Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Il Manifesto

16.03.2018

 

Potere al Popolo porta in tv la voce dei milioni di lavoratori che hanno subito sulla loro pelle gli effetti di una delle leggi peggiori della storia della Repubblica!

 

Aumento dell'età pensionabile, aumento dell'orario di lavoro nell'arco della vita, impoverimento diffuso: ecco cosa significa legge Fornero!


FACCIAMO GIRARE!

 

Scontro epico, stamattina, dagli schermi de La7.  Gli spettatori hanno avuto – e avranno, rivedendo le immagini, che Pd, Forza Italia, “un medico”, una ex “sindacalista” come la Polverini, al massimo sufferiscono di “apportare qualche piccola modifica” a una delle leggi più infami che – come la “tassa sul macinato” – mira a riempire le casse dello stato affamando gli strati più deboli della popolazione: i lavoratori dipendenti.

Uno contro tutti, Cremaschi dimostra che soltanto una forza indipendente, sganciata dalle vecchie liturgie politiciste proprie anche della antica “sinistra radicale”, può davvero rappresentare l’alternativa.

15/03/2018

 

Piacenza pare concorrere per il triste primato delle denunce e degli avvisi di garanzia contro chi ha protestato per il barbaro assassinio di Abd El Salam avvenuto il 14 Settembre 2016 durante il picchetto alla GLS contro i licenziamenti e per i diritti contrattuali  dei lavoratori della logistica.


Sergio Bellavita e Maria Teresa Chiarello, due dirigenti sindacali USB,  hanno ricevuto due avvisi di garanzia in ordine a gravi reati quali interruzione di pubblico servizio, manifestazione non autorizzata e altri in relazione alle manifestazioni che il giorno seguente all’assassinio del delegato hanno attraversato Piacenza.


Ma la solerzia della questura piacentina non si ferma qui: gli stessi due compagni sono indagati anche per un altro episodio legato alle proteste contro il licenziamento arbitrario di tre lavoratori, deciso dalla RG Servizi,  un’azienda di verniciature industriali che lavora anche in appalti per la Difesa, sulla base di  accuse pretestuose, tanto che uno dei tre lavoratori ha già ottenuto dalla magistratura il reintegro.

 

Anche in questo caso accuse pesanti di violenza privata e di concorso, per aver difeso le ragioni dei lavoratori ingiustamente accusati.
Ormai da tempo assistiamo al fatto che sempre più spesso si tenta di rimuovere il conflitto, di annullarlo, colpendo chi ancora non si sottomette alla logica dei ricatti, alle prepotenze e all’arroganza di chi, forte del suo potere,  pensa di poter disporre della vita di lavoratori e delle lavoratrici a suo piacimento.


A@ compagn@ colpiti dalla denunce la solidarietà e il pieno sostegno di tutta la  organizzazione USB e di PRC che saranno sempre al fianco di chi lotta per i diritti dei lavoratori e per la vera giustizia sociale.

15.03.2018

Giorgio Cremaschi

 

 

La giunta di destra di Genova, applicando la legge Minniti sul decoro urbano, ha deciso di multare con 200 euro i poveri che cercano da mangiare. Poi l’assessore alla sicurezza, il leghista Garassino, ha aggiunto che queste misure saranno applicate “con umanità”.

 

Buffone, fa il generoso su ciò che non potrà riscuotere mai. Il sindaco Bucci ha aggiunto che Genova è città turistica e certe scene di miseria non si devono vedere. Per eliminare queste brutte visioni ed ogni vagabondaggio fastidioso la giunta ha anche deciso di riempire di sbarre di ferro i luoghi ove prima ci si poteva sedere. Mancano filo spinato e corrente elettrica, ma arriveranno.

 

Ora il PD, che ha votato quelle leggi Minniti che affrontano le questioni sociali come arredamento cittadino, esprime ipocrita scandalo per le decisioni della giunta genovese. Che ha ben ragione a rispondere: stiamo applicando le leggi del governo Gentiloni.

 

Il ministro Minniti non ha avuto l’apprezzamento dell’elettorato, ma ha ricevuto quello di tutto il palazzo di destra e sinistra. Anzi é stato ben giudicato anche da parte di chi quel palazzo lo contesta, come Di Battista.

 

Minniti ha stabilito per legge che i poveri, chi soffre e ancor di più lotta, sono una offesa al bell’aspetto delle nostre città; e pertanto vanno affrontati con misure di polizia, Daspo, multe. “Devono sparire”, urlava il funzionario di polizia che voleva spezzare le braccia ai rifugiati di Piazza Indipendenza a Roma. Non devono mangiare, rispondono a Genova.

 

È vero in fondo che oggi solo piccole minoranze fanatiche sono razziste sulla base del colore della pelle. È altrettanto vero però che tutto il potere alimenta l’odio razziale verso i poveri. Anche le irrisioni ai meridionali in presunta fila per il reddito di cittadinanza fanno parte di questo razzismo.

 

La lotta alla povertà non si fa e non si vuole fare, quella ai poveri invece viene viene organizzata con meticolosa precisione. E viene giustificata e banalizzata come problema di decoro e buon aspetto delle nostre città, dove si deve poter fare affari in santa pace, senza che di quegli affari si vedano gli effetti..I poveri devono sparire, comunque.

 

È la banalità del male, il nazismo politicamente corretto del terzo millennio

14.03.2018

COMUNICATO STAMPA

«Stephen Hawking – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – non è stato soltanto un grande scienziato ma per tutta la vita un compagno e un intellettuale socialmente impegnato. Si autodefiniva socialista e ateo, difendeva il servizio sanitario pubblico e universale.
In queste ore, mentre si moltiplicano omaggi e rievocazioni, va ricordato il suo monito: ” Non dobbiamo avere paura dei robot ma del capitalismo“.

 

Hawking spiegò molto bene quanto nel tempo presente sia necessaria un’alternativa socialista al capitalismo neoliberista:
“Se le macchine finiranno per produrre tutto quello di cui abbiamo bisogno, il risultato dipenderà da come le cose verranno distribuite. Tutti potranno godere di una vita serena nel tempo libero, se la ricchezza prodotta dalla macchina verrà condivisa, o la maggior parte delle persone si ritroveranno miseramente in povertà se la lobby dei proprietari delle macchine si batteranno contro la redistribuzione della ricchezza. Finora, la tendenza sembra essere verso la seconda opzione, con la tecnologia che sta creando crescente disuguaglianza”.


Un genio come Stephen Hawking non si faceva abbindolare nè dal fondamentalismo religioso nè da quello del capitalismo. Rendiamo omaggio a una persona meravigliosa che ha servito l’umanità».

 

14.03.2018

 

 

Il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi avanzati dalla regione Abruzzo e dalla regione Puglia contro il Ministero dell'Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd dando di fatto il via libera alle trivellazioni nell'Adriatico. 


I firmatari del ricorso avevano sottolineato che "bucare" il mare in cerca di gas o petrolio avrebbe potuto disturbare la vita dei cetacei e provocare onde sismiche, ma tutto questo è stato ritenuto inammissibile e infondato. 


Ancora una volta, dunque, la volontà di chi vive e abita realmente i territori viene bypassata dalla logica del profitto!


Potere al Popolo sa da che parte stare!


L'unica energia "pulita" è quella che si ottiene mettendo al primo piano la tutela dell'ambiente e delle persone e non cedendo alle leggi del profitto.

 

14.03.2018

Giovanni Di Fronzo

 

Si profila un disastro ad Afrin. Nelle scorse settimane le difese delle Ypg/Ypj curde, accompagnate dalle Forze di Difesa Nazionale (NDF) legate al governo siriano sono rapidamente collassate di fronte all’avanzata dell’esercito turco e dei suoi proxy, nonché di fronte ai martellamenti dell’aviazione di Ankara, portati nell’ambito dell’operazione “ramo di ulivo” con lo scopo di rimuovere il cosiddetto Cantone di Afrin a guida del ramo siriano del Pkk; attualmente le forze filo-turche si trovano alle porte di Afrin (800 metri secondo alcune fonti, 2 km secondo altre) e sono sul punto di dividere in due la sacca in mani curde.

 

Al momento la situazione non sembra avere sbocchi: si avvicina una battaglia urbana sanguinosa con le forze filo-turche in netto vantaggio di uomini e mezzi; a nulla sono valsi i rinforzi giunti a migliaia ad Afrin dalle altre aree che le SDF controllano per conto degli USA; tale afflusso nel nord-ovest del paese di miliziani delle Ypg, fra l’altro, hanno costretto nei giorni scorsi i comandi militari yankee a dichiarare che la fase offensiva della battaglia contro l’Isis nelle aree orientali della Siria è sospesa per mancanza di uomini (si è trattata della prima ammissione aperta da parte della coalizione a guida USA che le Ypg sono in pratica l’unica forza militare efficace nell’ambito delle SDF, cosa che tutto il mondo sapeva ma, per l’appunto, non era mai stata ammessa apertamente per salvare le forme nei rapporti con la Turchia). A nulla è valso anche il limitatissimo accordo con il governo di Damasco che ha portato allo schieramento ad Afrin delle NDF, milizie che, essendo forze popolari per lo più volontarie non parte integrante dell’esercito siriano, sono state colpite dall’aviazione turca senza alcuna remora.

 

Vediamo ora come procederà la battaglia urbana.

 

Come considerazione a contorno si può dire che la Turchia sta riuscendo a sfruttare la situazione di isolamento politico del Cantone di Afrin, colpito in un momento in cui i rapporti fra le Ypg e l’asse Siria-Russia erano ai minimi termini: nella battaglia nella provincia di Deir-ez-Zor, infatti, le milizie curde si sono legate strettamente agli interessi strategici degli USA conquistando ai danni dell’Isis quasi tutti i giacimenti petroliferi situati a est dell’Eufrate e rivendicati dall’esercito siriano, che è stato costretto ad attestarsi sulla riva occidentale del grande fiume; ciò, evidentemente, nella convinzione mal riposta che questo servizio reso agli USA sarebbe stato ricambiato con la protezione del Cantone di Afrin, da mesi nelle mire turche. Tuttavia, come prevedibile, il Pentagono ha fatto orecchie da mercante ed ha abbandonato Afrin col pretesto dell’assenza di miliziani dell’Isis nell’area.

 

Nondimeno la Russia, anche a causa di quanto accaduto a Deir-ez-Zor, ha anch’essa privilegiato i rapporti con la Turchia, con cui aveva in piedi gli accordi sulle de-escalation zone, e ha dato il disco verde all’operazione “ramo di ulivo”, impedendo probabilmente anche un più vasto accordo fra Damasco e le autorità di Afrin.

 

Così un’area che era stata toccata relativamente poco dalla guerra e che, quindi, era tra l’altro il rifugio di centinaia di migliaia di profughi, rischia di passare di mano dal modello progressista e democratico delle Ypg all’oscurantismo islamista delle milizie filo turche, che andrebbero a ricongiungersi con i commilitoni, i quali già controllano il triangolo Abab, Azaz, Jarablus dalla precedente operazione militare turca “scudo dell’Eufrate”. Il rafforzamento di tali milizie, duramente colpite nei mesi precedenti dalle vittorie dell’esercito siriano a nord di Hama e nella parte sud-orientale della provincia di Idlib, e, in generale, dell’area di influenza turca potrebbero, tra l’altro, alimentare le ambizioni smisurate di Ankara e prolungare ulteriormente la guerra.

 

Si tratta, pertanto, di un vero disastro. Che, stando alle dichiarazioni del Presidente Erdogan, potrebbe estendersi alla città di Manbij, prossimo obiettivo dichiarato. Per quel che riguarda Manbij, non è chiaro se nell’area vi sia una presenza militare americana a fare da potenziale deterrente; tuttavia, stando alle dichiarazioni ufficiali del pentagono, l’alleanza con le SDF riguarda esclusivamente le aree situate sulla sponda orientale dell’Eufrate, quindi nemmeno Manbij.

 

Al netto di ciò, riporre speranze nell’”alleato”, come si è visto, non garantisce alcuna protezione sicura alle Ypg; né a est, né a ovest dell’Eufrate, aggiungiamo noi. Pertanto, l’alternativa sarebbe anche in questo caso implementare un più largo accordo di coesistenza con Damasco, che dovrebbe prevedere una qualche forma di condivisione del potere nell’area di Manbij e il collocamento di soldati dell’esercito siriano sul confine con la Turchia al fine di togliere ad Ankara il pretesto del “pericolo terrorista sul confine” e di poter svolgere una funzione di deterrenza più ampia rispetto a quella che stanno svolgendo le NDF ad Afrin. Tale opzione converrebbe, ovviamente, anche a Damasco e forse anche alla Russia, la quale, concessa Afrin, potrebbe non avere voglia di alimentare eccessivamente gli appetiti neo-ottomani. Tuttavia, al momento non pare la più probabile.

 

Intanto sull’altro fronte caldo, ovvero l’ex-area di de-escalation del Ghouta Orientale che Damasco e Mosca hanno deciso di porre interamente sotto il controllo dell’esercito siriano, le Forze Tigre stanno rapidamente avanzando e sono riuscite a dividere in due la sacca jihadista, dove le formazioni salafite sotto egida delle potenze straniere (Ahrar al-Sham, Faylaq al-Rahman, Jaysh al-Islam e altre) collaborano con i “terroristi riconosciuti” di Hayat Tahrir al-Sham, ex al-Nusra e continuano a bersagliare il centro della capitale con colpi di mortaio e ad impedire la fruizione dei corridoi umanitari ai civili in fuga.

 

Anche qui si approssima una dura battaglia urbana e i media occidentali, a fronte del sostanziale silenzio su Afrin, sono pieni di report che accusano Damasco di ogni sorta di atrocità, comprese le ormai trite e ritrite menzogne sull’utilizzo di armi chimiche che ci accompagnano ormai dal 2013.

 

Nina Valoti

 

Indagine Bankitalia. Rapporto della Banca d'Italia: situazioni gravi soprattutto al Sud, tra i migranti e per i nuclei con capofamiglia più giovani.

 

Per avere la spiegazione dell’esito elettorale – soprattutto al Sud – basta leggere l’indagine di Banca d’Italia resa nota ieri. Nel 2016, infatti, le persone a rischio povertà sono aumentate al 23 per cento, il massimo storico mai toccato prima. Non solo, l’indice di Gini che misura la disuguaglianza è salito a 33,5 punti. Per trovare un livello simile, spiegano da via Nazionale, bisogna tornare indietro alla «seconda metà degli anni novanta».

 

I DATI ESCONO DA UNO STUDIO condotta dalla Bankitalia su oltre 7mila nuclei familiari nel 2016. E se, analizzando il reddito medio si scopre che è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello dell’indagine precedente del 2014, dopo essere pressochè ininterrottamente caduto dal 2006, si scopre però che è rimasto tuttavia ancora inferiore dell’11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell’anno.

 

PER «RISCHIO POVERTÀ» Bankitalia intende coloro che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano: soglia fissata a 830 euro al mese circa nel 2016). L’incidenza di questa condizione interessa soprattutto le famiglie giovani, del Mezzogiorno, o degli immigrati: nel caso di questi ultimi, ad esempio, sono a rischio povertà ben il 55 per cento degli individui (contro il 33,9 per cento nel 2006). Ma una crescita consistente si verifica anche al Nord del paese, con il rischio povertà passato dall’8,3 al 15 per cento degli individui. Negli ultimi 10 anni fino al 2016 tale rischio è diminuito solo tra le famiglie con capofamiglia pensionato o con oltre 65 anni.

 

QUANTO ALLA DISEGUAGLIANZA, si legge nell’Indagine sui bilanci delle famiglie, il 30 per cento più ricco detiene circa il 75 per cento del patrimonio netto complessivamente rilevato, con una ricchezza netta media di 510mila euro. Oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
La quota di ricchezza netta detenuta dal 30 per cento più povero delle famiglie italiana, invece – in media pari a circa 6.500 euro – è di appena l’un per cento del totale. Inoltre se il reddito ha smesso di cadere nel 2016, bisogna andare cauti anche su questo dato. Infatti, sottolinea palazzo Koch, «il reddito equivalente è ancora inferiore di 11 punti percentuali a quello registrato» nel 2006. Insomma resta ancora del lavoro da fare per ritornare ai livelli pre-crisi.

 

NEL 2016 IL REDDITO ANNUO familiare, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è stato in media pari a circa 30.700 euro, contro i 30.600 euro nel 2014. Al netto della variazione dei prezzi è un valore che l’indagine definisce «sostanzialmente analogo» a quello di 2012 e 2014 «ma ancora inferiore di circa il 15 per cento a quello registrato nel 2006». Gli italiani si confermano proprietari di case e cauti sul ricorso ai finanziamenti. In Italia circa il 70 per cento delle famiglie è proprietaria dell’abitazione in cui risiede e alla fine del 2016 solo il 2 per cento delle famiglie possedeva immobili che non comprendevano l’abitazione principale. La quota di proprietari è però ancora diminuita tra le famiglie con capofamiglia fino a 45 anni dal 59 al 52 per cento tra il 2006 e il 2016. Da Palazzo Koch spiegano che tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta è diminuita, quasi interamente per effetto del calo del prezzo delle case.

 

LA QUOTA DI FAMIGLIE indebitate si è ridotta dal 23 al 21 per cento tra il 2014 e il 2016. Tra il 2006 e il 2016 il calo della quota di famiglie indebitate è stato più marcato (oltre 10 punti percentuali) per le famiglie con capofamiglia tra i 25 e i 45 anni, riflettendo soprattutto il minor ricorso al credito al consumo. Se uno su quattro erano a rischio di scivolare nella povertà nel 2016, un livello mai toccato, alcune categorie lo erano più di altre. Via Nazionale spiega che il rischio è più elevato per le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito, nato all’estero, e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Sembra proprio l’identikit di chi ha votato M5s.

 

TRA IL 2006 E IL 2016 infine la ricchezza netta delle famiglie è diminuita del 5 cento, quasi interamente per effetto del calo dei prezzi delle case, che costituiscono sempre il grosso del patrimonio degli italiani.

 

12.03.2018

 

Giorgio Cremaschi di stamattina in Tv! Ascoltate una cosa verissima e che nessuno ha avuto il coraggio di dire: a 7 giorni dal voto tutti a parlare delle esigenze dei "rappresentanti", quali accordi possibili, quali equilibri e giochi di ruolo, alleanze trasversali a programmi ed esperienze, e nessuno che dica una parola sulla volontà dei rappresentati!
Quando si tornerà a parlare dei problemi reali e soprattutto di quali strategie in campo per risolverli

 

12.03.2018

 

In queste ore l’esercito turco avanza ed è ormai a pochi chilometri dalla città di Afrin nel nord della Siria.

 

Con la complicità dei governi europei Erdogan sta aggredendo e minacciando l’esperienza democratica più avanzata in Medio Oriente.

 

Raccogliamo l’appello del popolo curdo alla mobilitazione internazionale.

 

Il Comitato Politico Nazionale invita tutto il Partito alla immediata mobilitazione in tutte le città italiane, con presidi e manifestazioni, coordinandosi con Potere al Popolo, Rete Kurdistan e tutte le realtà associative e di movimento interessate.

 

 

11.03.2018

Siria. La città divenne famosa nel 2015 per la resistenza dei combattenti curdi capaci, dopo aver subito un assedio di quattro mesi, di infliggere la prima sconfitta allo Stato Islamico. Intanto l'esercito siriano avanza a Ghouta Est da dove ieri sono stati evacuati 13 qaedisti di HTS.

 

Le truppe turche e i mercenari dell’Esercito libero siriano (Els) sono a pochi chilometri da Afrin, l’enclave curda nel nord siriano, e Recep Tayyip Erdogan alza ancora la posta. L’offensiva “Ramo d’olivo” cominciata il 20 gennaio ed entrata nella sua seconda fase il 2 marzo, sarà estesa fino al confine con l’Iraq, compresa Kobane, ha annunciato ieri il presidente turco in un discorso televisivo pronunciato a Mersin.

 

Ankara pur di ottenere i suoi obiettivi non si fa scrupolo di prendere di mira anche Kobane, la città divenuta famosa nel 2015 per la resistenza e l’orgoglio dei combattenti curdi capaci, dopo aver subito un assedio di quattro, di capovolgere le sorti della battaglia e di infliggere la prima sconfitta ai jihadisti dello Stato Islamico.

Ad Erdogan non importa nulla del coraggio dimostrato in quella occasione dai curdi. «Una volta che Afrin sarà purificata dai terroristi, ripuliremo anche Manbji, Ayn al Arab (nome arabo di Kobane, ndr), Tal Abyad, Ras al Ain e Qamishli», ha avvertito.

 

In quello stesso momento a centinaia di chilometri più a sud, l’esercito siriano continuava ad avanzare all’interno di Ghouta Est, la zona a ridosso di Damasco dal 2012 nelle mani di Jaish al Islam, Failaq ar Rahman e altri gruppi jihadisti e salafiti appoggiati da miliziani giunti da altri Paesi e finanziati dall’Arabia saudita.

 

Le truppe governative ora controllano circa il 40% della Ghouta orientale e sono riuscite a spaccare l’area in tre parti isolando Douma e prendendo il controllo della strada che da questa città porta ad Harasta. Infine nelle ultime ore hanno ripreso anche Misraba, malgrado Jaish all’Islam e altri gruppi sostengano di aver respinto l’offensiva governativa. All’interno di questa enorme zona di combattimento ci sono diverse decine di migliaia – centinaia di migliaia secondo altre stime – di civili soggetti a cannoneggiamenti, bombardamenti e tiri dei cecchini.

 

Uomini, donne e bambini che non riescono a mettersi in salvo nonostante il corridoio umanitario aperto dall’esercito a Wafedin su richiesta del presidente russo Putin, perché i jihadisti non lo consentono. Lo afferma anche Sajjad Malik, il rappresentante dell’Unhcr in Siria, che tuttavia ha anche denunciato i raid aerei governativi. Sino ad oggi solo un pugno di civili ha potuto mettersi in salvo.

 

Quasi mille invece, secondo fonti legate all’opposizione siriana, sono rimasti uccisi in bombardamenti aerei e combattimenti. Malik nei giorni scorsi è riuscito a portare aiuti umanitari alla popolazione della Ghouta e ha riferito di una situazione drammatica. Ieri comunque qualcuno è riuscito a lasciare la zona dei combattimenti. Si tratta di 13 uomini di Hayat Tahrir al-Sham, la coalizione armata controllata dal An Nusra, il braccio siriano di al Qaeda. Erano stati presi prigionieri da Jaish al Islam durante uno dei numerosi e frequenti litigi tra i vari gruppi islamici radicali che impropriamente vengono definiti “ribelli” dai media internazionali.

 

La Turchia ha preso il controllo di circa 850 kmq nell’area di Afrin e il suo obiettivo è di occupare circa 2 mila kmq nel nord della Siria, ha spiegato Erdogan. E il contributo dell’Els all’offensiva turca si sta rivelando decisivo. I mercenari ieri hanno conquistato altri villaggi a nord di Afrin: Qurt Qulaq Kafr Rum, Horan, al Tiflah e Zamalqah. Ankara e i suoi alleati intendono eliminare dal confine turco-siriano i combattenti curdi delle Ypg e il loro partito, l’Unione democratica, che considerano “terroristi” perché legati al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che da anni lotta per i diritti dei curdi in Turchia.

 

Erdogan ieri non ha avuto riguardi neppure per la Nato che ha accusato di avere doppi standard nella sua politica e di aver negato sostegno alla Turchia (Paese membro del Patto Atlantico). Il suo ministro degli esteri, Mevlut Cavusoglu, invece ha annunciato che Stati Uniti e Turchia hanno raggiunto un’intesa comune per la «stabilizzazione della città di Manbij», nel nord della Siria e di altre città ad est del fiume Eufrate. Ankara chiede che Washington metta fine a qualsiasi sostegno al sostegno alle formazioni combattenti curde.

 

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