Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

10.03.2018

 

Il corteo antirazzista che vuole ricordare Idy Diene, cittadino senegalese ucciso "per caso" a Firenze lunedì scorso da un pensionato fiorentino, Roberto Pirrone.


Non è possibile rimanere zitti, soprattutto perché il sindaco di Firenze Nardella non solo ha negato alla comunità il lutto cittadino e qualsiasi riconoscimento del dolore, ma perché la reazione di molte persone è stata più tesa a indignarsi per due fioriere rotte che per una vita spezzata!
Restiamo umani, lo abbiamo detto nella campagna elettorale e lo ripetiamo ora.

 

Potere al Popolo è ora in corteo anche a Firenze!
Sempre dalla parte degli ultimi, degli esclusi, degli sfruttati!

09.03.2018

Giorgio Cremaschi

 

L’accordo sul sistema contrattuale firmato con scene di giubilo comune tra i vertici di CgilCislUil e quelli di Confindustria è la peggiore politica di austerità fatta contratto. Esso conclude un percorso iniziato nel 2009 da un’ intesa che la Cgil inizialmente non sottoscrisse, salvo poi cambiare idea successivamente.

 

L’ultimo contratto dei metalmeccanici sottoscritto anche dalla Fiom – il peggiore della storia della categoria con zero aumenti salariali, la flessibilità a go go e i fondi sanitari- ha dato il via libera definitivo a quest’intesa.


L’accordo programma la riduzione dei salari impedendo di chiedere aumenti nei contratti nazionali e legando rigidamente quelli aziendali ai massimi profitti dell’impresa. Nello stesso tempo flessibilità e precarietà sono assunti come elementi costitutivi del rapporto di lavoro. E l’orario di lavoro e l’intensità della prestazione possono solo aumentare.

 

Questa è la nuova costituzione delle relazioni sindacali e l’organizzazione che non l’accetta vedrà messo in discussione il suo stesso diritto ad esistere.

Un accordo liberticida contro tutti i diritti dei lavoratori.


I metalmeccanici tedeschi hanno raggiunto le 28 ore settimanali con aumento dei salari. L’accordo sul sistema contrattuale italiano non solo impedisce che simili risultati possano essere mai acquisiti, ma vieta persino che possano essere richiesti. La piattaforma della IgMetall nel sistema sottoscritto da Camusso e compagnia sarebbe semplicemente fuorilegge. Neppure i vertici della UE avrebbero saputo imporre ai lavoratori italiani un sistema così capace di farli lavorare sempre di più e guadagnare sempre di meno.


CgilCislUil e Confindustria cancellano la possibilità per i lavoratori di ottenere contratti degni di questo nome, ma si mettono definitivamente assieme in affari. Fondi pensione, sanità privata, formazione e traffici vari sul lavoro, di questo si occuperanno davvero.


Alla firma dell’intesa i leader sindacali e confindustriali si sono abbracciati e hanno fatto sapere alla politica che essa non deve occuparsi di loro, che i lavoratori sono roba loro. Pensano così di essersi salvati dal crollo del PD, partito che, pur con finte polemiche, hanno sempre sostenuto. Hanno organizzato un sindacato unico di regime in cui padroni e vertici sindacali operano affratellati in una sola corporazione.
E hanno offerto i servigi di questo “sindacato” al nuovo governo, qualunque esso sia purché sia responsabile.


Questo accordo della vergogna, sottoscritto senza neanche un’assemblea nei luoghi di lavoro, è come la controriforma costituzionale di Renzi. E deve fare la stessa fine. Combattere e rovesciare il sindacato CGILCISLUILCONFINDISTRIA è oggi indispensabile per riconquistare diritti, salario e libertà in tutto il modo del lavoro.


PS : Guardate questa foto, non hanno neanche il senso del decoro..

08.03.2018

Redazione USB

 

Come in un copione già scritto, non sono passate che poche ore dall’esito elettorale ed ecco l’Unione Europea, e per lei la Commissione Europea, prendere carta e penna ed entrare immediatamente nelle nostre questioni interne. Non usa certo toni diretti, né potrebbe farlo, ma come sempre quando c’è da riportare ordine, usa quel tono sibillino e sornione con cui le cose si dicono ma è come se si trattasse di amichevoli e disinteressati consigli.

 


Non è infatti sfuggito a Moscovici né a Dombrovskis che dalle urne siano uscite come forze preponderanti destinate a governare l’Italia due compagini che dell’euroscetticismo hanno fatto, in campagna elettorale, uno dei cavalli di battaglia, forse quello politicamente più rilevante. E allora ecco i rimbrotti sull’accelerazione del costo del lavoro (sic!), sulle poche privatizzazioni, sul mancato alleggerimento della tassazione per i “fattori produttivi” (leggi sistema delle imprese), sulle “barriere significative” ad ostacolare gli affari, sul livello del debito ma soprattutto la messa in guardia dall’eventuale marcia indietro sulla riforma previdenziale che potrebbe peggiorare la sostenibilità del sistema paese.

 


In poche parole un vero e proprio monito preventivo al governo che verrà perché lasci perdere le boiate pre-elettorali, buone per prendere voti ma non per governare un paese, e si dedichi con professionalità e accondiscendenza a proseguire nel solco tracciato dai precedenti governi, quello cioè di seguire con attenzione e disponibilità le indicazioni, o meglio i diktat, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il pilota automatico è sempre pronto, sembrano dire nemmeno troppo velatamente da Francoforte, e il suo utilizzo dipenderà da che tipo di governo gli italiani saranno capaci di inventarsi nelle pieghe del risultato elettorale. Se sarà compatibile o meno con i progetti europei o, come roboantemente affermato sia da Salvini che da Di Maio si discosterà significativamente da questi.

 

7 mar 2018

 

Comunicato stampa del Partito della Sinistra Europea sull’8 Marzo,

 

Negli ultimi anni c’è stato un rilevante aumento delle disparità di genere in Europa e nel mondo, una disuguaglianza che si fa sentire in tutti i settori e non solo non si sono visti passi in avanti, ma c’è stata purtroppo un’evidente regressione.


Nel 2017, in particolare, siamo tornati alle percentuali del 2006, con l’indice globale del divario di genere pari al 68%. Pertanto, il Partito della Sinistra Europea (EL) denuncia ancora una volta con determinazione l’enorme squilibrio tra le donne e gli uomini nella loro partecipazione politica ed economica, il che non è solo un problema di uguaglianza, ma un problema strutturale della società, in cui il machismo e i sistemi patriarcali capitalisti si diffondono in tutte le aree sociali.


Nel mercato europeo del lavoro, il divario salariale è del 16%. Attualmente, il notevole ricorso al lavoro part-time, l’instabilità contrattuale e il difficile accesso al mercato del lavoro per le donne più giovani sono solo alcuni dei maggiori problemi affrontati dalle lavoratrici.
I settori e le professioni sono segregati. Inoltre, in quasi tutti i settori, gli uomini vengono più spesso promossi a posizioni dirigenziali. Questa segregazione “verticale” spiega una percentuale significativa del divario salariale tra uomini e donne, così come il consolidamento del cosiddetto “soffitto di vetro” che limita le donne nel loro lavoro e nella loro progressione professionale.


Alle donne è ancora socialmente imposto di essere pienamente e unicamente responsabili per l’infanzia e le faccende domestiche. Questo si traduce nella difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare per le donne, un ambito in cui c’è pochissima regolamentazione e nessuna visibilità.
A causa delle difficoltà che le donne incontrano a questo riguardo, in molti casi le donne sono le uniche a prendere il congedo per la maternità e l’allattamento e spesso usufruiscono della possibilità di ridurre l’orario di lavoro per prendersi cura dei propri figli.


In molte occasioni, scelgono posti di lavoro in settori che consentono loro di conciliare la vita familiare con l’occupazione e in altre occasioni, poiché lo stipendio che ricevono è inferiore a quello degli uomini, decidono di dimettersi dal lavoro, il che solitamente equivale ad uscire definitivamente dal mercato del lavoro.


A causa di queste disparità, le donne sono nuovamente discriminate, poiché la durata della carriera professionale ha un effetto diretto sul divario nelle pensioni.
Nel campo della salute e dei diritti civili, l’OMS stima che le complicazioni derivanti da aborti non sicuri causano 47.000 decessi ogni anno e rappresentano il 13% del totale delle morti materne nel mondo.
Il diritto all’aborto è un problema politico. Negare a una donna il suo diritto all’aborto sta limitando il suo potenziale umano, ed è per questo che questo diritto è stato una delle prime richieste per la liberazione delle donne. La decisione di interrompere una gravidanza indesiderata è la risposta a un problema personale e privato in un determinato momento. Non è una dimostrazione del tuo modo di pensare o delle tue convinzioni.


Per tutto ciò, in quanto Partito della Sinistra europea, chiediamo in materia di lavoro:
- l’eliminazione del divario salariale per legge, a livello europeo, come stabilito dal TFUE nel suo articolo 157 e nell’articolo 4 della direttiva sull’uguaglianza tra uomini e donne (2006/54 / CE) che stabilisce il principio dell’uguaglianza salariale: lavoro uguale, salario uguale.
- Una vera battaglia europea contro la segregazione settoriale e professionale. Combattere gli stereotipi e la segregazione nell’istruzione, nella formazione e nel mercato del lavoro, enfatizzando le pari opportunità e promuovendo l’accesso delle donne nei settori produttivi che sono occupati da uomini.
- L’emancipazione economica delle donne è urgentemente necessaria, attraverso la promozione di politiche incentrate sull’equilibrio tra vita familiare e vita professionale.
- L’indipendenza economica, con un’efficace distribuzione delle faccende domestiche e con Stati che garantiscano i servizi pubblici, la stabilità occupazionale e la parità di retribuzione.
- Un sistema pubblico che garantisca pensioni dignitose per tutti, indipendentemente dallo stato civile o dal lavoro svolto, è essenziale.


Chiediamo l’aborto depenalizzato e libero senza i limiti delle valutazioni dei casi e delle scadenze legali, che aumentano i rischi per la salute delle donne a causa di procedure senza controllo medico e le disuguaglianzi sociali per quanto riguarda la libera scelta della maternità, così come la salute sessuale e riproduttiva. Chiediamo anche l’inclusione dell’istruzione sessuale e della contraccezione in tutti i programmi europei di educazione e salute.
Infine, EL supporta tutte le mobilitazioni dell’8 marzo: dagli scioperi femministi alle manifestazioni e a tutti gli eventi nei quali si chiede uguaglianza tra donne e uomini, in Europa e nel mondo.

 

05.03.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo 

 

«Oggi milioni di italiani sono felici per avere travolto una classe dirigente arrogante. La sconfitta del Partito Democratico di Renzi e più in generale della classe dirigente del centrosinistra e dello stesso Berlusconi è certamente un fatto positivo. Che i responsabili di politiche antipopolari che si preparavano al governo di “larghe intese” escano fortemente ridimensionati non può che farci piacere. Noi però non possiamo gioire.

L’orrenda propaganda xenofoba della Lega ha sfondato anche perché si è potuta presentare come sociale e popolare grazie a un PD forsennatamente neoliberista. Purtroppo non è stata un nuova sinistra radicale a incarnare il desiderio di rottura ma un partito come il Movimento 5 Stelle, che è stato percepito come lo strumento più efficace per farla finita con i responsabili della crisi sociale che vive il nostro paese.

 

Anche se ha raccolto tanti voti di sinistra, il M5S ha tenuto su temi fondamentali come l’immigrazione un profilo ambiguo e a volte simile a quello dei leghisti. In assenza di una proposta di sinistra forte e di rottura col passato, il malcontento non poteva che andare in altre direzioni. Il risultato di LeU conferma che avevamo ragione quando dicevamo che solo una sinistra nuova e radicale poteva chiamare a raccolta i giustamente delusi e arrabbiati.

 

Non potevano essere i leader del centrosinistra defenestrati da Renzi i campioni della rinascita della sinistra. Lo abbiamo ripetuto in tutte le lingue inascoltati.

 

Con Potere al popolo abbiamo fatto una scelta etica e politica coraggiosa e che sapevamo difficilissima. Non possiamo nasconderci che il risultato elettorale è insoddisfacente ma il patrimonio di energie militanti che si è riaggregato e che ha consentito in due mesi una campagna senza soldi e nella quasi totale invisibilità mediatica è un potenziale importante.

 

L’entusiasmo e la partecipazione che il progetto ha suscitato avevano creato aspettative forse eccessive, considerato che milioni di persone neanche hanno potuto conoscere la nostra lista. Il movimento che abbiamo contribuito a creare è solo un primo passo.

 

Grazie a tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista per aver lavorato con grande impegno per tenere aperta una speranza in questo paese. Non ci lasceremo demoralizzare: lavoriamo già da oggi per il rilancio di Rifondazione Comunista e del progetto di Potere al popolo.

Il fallimento delle politiche neoliberiste produce instabilità e imbarbarimento della società. E richiede da parte nostra senso di responsabilità: dobbiamo lavorare senza autoreferenzialità e con umiltà, per costruire un’alternativa di sinistra radicale e popolare».

 

 

Adriana Pollice

Il Manifesto

 

Sinistra. La lista chiude a Napoli, dove Renzi ha dato forfait e Berlusconi torna oggi per sfidare il silenzio elettorale. Con l'occhio alla soglia di sbarramento ma già un programma per il futuro. «Abbiamo messo in connessione le lotte dei territori|, dice Viola Carofalo.

 

Sul palco montato in piazza Dante, Viola Carofalo sale per dire che il 4 marzo, comunque andrà, sarà solo una tappa: «Indietro non si torna, la strada è lunga, la gente che abbiamo incontrato ci ha detto che di Potere al popolo c’è bisogno, nessun passo indietro». La lista nata dall’Ex Opg Je so’ pazzo chiude la campagna elettorale a Napoli. La line up della serata è una dichiarazioni d’intenti politica.

 

APRONO LE DANZE i grandi vecchi del combat folk, ’E Zezi, il gruppo operaio di Pomigliano d’Arco nato dalle lotte in fabbrica. Poi la satira della giornalista Francesca Fornario quindi musica con Francesco Di Bella, ex frontman dei 24 Grana, re della scena Indie impastata nel «napulegno». C’è Sabina Guzzanti e gli attivisti di Pap sperano che faccia l’imitazione di Viola. Gran finale con Franco Ricciardi. L’artista che ha portato a sintesi l’anima neomelodica e la tradizione rock partenopea, si schiera a modo suo: «Io sto col popolo». Alle 21 la piazza comincia a riempirsi, tra il pubblico le bandiere della Palestina e una folta comunità di rifugiati e richiedenti asilo con la spilla di Pap. Sono tra gli utenti dell’ambulatorio popolare e dello sportello legale. Si fermano per la foto ricordo con il logo di Potere al popolo.

 

NEL 2013 IL PDL SCELSE di chiudere la campagna elettorale a Napoli: Silvio Berlusconi era atteso alla Mostra d’Oltremare gremita di giornalisti e sostenitori, recapitati in pullman formato gita organizzata. Esploso lo scandalo «cene eleganti», c’erano pesino le telecamere internazionali dalla Germania, Svizzera, Norvegia, Francia e Giappone, l’intervento saltò «causa uveite», sostituito da un collegamento video. Un mese prima Nicola Cosentino era scappato con le liste elettorali campane, da cui era stato depennato, inseguito da Nitto Palma e Denis Verdini.
Anche il Pd aveva chiuso la campagna elettorale a Napoli con l’allora segretario Pierluigi Bersani in una semideserta piazza del Plebiscito. Cinque anni dopo Berlusconi ha cancellato lo show in teatro, la scorsa settimana, sostituito da una pizza oggi sul lungomare. L’attuale segretario dem, Matteo Renzi, aveva deciso di sfidare il nemico in casa presentandosi a Pomigliano, città di Luigi Di Maio, ma il rischio flop lo ha tenuto lontano.

 

POTERE AL POPOLO HA SCELTO la piazza: «È stata tutta una pazzia – racconta Viola – ma chiudere tra la gente era la conclusione più logica. Siamo andati porta a porta, distribuito volantini, siamo stati nelle strade, abbiamo fatto politica come si faceva una volta, resta il fatto che averci emarginato in tv ci penalizzerà. Chi già ci conosce ci apprezza, il problema è raggiungere chi vive in zone dove non arriviamo con il nostro impegno. Quelle rare volte in cui sono stata invitata nei salotti televisivi ho scoperto che i politici di centrodestra e centrosinistra, quando non sono inquadrati, hanno una genuina simpatia gli uni per gli altri. Io invece li detesto, sono completamente scollegati dalla realtà».

 

LA CAMPAGNA ELETTORALE è però servita: «Il precipitato più importante è stato aver federato le lotte, aver messo in connessione i territori – conclude Viola -. Al Sud sappiamo cosa succede a Roma o al Nord perché lo raccontano i mezzi d’informazione, al Centro Nord invece non conoscono il Sud. In una delle ultime trasmissioni in cui sono stata mi è scappato un uagliu’, i compagni mi hanno subito scritto ’abbiamo appena perso uno 0,5% sulla media nazionale’».

 

PER PAP IL METODO è importante: «Siamo stati invitati a molti dibattiti con altri partiti – racconta Chiara Capretti -, di solito i nostri competitor volevano intervenire per primi e poi andare via, non facevano neppure finta di ascoltare cosa aveva da dire chi aveva organizzato l’incontro. Per noi intervenire per ultimi è un’opportunità per ascoltare e imparare. Giriamo nei quartieri, tra i lavoratori, e ci domandiamo dove siano i politici di professione. Poi scopri che nel centro storico, a una settimana dal voto, aprono sedi elettorali che poi spariranno».
Potere al popolo non ha aperto una sede elettorale ma occupato una chiesa del Cinquecento abbandonata per dare ospitalità ai senza tetto: «Non abbandoneremo mai le nostre pratiche, neppure se dovessimo entrare in parlamento. In quella chiesa adesso vivono una ventina di persone che autogestiscono lo spazio. Una donna ucraina era finita per strada perché aveva perso il lavoro, l’abbiamo aiutata e adesso vive con una connazionale. A un ragazzo tossicodipendente abbiamo trovato un posto in comunità; un altro ragazzo e il suo compagno adesso hanno una casa. La nostra idea non è creare dei megadormitori dove fare assistenza ma aiutare chi ha bisogno a emanciparsi».

Potete vedere il filmato nella pagina  https://rifondazionesantafiora.it/node/1230

 

03.03.2018

 

Il voto a Potere al popolo è un voto contro una politica al servizio dei più ricchi e potenti. E’ un voto per una sinistra nuova e radicale che farà opposizione al governo di “larghe intese”. Una sinistra senza se e senza ma. Porteremo in parlamento attiviste e attivisti che hanno imparato nelle strade e nelle lotte sociali e ambientali come si fa opposizione.

E’ un voto per l’attuazione della Costituzione e l’abolizione di tutte le pseudo riforme che hanno reso questo paese più povero e ingiusto».

02.03.2018

 

Ieri pomeriggio, la nostra portavoce Viola Carofalo è stata ospite di Tribuna Politica su Rai2.Tantissimi i temi che emergono dal dibattito: sanità, scuola, ambiente, sicurezza, lavoro!
Votare centro-destra, centro-sinistra o i 5 stelle non determinerà nessun cambiamento di rotta rispetto a quello che abbiamo visto e subito in questi anni.
Potere al Popolo è l'unica ventata di freschezza in questo scenario politico ed è l'unico movimento che vuole davvero fare gli interessi della maggioranza, di chi non è stato mai realmente rappresentato da nessuno.
Il 3% non è impossibile ma abbiamo bisogno dell'aiuto di tutte e tutti voi: condividete questo video, parlate con amici e parenti, provate ad adottare gli indecisi.


IL 4 MARZO VOTA CHI FA LA DIFFERENZA, VOTA POTERE AL POPOLO!

 

01.03.2018

In diretta da Roma, serata di chiusura della campagna elettorale di Potere al Popolo!
Intervento di Viola Carofalo!

 

 

 

Dalla lotta alle diseguaglianze alla cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, dall’abrogazione del 41bis ai diritti civili, parla la candidata di Potere al Popolo, la lista nata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo. LeU? “Contigui al Pd”. Il M5S? “Un pezzo di establishment”. E i suoi tre punti di riferimento sono Mandela, Brecht e la partigiana Nori Brambilla. Infine si scaglia contro il voto utile: “Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio”.

intervista a Viola Carofalo di Giacomo Russo Spena

“Ci è chiaro chi sono i nostri nemici: sono gli speculatori, i grandi evasori fiscali, i devastatori dell’ambiente, le cricche e chi ci sfrutta con lavori precari o gratuiti”. Viola Carofalo è la portavoce di Potere al Popolo. Si mette a ridere se la chiamano candidata premier o segretaria. Preferisce esser definita per quel che è: ricercatrice universitaria e attivista. Non ha mai avuto una tessera di partito, ha 37 anni ed è militante del centro sociale napoletano Je so’ pazzo. Dove sorgeva un Opg, dal 3 marzo 2015 c’è un collettivo di giovani che agisce sul territorio con pratiche di mutualismo e fornisce servizi per la cittadinanza. Sulle cronache nazionali è diventata nota quando lo scorso 18 giugno, ai tempi del Brancaccio, ha contestato Anna Falcone rea, secondo lei, di essere troppo vicina al ceto politico della sinistra: “Basta con i giochini elettorali, la sinistra deve imparare dalle lotte dei movimenti. E i dirigenti attuali, che sono parte del problema, devono farsi da parte”, sosteneva in quell’occasione. Alla fine Anna Falcone si è candidata come indipendente con Liberi e Uguali, lei ha lanciato insieme a Rifondazione e Comunisti Italiani una sigla nazionale: Potere al Popolo. A sorpresa, la lista ha raccolto le firme per presentarsi in ogni collegio ed ora punta a superare la soglia di sbarramento del 3 per cento: “Ce la faremo, sono ottimista” dice Viola Carofalo. Poi, aggiunge, “il progetto di Potere al Popolo continuerà, a prescindere dal voto, anche dopo il 4 marzo”.

Perché un centro sociale napoletano ha deciso di lanciare, da un giorno all’altro, una lista nazionale?

Assistiamo ad un terribile spostamento a destra del dibattito pubblico. Se pensiamo alle dichiarazioni successive all’attentato fascista di Traini, vediamo che il problema sono sempre i migranti e non l’ondata neofascista nel Paese o i veri responsabili della crisi economica. Negli anni i governi – sia centrodestra che centrosinistra – hanno smantellato la scuola pubblica e il lavoro. Ha trionfato l’ultraliberismo. Essendo un centro sociale non siamo mai stati all’interno di percorsi politici a sinistra ma la situazione era troppo grave per rimanere con le mani in mano. Ci siamo detti: “Non ci rappresenta nessuno, proviamoci noi”. 

In Italia esistono due blocchi di potere: il centrodestra e il centrosinistra. Il cosiddetto voto antisistema è, invece, rappresentato dal M5S che sondaggi alla mano è il primo partito in Italia. Intorno alla figura di Pietro Grasso si sta organizzando un quarto polo, a sinistra del Pd e per i delusi del renzismo. Mi spiega dov’è lo spazio politico per Potere al Popolo, a quale elettorato puntate?

Sgombriamo il campo da equivoci: il Pd non è di sinistra. Ed anche Liberi e Uguali non rappresenta una reale alternativa, è in totale contiguità col Pd. Loro stessi dichiarano di voler ricostruire un nuovo centrosinistra. Tra l’altro, scegliendo come leader Grasso e Boldrini, seconda e terza carica dello Stato, si rappresentanto come una lista di Palazzo. A sinistra esiste un popolo, ormai disilluso, che si rifugia nell’astensionismo o nel M5S, dobbiamo rivolgerci a loro. Dobbiamo ridare speranza ai tanti delusi dalla politica. Potere al Popolo è un voto di rottura col Sistema e di costruzione di un’alternativa alle destre nel Paese. 

I sondaggi vi danno tra l’1 e il 2 per cento. Perché un elettore di sinistra – che individua la priorità nei beni comuni o nella lotta alle diseguaglianze – dovrebbe votare per voi e non LeU che è data intorno al 6?

Lo dico con fermezza: il voto a LeU è un voto ad una parte del Pd. Inoltre, sono stati al governo fino a due mesi fa e non si sono opposti a quei provvedimenti che ora criticano (penso al Jobs Act o al decreto Minniti). Ma che credibilità possono avere? 

Stanotte un militante di Potere al Popolo è stato accoltellato a Perugia. Sia Grasso che Boldrini hanno chiesto lo scioglimento dei gruppi neofascisti in Italia. Almeno su questo andate d’accordo, o no?

È il minimo indispensabile, lo dovebbero dire tutte le forze democratiche. I gruppi neofascisti non esistono da un mese ma da anni e questa dichiarazione, seppur giusta, sarebbe stata più utile se fosse stata enunciata prima della campagna elettorale, sollecitando il Parlamento.

L’attore Marescotti ha dichiarato, in una recente intervista su MicroMega, che pur essendo comunista ingoierà il rospo e voterà il M5S in quanto “voto tattico” per fermare le destre. Il voto a PaP sarebbe un voto sprecato ed inutile. E credo che Marescotti incarni un pensiero diffuso a sinistra. Come replica?

Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio, punto. Tra l’altro, il ragionamento di Marescotti (o di chi per lui) è pericoloso. Se è vero che il voto al M5S non va a rafforzare l’inciucio Berlusconi/Renzi, dall’altro è un movimento che ha posizioni di destra su sicurezza e immigrazione. E, persino, sul lavoro hanno idee convergenti col liberismo. Stanno persino assumendo tratti dell’establishment: Di Maio che va a parlare coi lobbisti della City è tutto tranne che un voto anti Sistema. Infine, i grillini sono stati all’opposizione per 5 anni avendo molti deputati: non hanno strappato né ottenuto nulla. È il voto al M5S ad essere sprecato.
 
Sostiene che il M5S sul lavoro ha posizioni neoliberiste, però è favorevole all’introduzione del reddito di cittadinanza. Sul tema del reddito voi di Potere al Popolo siete spaccati al vostro interno?

Siamo per il reddito anti povertà, quello proposto dal M5S è vincolato al lavoro. Sono due proposte ben differenti. Il M5S ha seguito il meccanismo inglese, più vicino al pauperismo che al raggiungimento di migliori condizioni reali per i soggetti più deboli. Ad esempio se un disoccupato risiede a Caltanissetta e viene chiamato per lavorare a Trento, è costretto ad accettare perché nella loro proposta è previsto il trasferimento da una città all’altra. Un’assurdità.

Nel programma parlate molto di lavoro proponendo la cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, inoltre promettete la piena stabilizzazione. Ma i soldi da dove li prendete? Avete pensato alla copertura finanziaria?

Abrogare la Fornero costa 20 miliardi di euro cioè quanto speso nel decreto salvabanche. Di cosa siamo parlando? È un problema di priorità politiche. Il tema centrale è quello della redistribuzione delle ricchezze, bisogna togliere a chi ha di più: patrimoniale sulla casa, tassazione dei grandi capitali, contrasto all’evasione, sistema fiscale fortemente progressivo, Infine, riduzione delle spese militari che rappresentano un dissanguamento per le casse italiane.

Leggo che siete per l’abolizione dell’ergastolo e del 41bis. Se non foste quotidianamente attivi nell’antimafia sociale uno penserebbe che lo dite per prendervi i voti dei clan della criminalità organizzata, ne è consapevole? 

Siamo per la riforma del sistema giudiziario: il carcere, ad oggi, è una discarica sociale dove ci finiscono solamente i poveracci, chi non si può permettere un buon avvocato, chi ha commesso piccoli reali di microcriminalità o i tossicodipendenti. La recidività è altissima perché non esiste nessun percorso di reinserimento socio-lavorativo. Il carcere ha solo un impianto punitivo. La nostra Costituzione, invece, ci imporrebbe altro.

Capisco il ragionamento sul carcere come luogo dell’emarginazione sociale ma perché togliere il 41bis per i mafiosi?

Il 41bis è tortura. Questo non lo dice Potere al Popolo ma l’Onu. E quando noi parliamo di superare il 41bis non vogliamo aprire la porta ai mafiosi o aiutarli a comunicare con l’esterno. Ci mancherebbe. La nostra attenzione si sofferma su alcuni aspetti che hanno a che fare soltanto con la mera vendetta. Vogliamo cancellare quelle forme che reputo disumane per i reclusi nel 41bis come il mangiare solo pasti freddi o il non poter leggere nemmeno un libro. Se la tortura non va bene, non va bene per nessuno. Non si possono fare i distinguo. Altrimenti poi giustifichiamo anche Abu Ghraib o Guantanamo.

Nel programma parlate di “rompere l’Unione Europea dei trattati”. Che intendete? La dicitura è alquanto ambigua. Ad esempio, siete pro o contro l’euro?

Dobbiamo lavorare su due livelli: un Plan A e un Plan B. Non siamo contrari all’Europa in senso nazionalista, ma l’Unione Europea così com’è non va bene. È da riformare perché con la gabbia dell’austerity e coi vincoli del pareggio di bilancio, in questi anni, ci hanno imposto soltanto smantellamento dello Stato sociale, tagli a servizi, sanità, scuola, pensioni e compressione dei diritti sul lavoro. La risposta non sta nell’inseguire le destre né nell’abbracciare il concetto di sovranità nazionale – sono e resto internazionalista – ma nella costruzione di un’Europa che dia diritti ed opportunità alle classi popolari. Questo è il piano A. Ma se si scoprisse che questi trattati non sono riformabili dall’interno, o che non ci siano i rapporti di forza per farlo, guardiamo con interesse ad un piano B. Non moriremo per l’Europa, siamo disposti anche a rompere con essa.

E in cosa consisterebbe questo piano B? Il ritorno alla patria?

Non ci interessa la sovranità nazionale, quella è un feticcio, ma un’unione con gli altri Paesi del Sud Europa, in difficoltà come l’Italia, coinvolgendo anche gli Stati del Nord Africa. Un’Europa del Mediterraneo – popolare e solidale – contro la locomotiva tedesca. 

Sempre nel vostro programma c’è scritto che siete per “l’abrogazione dell’articolo 7 con il richiamo ai Patti Lateranensi, per la piena affermazione del principio di laicità dello Stato in tutte le sfere della vita pubblica”. Come mai non fate alcun cenno alle questioni del fine vita e dell’eutanasia? 

Siamo favorevoli su entrambi i temi. Quando si parla dei diritti civili, tra l’altro, rientrano anche le istanze sociali. Pensiamo ai viaggi della morte in Svizzera. L’eutanasia se la può permettere solo chi ha i soldi. Siamo ai diritti su censo. Ma posso fare un altro esempio, su una questione che mi sta particolarmente a cuore, quella di genere?

Prego...

In Italia l’aborto è un diritto ma essendoci il 71 per cento di medici obiettori negli ospedali, in alcune Regioni molte donne hanno difficoltà ad interrompere la gravidanza. Questa è una discriminazione per le donne. Bisogna vigilare quindi anche su quei diritti, teoricamente, già conquistati ma che non vengono garantiti. 
 
Non pensa che la sinistra a furia di sposare il multiculturalismo abbia finito per perdere i valori della laicità?

Premessa: sono laica, non sono credente e non sono nemmeno per il relativismo culturale. Da un lato dobbiamo contrastare le derive razziste – e mi riferisco a chi vuole impedire l’apertura di una moschea – dall’altro la sinistra ha il dovere di promuovere un’idea laica dello Stato. E quando intendo laica, non mi rivolgo solo al cattolicesimo ma a tutte le religioni, Islam compreso. Prendiamo l’esempio del velo. Ci vuole buon senso. La battaglia laica va sicuramente fatta – non amo il velo – ma dobbiamo riflettere sull’efficacia della strategia. Non credo nelle imposizioni dall’alto, non aiutano la causa. Sono processi culturali, a volte lunghi: ci vuole il coinvolgimento diretto delle donne interessate, non una legge ad hoc.

Quali sono i suoi 3 punti di riferimento culturali?

Nelson Mandela, mi piace la coerenza che ha avuto nella sua vita. Bertolt Brecht, perché ha saputo coniugare il mondo della poesia e dell’arte alle questioni sociali. Infine, una donna: Nori Brambilla, partigiana ed antifascista. Un simbolo della Resistenza. Una donna che – rimasta orfana del grande partito comunista – è ripartita da se stessa. Si è messa in gioco in prima persona. Ci ispiriamo a lei.


(21 febbraio 2018)

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