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Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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06.07.2018 Maurizio Buzzani Segretario Provinciale Grosseto   Nulla è mutato: Poste italiane Spa imperversa per la Provincia nostrana al pari di eserciti invasori. Il progetto dei giorni alterni, per la consegna della corrispondenza, è nel vivo delle operazioni, e con Settembre i comuni nostrani...

01.03.2018

In diretta da Roma, serata di chiusura della campagna elettorale di Potere al Popolo!
Intervento di Viola Carofalo!

 

 

 

Dalla lotta alle diseguaglianze alla cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, dall’abrogazione del 41bis ai diritti civili, parla la candidata di Potere al Popolo, la lista nata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo. LeU? “Contigui al Pd”. Il M5S? “Un pezzo di establishment”. E i suoi tre punti di riferimento sono Mandela, Brecht e la partigiana Nori Brambilla. Infine si scaglia contro il voto utile: “Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio”.

intervista a Viola Carofalo di Giacomo Russo Spena

“Ci è chiaro chi sono i nostri nemici: sono gli speculatori, i grandi evasori fiscali, i devastatori dell’ambiente, le cricche e chi ci sfrutta con lavori precari o gratuiti”. Viola Carofalo è la portavoce di Potere al Popolo. Si mette a ridere se la chiamano candidata premier o segretaria. Preferisce esser definita per quel che è: ricercatrice universitaria e attivista. Non ha mai avuto una tessera di partito, ha 37 anni ed è militante del centro sociale napoletano Je so’ pazzo. Dove sorgeva un Opg, dal 3 marzo 2015 c’è un collettivo di giovani che agisce sul territorio con pratiche di mutualismo e fornisce servizi per la cittadinanza. Sulle cronache nazionali è diventata nota quando lo scorso 18 giugno, ai tempi del Brancaccio, ha contestato Anna Falcone rea, secondo lei, di essere troppo vicina al ceto politico della sinistra: “Basta con i giochini elettorali, la sinistra deve imparare dalle lotte dei movimenti. E i dirigenti attuali, che sono parte del problema, devono farsi da parte”, sosteneva in quell’occasione. Alla fine Anna Falcone si è candidata come indipendente con Liberi e Uguali, lei ha lanciato insieme a Rifondazione e Comunisti Italiani una sigla nazionale: Potere al Popolo. A sorpresa, la lista ha raccolto le firme per presentarsi in ogni collegio ed ora punta a superare la soglia di sbarramento del 3 per cento: “Ce la faremo, sono ottimista” dice Viola Carofalo. Poi, aggiunge, “il progetto di Potere al Popolo continuerà, a prescindere dal voto, anche dopo il 4 marzo”.

Perché un centro sociale napoletano ha deciso di lanciare, da un giorno all’altro, una lista nazionale?

Assistiamo ad un terribile spostamento a destra del dibattito pubblico. Se pensiamo alle dichiarazioni successive all’attentato fascista di Traini, vediamo che il problema sono sempre i migranti e non l’ondata neofascista nel Paese o i veri responsabili della crisi economica. Negli anni i governi – sia centrodestra che centrosinistra – hanno smantellato la scuola pubblica e il lavoro. Ha trionfato l’ultraliberismo. Essendo un centro sociale non siamo mai stati all’interno di percorsi politici a sinistra ma la situazione era troppo grave per rimanere con le mani in mano. Ci siamo detti: “Non ci rappresenta nessuno, proviamoci noi”. 

In Italia esistono due blocchi di potere: il centrodestra e il centrosinistra. Il cosiddetto voto antisistema è, invece, rappresentato dal M5S che sondaggi alla mano è il primo partito in Italia. Intorno alla figura di Pietro Grasso si sta organizzando un quarto polo, a sinistra del Pd e per i delusi del renzismo. Mi spiega dov’è lo spazio politico per Potere al Popolo, a quale elettorato puntate?

Sgombriamo il campo da equivoci: il Pd non è di sinistra. Ed anche Liberi e Uguali non rappresenta una reale alternativa, è in totale contiguità col Pd. Loro stessi dichiarano di voler ricostruire un nuovo centrosinistra. Tra l’altro, scegliendo come leader Grasso e Boldrini, seconda e terza carica dello Stato, si rappresentanto come una lista di Palazzo. A sinistra esiste un popolo, ormai disilluso, che si rifugia nell’astensionismo o nel M5S, dobbiamo rivolgerci a loro. Dobbiamo ridare speranza ai tanti delusi dalla politica. Potere al Popolo è un voto di rottura col Sistema e di costruzione di un’alternativa alle destre nel Paese. 

I sondaggi vi danno tra l’1 e il 2 per cento. Perché un elettore di sinistra – che individua la priorità nei beni comuni o nella lotta alle diseguaglianze – dovrebbe votare per voi e non LeU che è data intorno al 6?

Lo dico con fermezza: il voto a LeU è un voto ad una parte del Pd. Inoltre, sono stati al governo fino a due mesi fa e non si sono opposti a quei provvedimenti che ora criticano (penso al Jobs Act o al decreto Minniti). Ma che credibilità possono avere? 

Stanotte un militante di Potere al Popolo è stato accoltellato a Perugia. Sia Grasso che Boldrini hanno chiesto lo scioglimento dei gruppi neofascisti in Italia. Almeno su questo andate d’accordo, o no?

È il minimo indispensabile, lo dovebbero dire tutte le forze democratiche. I gruppi neofascisti non esistono da un mese ma da anni e questa dichiarazione, seppur giusta, sarebbe stata più utile se fosse stata enunciata prima della campagna elettorale, sollecitando il Parlamento.

L’attore Marescotti ha dichiarato, in una recente intervista su MicroMega, che pur essendo comunista ingoierà il rospo e voterà il M5S in quanto “voto tattico” per fermare le destre. Il voto a PaP sarebbe un voto sprecato ed inutile. E credo che Marescotti incarni un pensiero diffuso a sinistra. Come replica?

Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio, punto. Tra l’altro, il ragionamento di Marescotti (o di chi per lui) è pericoloso. Se è vero che il voto al M5S non va a rafforzare l’inciucio Berlusconi/Renzi, dall’altro è un movimento che ha posizioni di destra su sicurezza e immigrazione. E, persino, sul lavoro hanno idee convergenti col liberismo. Stanno persino assumendo tratti dell’establishment: Di Maio che va a parlare coi lobbisti della City è tutto tranne che un voto anti Sistema. Infine, i grillini sono stati all’opposizione per 5 anni avendo molti deputati: non hanno strappato né ottenuto nulla. È il voto al M5S ad essere sprecato.
 
Sostiene che il M5S sul lavoro ha posizioni neoliberiste, però è favorevole all’introduzione del reddito di cittadinanza. Sul tema del reddito voi di Potere al Popolo siete spaccati al vostro interno?

Siamo per il reddito anti povertà, quello proposto dal M5S è vincolato al lavoro. Sono due proposte ben differenti. Il M5S ha seguito il meccanismo inglese, più vicino al pauperismo che al raggiungimento di migliori condizioni reali per i soggetti più deboli. Ad esempio se un disoccupato risiede a Caltanissetta e viene chiamato per lavorare a Trento, è costretto ad accettare perché nella loro proposta è previsto il trasferimento da una città all’altra. Un’assurdità.

Nel programma parlate molto di lavoro proponendo la cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, inoltre promettete la piena stabilizzazione. Ma i soldi da dove li prendete? Avete pensato alla copertura finanziaria?

Abrogare la Fornero costa 20 miliardi di euro cioè quanto speso nel decreto salvabanche. Di cosa siamo parlando? È un problema di priorità politiche. Il tema centrale è quello della redistribuzione delle ricchezze, bisogna togliere a chi ha di più: patrimoniale sulla casa, tassazione dei grandi capitali, contrasto all’evasione, sistema fiscale fortemente progressivo, Infine, riduzione delle spese militari che rappresentano un dissanguamento per le casse italiane.

Leggo che siete per l’abolizione dell’ergastolo e del 41bis. Se non foste quotidianamente attivi nell’antimafia sociale uno penserebbe che lo dite per prendervi i voti dei clan della criminalità organizzata, ne è consapevole? 

Siamo per la riforma del sistema giudiziario: il carcere, ad oggi, è una discarica sociale dove ci finiscono solamente i poveracci, chi non si può permettere un buon avvocato, chi ha commesso piccoli reali di microcriminalità o i tossicodipendenti. La recidività è altissima perché non esiste nessun percorso di reinserimento socio-lavorativo. Il carcere ha solo un impianto punitivo. La nostra Costituzione, invece, ci imporrebbe altro.

Capisco il ragionamento sul carcere come luogo dell’emarginazione sociale ma perché togliere il 41bis per i mafiosi?

Il 41bis è tortura. Questo non lo dice Potere al Popolo ma l’Onu. E quando noi parliamo di superare il 41bis non vogliamo aprire la porta ai mafiosi o aiutarli a comunicare con l’esterno. Ci mancherebbe. La nostra attenzione si sofferma su alcuni aspetti che hanno a che fare soltanto con la mera vendetta. Vogliamo cancellare quelle forme che reputo disumane per i reclusi nel 41bis come il mangiare solo pasti freddi o il non poter leggere nemmeno un libro. Se la tortura non va bene, non va bene per nessuno. Non si possono fare i distinguo. Altrimenti poi giustifichiamo anche Abu Ghraib o Guantanamo.

Nel programma parlate di “rompere l’Unione Europea dei trattati”. Che intendete? La dicitura è alquanto ambigua. Ad esempio, siete pro o contro l’euro?

Dobbiamo lavorare su due livelli: un Plan A e un Plan B. Non siamo contrari all’Europa in senso nazionalista, ma l’Unione Europea così com’è non va bene. È da riformare perché con la gabbia dell’austerity e coi vincoli del pareggio di bilancio, in questi anni, ci hanno imposto soltanto smantellamento dello Stato sociale, tagli a servizi, sanità, scuola, pensioni e compressione dei diritti sul lavoro. La risposta non sta nell’inseguire le destre né nell’abbracciare il concetto di sovranità nazionale – sono e resto internazionalista – ma nella costruzione di un’Europa che dia diritti ed opportunità alle classi popolari. Questo è il piano A. Ma se si scoprisse che questi trattati non sono riformabili dall’interno, o che non ci siano i rapporti di forza per farlo, guardiamo con interesse ad un piano B. Non moriremo per l’Europa, siamo disposti anche a rompere con essa.

E in cosa consisterebbe questo piano B? Il ritorno alla patria?

Non ci interessa la sovranità nazionale, quella è un feticcio, ma un’unione con gli altri Paesi del Sud Europa, in difficoltà come l’Italia, coinvolgendo anche gli Stati del Nord Africa. Un’Europa del Mediterraneo – popolare e solidale – contro la locomotiva tedesca. 

Sempre nel vostro programma c’è scritto che siete per “l’abrogazione dell’articolo 7 con il richiamo ai Patti Lateranensi, per la piena affermazione del principio di laicità dello Stato in tutte le sfere della vita pubblica”. Come mai non fate alcun cenno alle questioni del fine vita e dell’eutanasia? 

Siamo favorevoli su entrambi i temi. Quando si parla dei diritti civili, tra l’altro, rientrano anche le istanze sociali. Pensiamo ai viaggi della morte in Svizzera. L’eutanasia se la può permettere solo chi ha i soldi. Siamo ai diritti su censo. Ma posso fare un altro esempio, su una questione che mi sta particolarmente a cuore, quella di genere?

Prego...

In Italia l’aborto è un diritto ma essendoci il 71 per cento di medici obiettori negli ospedali, in alcune Regioni molte donne hanno difficoltà ad interrompere la gravidanza. Questa è una discriminazione per le donne. Bisogna vigilare quindi anche su quei diritti, teoricamente, già conquistati ma che non vengono garantiti. 
 
Non pensa che la sinistra a furia di sposare il multiculturalismo abbia finito per perdere i valori della laicità?

Premessa: sono laica, non sono credente e non sono nemmeno per il relativismo culturale. Da un lato dobbiamo contrastare le derive razziste – e mi riferisco a chi vuole impedire l’apertura di una moschea – dall’altro la sinistra ha il dovere di promuovere un’idea laica dello Stato. E quando intendo laica, non mi rivolgo solo al cattolicesimo ma a tutte le religioni, Islam compreso. Prendiamo l’esempio del velo. Ci vuole buon senso. La battaglia laica va sicuramente fatta – non amo il velo – ma dobbiamo riflettere sull’efficacia della strategia. Non credo nelle imposizioni dall’alto, non aiutano la causa. Sono processi culturali, a volte lunghi: ci vuole il coinvolgimento diretto delle donne interessate, non una legge ad hoc.

Quali sono i suoi 3 punti di riferimento culturali?

Nelson Mandela, mi piace la coerenza che ha avuto nella sua vita. Bertolt Brecht, perché ha saputo coniugare il mondo della poesia e dell’arte alle questioni sociali. Infine, una donna: Nori Brambilla, partigiana ed antifascista. Un simbolo della Resistenza. Una donna che – rimasta orfana del grande partito comunista – è ripartita da se stessa. Si è messa in gioco in prima persona. Ci ispiriamo a lei.


(21 febbraio 2018)

28.02.2018

 

Negli ultimi giorni ci stanno bombardando con il famoso "voto utile".
Il voto utile è il voto dato a chi rappresenta i nostri interessi.
Il voto per il centrodestra e il centrosinistra è un voto utile all'austerità, alle grandi banche, ai signori della finanza mondiale.
Sono quelli che ci hanno chiesto per anni il "voto utile" ad averci massacrato.
I grandi partiti hanno dimostrato un'assoluta continuità nelle politiche che intendono portare avanti.
Votare noi significa votare l'unica cosa differente. Significa portare in parlamento delle voci che dicono qualcosa di nuovo, di vero finalmente, su scuola, sanità, lavoro, ambiente.

Il 4 Marzo votiamo Potere al Popolo!

 

 

 

 Panorama

di  Sara Dellabella

27.02.2018

 

l movimento è stato capace di declinare un nuovo vocabolario della sinistra, mettere d’accordo i gruppi europei e avvicinarsi alla soglia di sbarramento

“Rimanda alle classi meno abbienti, alle persone che di solito non sono interpellate nelle scelte che riguardano la loro vita. E quando qualcuno entra qui dentro non si sente respinto dalla parola popolo,cosa che succederebbe se usassimo la parola proletariato”. Così in una delle tante interviste rilasciate negli ultimi due mesi, Viola Carofalo spiega la genesi del nome Potere al Popolo.

Nato dall'”inganno” del Brancaccio

Questo movimento nato dalla scissione del 18 giugno 2017, quando al Teatro Brancaccio di Roma, Anna Falcone e Tommaso Montanariin una grande assemblea pubblica stavano cercando un modo per riunire la sinistra.

In prima fila Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola che poi sarebbero confluiti in Liberi e Uguali. Proprio durante quella manifestazione Carofalo si fece notare con un’invasione di campo, rimasta nelle memorie di YouTube, in cui denunciava uno “spazio elettorale già chiuso” da coloro che non ha stentato di definire “il vecchio che ritorna”.

Dalle ceneri di quell’esperimento nasce Potere al Popolo che oggi si attesta intorno al 2,7 per cento. Lontano ma non lontanissimo dalla soglia di sbarramento.

Un capo politico che viene dai centri sociali

Viola Carofalo, capo politico non candidata, è una 37enne ricercatrice napoletana, una delle anime dello spazio occupato dell’ex Ospedale psichiatrico giudiziario, Je so’ pazz, che oggi è un centro culturale dove vengono forniti servizi per la cittadinanza divenuto, in poco più di tre anni, punto di riferimento della città.

In poco più di tre mesi, questa forza è riuscita a declinare un nuovo vocabolario della sinistra, soprattutto di quella che negli ultimi anni è rimasta extraparlamentare, più vicina ai centri sociali, alle nuove forme di precariato e disuguaglianza.

Quelli di Potere al Popolo, non a caso, crescono nei consensi soprattutto in quelle periferie dove comincia a serpeggiare lo scontento verso i Cinque stelle, sempre più alle prese con le beghe interne, che fino a qualche anno fa invece spopolavano.

L’appoggio europeo

Il consenso arriva anche dal gruppo GUE/NGL del Parlamento Europeo, che riunisce le sinistre europee, base dell’eurodeputata Eleonora Forenza, ora candidata a Bari per Potere al Popolo, che ha organizzato una conferenza stampa per chiarire le posizioni del neonato movimento. Abolizione dei trattati che hanno portato alle politiche di austerità e un’Europa più solidale sono i punti cardini del programma.

Al di là del risultato elettorale del 4 marzo, il miracolo sembra già fatto.

Dopo anni, la sinistra ritrova una leader proveniente dai territori, capace di interpretare le esigenze e le difficoltà di una classe di giovani che giovane non dovrebbe essere considerata più. In vari dibattiti televisivi ha mostrato carattere da vendere, mettendo all’angolo esponenti e giornalisti ben più adusi ai salotti tv.

Con Potere al Popolo trovano rappresentanza tutti quei soggetti che negli anni più profondi della crisi hanno piantato nei territori esperienze di mutualismo sociale o sono rimasti con piccoli presidi laddove i partiti hanno spesso latitato.

Cosa li distingue dal Movimento 5 stelle? “Che i grillini hanno trasformato il disagio in movimento di protesta e Vaffa, mentre chi oggi è in Potere al Popolo, prima della politica, ha provato a costruire soluzioni dove ce n’era più bisogno” raccontano dalle retrovie.

27.02.2018

 

Domenica potete votare dalle 7 alle 23. Qui una piccola guida per non dimenticare quello che serve e per far andare a buon fine il vostro voto.
COSA IMPORTANTE: per non sbagliare, basta barrare il simbolo di Potere al Popolo senza fare nessun altro segno sulla scheda.
Non vi dimenticate tessera elettorale e documento di riconoscimento valido... 
Forza che facciamo il miracolo! 

 

27.02.2018

 

Le candidature di Potere al Popolo si sono chiuse con 32 capilista donne e 31 uomini, indicate dalle assemblee territoriali.
La legge prevedeva di avere almeno un 40% di capilista donne. 
Noi abbiamo fatto più del 50%.

 

La nostra portavoce è donna, una ricercatrice precaria, una compagna di mille lotte, Viola Carofalo.

 

Abbiamo fatto quello che dovrebbe essere normale, visto che le società sono composte per metà di donne, anche se i posti di potere, di visibilità, sono occupati quasi sempre da uomini.

 

Quando diciamo che le donne e i giovani sono i protagonisti di questo nuovo percorso non è perché abbiamo messo qualche marionetta in vetrina, come troppo spesso accade negli altri partiti, che agitano queste questioni per puro marketing...

 

Ma perché donne e giovani sono quelli che hanno aperto questo nuovo processo e che lo stanno portando avanti. D'altronde sono quelli che in questi anni hanno subito di più gli effetti della crisi, e quelli che sono tradizionalmente esclusi dalla politica "ufficiale".

 

Non sappiamo quale risultato avremo il 4 marzo, ma già da ora stiamo determinando il Cambiamento! 
Il 4 Marzo votiamo Potere al Popolo!

27.02.2018

 

Abbiamo incontrato Sabina Guzzanti e la sua straordinaria troupe qualche settimana fa. Da allora, per un progetto in cantiere, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. Incontri, banchetti, attività sociali, macinando chilometri e fatica anche.
Qui un estratto in cui spiega perché l'abbiamo convinta. Ancora più interessante, inizia un dialogo coi tanti che le chiedevano perché sostenere noi e non il Movimento 5 stelle...
In un paese in cui la politica significa strillarsi addosso in tv spesso e volentieri, una riflessione pulita e in controtedenza è un bel segnale.
Vi consigliamo di ascoltarla e di diffondere!

 

26.02.2018

 

Abbiamo parlato di povertà, disuguaglianze, austerità, Europa...
Sottolineiamo una cosa semplice, che però pare si siano dimenticati tutti.

Dire emergenza freddo è come dire emergenza povertà!
Perchè sono i più poveri che in queste ore si sentono la vita a repentaglio. Quelli che non hanno un pasto caldo, che non hanno una macchina per spostarsi per lavorare, che non hanno una casa.
A questi dovrebbe pensare un governo. Chissà se si può chiamare "emergenza" uno stato che ormai dura decenni e colpisce sempre più persone nel paese, stabilmente...
Le autorità aprissero sedi istituzionali, stazioni dei mezzi pubblici, mense, dormitori. Ma non basta:

 


SUBITO MISURE URGENTI DI CONTRASTO ALLA POVERTA' E DI REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA!

 

Tommaso Di Francesco

 

In un clima terrorifico, con le tv impegnate per tutto il giorno a ripetere ossessivamente le parole «incubo manifestazioni», è invece scesa in piazza a Roma, chiamata da Anpi, Cgil, Arci e Libera una marea pacifica di centomila antifascisti e antirazzisti.

 

Con uno striscione in prima fila a caratterizzare la giornata: «Macerata antifascista e antirazzista». Come a ricordare che il punto di svolta è stato per tutti il 10 febbraio scorso. Quando a Macerata, dopo l’azione squadrista del fascioleghista Traini, in 30mila decisero di scendere in piazza, contro le minacce di divieto di Minniti e la retromarcia iniziale delle stesse forze che l’avevano convocata.

 

Ieri in piazza c’era tutta la «sinistra». Certo, distante e divisa. C’erano LeU e il Pd, ma anche rappresentanti di Potere al popolo.

 

C’era anche il governo. A rappresentare il ministro Minniti c’erano quasi 4mila poliziotti schierati; ma sono arrivati anche il presidente del Consiglio Gentiloni e, nascosto dietro il palco, il segretario del Pd Matteo Renzi timoroso dei fischi.

 

Diciamolo francamente: la loro altro non è stata che una comparsata. E se l’hanno potuto fare, incuranti di chi li ha accusati di «antifascismo elettorale», è solo perché il 10 febbraio c’è stato a Macerata quel vasto presidio della sinistra diffusa che ha fatto capire che c’è una soglia rossa assolutamente invalicabile, ed è l’antifascismo.

 

La grande manifestazione di ieri è stata la vittoria unitaria di chi è sceso in piazza in tutti questi giorni di clima arroventato, quando dopo i fatti di Macerata, a Roma, Bologna, Napoli, Torino, Pisa, e in ogni periferia del Belpaese si è innescata la provocazione dei neofascisti.

 

E mentre non smette di andare in onda la nefasta riedizione della teoria degli opposti estremismi. Con giornaloni e media impegnati a rappresentare il teatrino dell’«ultrasinistra» da una parte e dei neofascisti dall’altra.

 

Come se fossero la stessa cosa. Come se manifestare la propria contrarietà al fascismo e alle sue riedizioni, più o meno mascherate, ma sempre portatrici di violenza, fosse la stessa cosa di chi scende in piazza rivendicando l’eredità del fascismo contro il dettato della Costituzione, come fanno ormai apertamente gli accoliti di Casa Pound e Forza Nuova. Che pure vengono premiati e tranquillamente ammessi alle liste elettorali, ricevendo sempre più spazi di agibilità politica.

 

«Essere antifascisti vuol dire impedire di manifestare ai neofascisti»Sandro Pertini, Genova 1960

 

Non un «violento» ma Sandro Pertini dichiarava che «essere antifascisti vuol dire impedire di manifestare ai neofascisti».

 

Senza dimenticare che a scatenare il clima strutturale di violenza e odio xenofobo e razzista che attraversa queste elezioni sono le forze politiche di destra, impegnate in una ideologia della revanche.

 

Da Fi che sveglia la mummia Berlusconi, a Fratelli d’Italia che riaggiorna la parole d’ordine del Msi di Almirante (fucilatore di partigiani ma celebrato in un convegno patrocinato con vanto dal governatore della Puglia Emiliano); e in particolare della Lega di Salvini che ha sdoganato in chiave etnico-razzista i contenuti suprematisti del neofascismo.

 

Altro che «fascismo morto»: l’onda nera riscrive la storia e pesca nel torbido del disastro sociale dell’Occidente europeo che alimenta paura, rabbia e rancore in primo luogo contro i migranti e contro tutti gli ultimi.

 

E non finirà con le elezioni, anzi. Non abbassiamo dunque i toni e la guardia.

 

.

 

Avete notato che da giorni non si parla di contenuti, di programmi, di visioni del mondo, di candidati, ma monta un clima di tensione che pare di stare in guerra? Perché? Semplice: fa comodo.

 

Soprattutto in campagna elettorale non parlare di disoccupazione, di diritti negati, di mafia, di ambiente, fa comodo a chi ci governa. Basta creare paura, e nessuno si pone più domande. Uno schema vecchio, un giochino che ritorna ma che chiunque abbia un po' di cervello ha capito.

Noi di Potere al Popolo rifiutiamo di stare a questo gioco. Noi vogliamo parlare di redistribuzione della ricchezza, di intervento pubblico per creare lavoro, di aumento dei salari, di riduzione dell'orario di lavoro, di recupero dell'evasione fiscale, di tutela del territorio, di sviluppo del nostro patrimonio culturale, di lotta alle speculazioni finanziarie e alle mafie... Potere al Popolo è per dare diritti, fare solidarietà e gioia!

 

Per questo stasera abbiamo deciso di abbandonare la trasmissione di Belpietro, "Dalla nostra parte".

Come dice la nostra portavoce Viola Carofalo: "Io ho deciso di andare lì per lanciare alcuni messaggi anche a un elettorato diverso. Perché noi parliamo a tutti. Il primo è quello che avevo sulla maglietta, quello del pacifista Vittorio Arrigoni: RESTIAMO UMANI.

Perché penso che vorrebbero un paese risentito e cattivo, e noi invece vogliamo un paese bello e solidale. Il secondo messaggio era: noi rifiutiamo di farci chiudere nella logica degli opposti estremismi e combattiamo i mostri più seri, quelli che stanno al governo, che impongono la disoccupazione, la guerra fra poveri e il razzismo.

 

Il terzo era: i neofascisti sono "quattro provoloni"! Sì, provoloni, perché vanno pure un po' smontati. Sono persone frustrate, non molto intelligenti. A furia di gonfiarli, di rappresentarli come forti, va a finire che qualche ragazzino in cerca di sicurezze ci crede. Dopo aver detto queste cose ho lasciato la Costituzione agli autori e me ne sono andata. Magari se la leggono e la prossima volta evitano di dare spazio ai fascisti, che sono sì dei provoloni, ma dei provoloni criminali, che seminano odio, razzismo, intolleranza

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