terreno delle propaganda, e generando vere e proprio azioni terroristiche. Perché quello che si è visto a Macerata è in senso proprio un episodio di terrorismo, non diverso da quelli organizzati dall’Isis o dai suoi cani sciolti a Barcellona, Londra o Bruxelles, con le persone inermi fatte bersaglio e le città chiuse nel terrore. Come tale va trattato l’attentatore di Macerata. E come tale il mondo democratico dovrebbe trattare l’evento, organizzando subito una risposta di massa, lì dove il fatto è avvenuto, mobilitando chi ancora crede che quella deriva possa essere arrestata. E che la notte della memoria non è del tutto caduta su di noi. Se non ora, quando?

 

Moni Ovadia

 

Il senato della Polonia ha approvato con larga maggioranza la legge 104 che, qualora firmata dal presidente della repubblica, Andrzej Duda, punirebbe penalmente, fino a tre anni di carcere chiunque sostenga complicità polacche nello sterminio nazista o neghi i crimini dei nazionalisti ucraini di Bandera contro i polacchi.

 

Il senato della repubblica polacca è dominato dal partito ultraconservatore Diritto e Giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski. La legge è evidentemente improntata ad una sorta di delirio revisionista storico.

 

Che da sempre, ma in particolare dall’89, dal crollo del «socialismo reale» in avanti si è sviluppato con crescente virulenza nei paesi dell’ex blocco sovietico orientale, ma non solo.

 

Ora, al di là della fattispecie della legge approvata in Polonia sarebbe interessante capire cosa il fenomeno culturale e politico rappresenti, quali ne siano le caratteristiche e cosa esso significhi nel contesto di un’Europa unita.

 

Questo revisionismo appartiene chiaramente alla sottocultura delle destre estreme, ultra nazionaliste e fascistoidi e, non di rado conseguentemente antisemite ma non necessariamente anti-israeliane.

 

Si origina nel concetto fondamentale di ontologica innocenza della propria gente. I colpevoli sono sempre gli altri (in questo caso gli ucraini, che vengono accusati di essere stati collaborazionisti dei nazisti. E i polacchi invece no?).

 

Ne consegue l’ assunto che i nostri morti sono santi, quelli degli altri no. In Italia, per esempio, questo sentiment ha preso la nota e frusta forma del «italiani brava gente».

 

Il revisionismo revanscista si caratterizza per un furioso anticomunismo viscerale per il quale chiunque sia di sinistra o supposto tale è come se fosse Lenin in persona.

 

Il fascismo, in forma di nostalgia per i bei tempi andati o per vocazione mai estinta è sempre presente almeno sottotraccia. Ma appaiono sotto forme e maschere «nuove», come ha denunciato l’Appello presentato ieri al Museo della Liberazione di Roma.

 

I «mai morti» della passione nera riemergono in questa temperie sia per la crisi sociale profonda che rischia di non trovare risposte a sinistra, sia perché il processo di defascistizzazione dell’Europa non è mai stato realmente e autenticamente voluto. In primis anche per volontà dei governi degli Stati uniti di cui l’Europa occidentale è sempre stata fedele e servile alleata.

 

E dopo il crollo del muro di Berlino anche quella orientale si è più che allineata e ben prima di entrare nell’Ue, è passata con entusiasmo da neofita sotto l’ombrello della Nato che irresponsabilmente si allarga sempre più ad Est.

 

Questa alleanza militare – si illudeva qualcuno – avrebbe via via perso funzione con la fine della Guerra fredda, invece si è rinforzata e attizza nuovi conflitti (Georgia, Ucraina ecc…) perché la guerra fredda è stata sempre più un pretesto per affermare l’egemonia assoluta di un unica superpotenza occidental-atlantica.

 

I paesi dell’Est-Europa del blocco di Vysegrad, i più entusiasti e partecipi di questo assetto geopolitico, rappresentano ormai una nuova frattura, tra le tante, dell’Unione europea, erigendo muri e srotolando nuove matasse di fili spinati contro la disperazione dei migranti, ma anche contro lo stato di diritto, sul controllo delle libertà interne, della stampa e perfino della magistratura.

 

E l’Unione europea che fa?

 

Nano politico, privo di un orizzonte unico nel campo della politica estera, incapace di difendere i propri principi è stato a guardare mentre morso a morso, proprio gli ultimi arrivati nell’Unione, sbranavano l’idea democratica e inclusiva fondativa, e insieme il senso stesso di Europa Unita: la ripulsa di ogni nazionalismo, che per sua natura cerca nemici da dare in pasto ai propri sostenitori e così si alimenta dell’odio per l’altro e per le minoranze interne sempre sospettate di essere quinta colonna dello straniero.

 

Ovviamente per dare autorevolezza alla propria chiamata alle armi la destra nazional-revisionista deve attaccare anche i propri omologhi ultranazionalisti di altri paesi e questo spiega l’altro articolo di legge, punitivo dei nostalgici di Bandera, il filo-nazista ucraino durante la Seconda guerra mondiale.

 

In tutto ciò la posizione più ambigua e debole mi pare purtroppo quella che viene da Israele.

 

Basta ascoltare il premier israeliano Netanyahu, il quale essendo ultranazionalista, revisionista – è arrivato ad incolpare i palestinesi per la Shoah – reazionario, razzista e segregazionista (vedi il suo governo in carica), accusa ora di negazionismo la Polonia, che in realtà è stata finora ed è la sua migliore alleata, come il suo interlocutore Kaczynski e come del resto il fraterno sodale ungherese Viktor Orbán.

 

01.02.2018

 

Potere al Popolo non sarà presente sulle schede elettorali degli italiani residenti in Europa. Non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo delle 500 firme necessarie. Abbiamo deciso di sporgere denuncia penale, perché crediamo di aver assistito ad un’inaccettabile negazione dei diritti politici degli italiani all’estero. Discriminazione nel numero di firme da raccogliere rispetto al territorio nazionale, assenza ed impreparazione del personale consolare, intimidazioni per aver organizzato dei semplici volantinaggi al di fuori delle sedi diplomatiche italiane: nei prossimi giorni sarà pronto un dossier completo di tutti gli episodi verificatisi.

In ogni caso la campagna politica con e tra gli italiani all’estero non si ferma: già in programma iniziative per il prossimo mese. E intanto continuano a nascere gruppi di Potere al Popolo nelle città di tutta Europa!

 

La raccolta delle firme per presentare la lista di Potere al Popolo nella circoscrizione estero Europa era fin dall’inizio emersa come una follia nella follia – ma era una sfida che abbiamo affrontato con coraggio ed entusiasmo. Grazie ad un’impressionante mobilitazione dal basso, abbiamo depositato i moduli e raccolto firme in più di venti città europee – da Madrid a Mosca passando per Barcellona, Berlino, Londra, Parigi, Dublino, Budapest, Zurigo, Bruxelles, dando vita ad un network di gruppi di Potere al Popolo all’estero che offre finalmente nuove prospettive di partecipazione politica a tant* che per troppo tempo sono stati abbandonati e tagliati fuori dalla politica italiana. Siamo molto fieri degli sforzi fatti e del risultato ottenuto: 400 firme di iscritti AIRE raccolte in soli dieci giorni! Vorremmo innanzitutto ringraziare tutte e tutti individualmente, perché sappiamo bene i salti mortali che hanno dovuto fare per andare ad apporre una “semplice” firma!

 

Perché gli ostacoli politici e burocratici che ci siamo trovati ad affrontare si sono rilevati ostici al di là di ogni possibile immaginazione. Già la settimana scorsa, avevamo denunciato l’emergenza democratica che stava caratterizzando la raccolta delle firme per la presentazione della lista nella circoscrizione estero – Europa https://poterealpopolo.org/i-diritti-negati-degli-italiani-allestero/.

 

Ci siamo trovati a dover raccogliere l’assurda cifra di di 500 firme – senza alcuna sforbiciata del numero totale necessario, differentemente da quanto accaduto invece per il territorio italiano. Forse gli italiani all’estero sono cittadini di serie B?

 

Inoltre, non era possibile organizzare alcun banchetto pubblico o raccogliere le firme al di fuori dei consolati generali e delle agenzie consolari, unici luoghi utili. La Costituzione italiana non dice forse che compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese? È forse garantita tale partecipazione a cittadini che devono percorrere centinaia di kilometri – e sostenere a volte spese di centinaia di euro – per andare ad apporre semplicemente una firma? È esattamente quanto verificatosi in tutta Europa, considerato che i consolati si sono quasi sempre rifiutati di inviare messi al di fuori dei consolati stessi.

 

In tanti casi, poi, le persone che si sono recate a firmare appositamente negli orari di aperture dei consolati (assolutamente inaccessibili per chi lavora!) hanno dovuto fare file lunghissime per mancanza di personale agli sportelli preposti. E questo per i fortunati, visto che non sono pochi i casi di chi è dovuto andar via senza possibilità di sottoscrivere la nostra lista, sempre per assenza di personale. Probabilmente il non plus ultra si è raggiunto a Barcellona: nel consolato della città catalana i funzionari non presentavano i moduli validi per il Senato ai cittadini che lì si recavano per firmare per Potere al Popolo! Il risultato è che abbiamo il modulo per la Camera pieno di firme e quello per il Senato vuoto, fatta eccezione per l’unica firma di colui che aveva depositato la modulistica!

 

In alcune città abbiamo addirittura ricevuto intimidazioni quando ci trovavamo a promuovere la possibilità di sottoscrivere la lista fuori dai consolati. Ostacoli intollerabili per chiunque abbia a cuore, nei fatti e non solo in discorsi vuoti e inutilmente retorici, i diritti politici degli italiani all’estero.

 

Alla luce di questa esperienza e dei tanti abusi a cui abbiamo assistito, constatiamo dunque con rabbia che il diritto di partecipazione politica degli italiani all’estero è fortemente compromesso. Abbiamo perciò deciso di affiancare alla denuncia politica anche una denuncia penale che sarà presentata nei prossimi giorni. A breve sarà pronto anche un dossier con i vari episodi che a nostro parere testimoniano una condotta lesiva dei diritti degli italiani all’estero.

 

Considerato che la lista di Potere al Popolo NON sarà dunque presente nella circoscrizione estero – Europa, la follia in Europa finisce qui? Certo che no! Innanzitutto invitiamo chiunque sia temporaneamente residente all’estero (non iscritto AIRE) e volesse votare Potere al Popolo il 4 marzo a tornare a votare in Italia nel comune di residenza, perché chi vota dall’estero potrà votare solo le liste presenti sulle schede delle circoscrizioni estere – e Potere al Popolo, purtroppo, non ci sarà.

 

Per i tanti e le tante che non possono tornare o che sono iscritti all’AIRE, abbiamo già in programma altri modi per continuare a partecipare al processo politico e fare sentire la nostra voce in questa tornata elettorale. Nei prossimi giorni aspettatevi novità su questo fronte! Abbiamo sempre detto che nessun* sarà lasciato solo, che costruiremo comunità e solidarietà laddove oggi c’è solitudine e frammentazione. E non ci fermeremo certamente ai confini nazionali!

 

Dov’era il no faremo il sì!

 

 

 

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