Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Il Manifesto

Massimo Villone
da il Manifesto
06.10.2017

Legge elettorale. L'Italicum, il Consultellum Camera, il Rosatellum nella versione originaria e nelle modifiche di cui si parla, sono in vario modo la medicina che uccide il malato

Per capire meglio la colluttazione in atto nella Commissione affari costituzionali della Camera in tema di soglie di sbarramento e coalizioni bisogna tornare ai fondamentali. Proporzionale o maggioritario? Alcuni – tra cui io – insistono sul ritorno al proporzionale.
Passatisti ultras? Niente affatto. Il maggioritario in qualunque forma – uninominale di collegio o proporzionale con premio di maggioranza – funziona su un principio di base: sovra-rappresentare i soggetti politici vincenti, sotto-rappresentare i perdenti.

È proprio in questo l’incentivo alla cosiddetta governabilità: ai primi più seggi rispetto ai voti, ai secondi meno seggi. Basta guardare al Parlamento eletto con il Porcellum.

Il punto è che il maggioritario trova condizioni ideali di funzionamento – si fa per dire – se esistono due maggiori partiti e poco altro. In un contesto effettivamente bipolare è probabile che i due partiti siano quasi equivalenti nei voti, e che basti un piccolo margine di vantaggio dato dal sistema elettorale per costruire una maggioranza parlamentare, senza distruggere la rappresentatività dell’assemblea.

Il contrario accade in un sistema multipolare. Ad esempio, con tre partiti intorno al 30%, i – relativamente pochi -voti devono tradursi comunque in una maggioranza di seggi. Questo può accadere solo con una forte distorsione della rappresentatività. È il modello dei mega-premi di maggioranza che ha ispirato il Porcellum prima, l’Italicum poi, e ora anche il Consultellum Camera.

Il maggioritario per antonomasia – quello britannico – ha funzionato in maniera ritenuta accettabile da osservatori e studiosi fino a quando i due maggiori partiti hanno totalizzato gran parte dei voti espressi. Nell’immediato dopoguerra, giungevano intorno al 90%. La crisi è venuta quando il sistema politico non è stato più effettivamente bipolare. E si è giunti da ultimo alle esperienze di coalizioni necessarie, e persino precarie come quella in atto.

Esiste una interazione comunque ineliminabile tra sistema dei partiti e sistema elettorale. In una situazione multipolare l’incentivo maggioritario o non è sufficiente a garantire una maggioranza di seggi parlamentari e rimane dunque inutile, o raggiunge tale obiettivo negando la rappresentatività dell’assemblea elettiva e la sua aderenza rispetto al paese. Un esito politicamente e costituzionalmente inaccettabile. Inoltre, può paradossalmente produrre frammentazione, favorendo la nascita di mini-partiti, che pur con pochi voti siano determinanti per una coalizione nel vincere un collegio uninominale o conseguire un premio di maggioranza. È già successo con il Mattarellum e il Porcellum. In specie, quando il sistema politico è frammentato in una serie di potentati locali, legati alle dinamiche del territorio, si rafforza il “cacicchismo”.

Il Rosatellum bis prevede uno sbarramento al 3%, ma consente che i voti di liste tra l’1 e il 3% siano computati per la coalizione. Apparentemente strano: voti sì, seggi no. Ma con sindaci e governatori abbiamo già visto candidature assistite da un codazzo di liste, improbabili e palesemente destinate a non avere un consigliere. In tali casi, il corrispettivo è a parte, magari in qualche consiglio di amministrazione di società partecipata dopo il voto.
Ma chi si fida delle promesse? Ecco perché si collutta in Commissione sul se e come configurare la coalizione e consentire la distribuzione diretta di qualche seggio anche ai soggetti minori. Un obolo a cacicchi, capi e capetti. Può non interessare che questo vada a vantaggio o svantaggio di M5S, Pd, Fi, Mdp, Alfano, Pisapia o altri. Il punto è che favorisce l’ulteriore disfacimento del sistema politico, allontanando ancor più la ricostruzione di soggetti politici solidamente strutturati che oggi mancano. È qui il virus che corrode politica, istituzioni, governabilità.
È un virus che si combatte tornando al proporzionale con soglie di sbarramento ragionevoli ed effettive, alla necessaria ricerca di consensi reali, all’essere quel che dicono i voti ricevuti, in assemblee pienamente rappresentative e non popolate dalle anime morte dei nominati. Si vota, e la politica costruisce il dopo, in Parlamento.

L’Italicum, il Consultellum Camera, il Rosatellum nella versione originaria e nelle modifiche di cui si parla, sono in vario modo la medicina che uccide il malato.

Pubblicato il 4.10.2017

COMUNICATO STAMPA

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

“Il governo continua con la stessa politica che ha portato avanti in questi anni e che diversamente dalla propria storytelling ha raccolto risultati che aumentano le divergenze con il resto d’Europa.

Così per la crescita del Pil all’1,5% contro il 2,2% della zona euro e il 2,3% della UE, mentre la caduta del Pil in Italia negli anni passati è stata imparagonabilmente più grave che nel resto d’Europa.

Così per l’occupazione, anch'essa in crescita più lenta, e che non considera inoltre che trattasi di lavoro precario – con il quasi raddoppio rispetto alla situazione pre-crisi di part-time involontario e sottoccupazione – e con la crescita abnorme degli occupati ultracinquantenni, incatenati al lavoro dalla Fornero e aumentati negli ultimi 2 anni e mezzo di oltre 900.000!

E’ una politica fatta di decontribuzioni e sgravi, che continua quella con cui si sono regalate risorse alle imprese nel triennio per oltre 40 miliardi.

Che rivendica come grande intervento un provvedimento sulla povertà che non copre nemmeno 1/3 delle persone in povertà assoluta con risorse totalmente insufficienti.

Che continua con le politiche di privatizzazione mentre sarebbe necessario un piano di investimenti pubblici in grado di creare lavoro tanto nella salvaguardia dell’ambiente quanto nel rilancio del welfare.

Nulla sulla sanità, a fronte di 12 milioni di persone che non si curano più tra ticket e liste di attesa. Nulla sulla previdenza dove si va verso un ulteriore e inaccettabile aumento dell’età pensionabile.

Rifondazione Comunista parteciperà a tutte le iniziative di mobilitazione contro queste politiche e rafforza il suo impegno per la costruzione di una sinistra antiliberista in grado di rappresentare un’alternativa alle disuguaglianze e alle ingiustizie sociali”.

03.10.2017

Futuro della sinistra. Insieme o contro il Pd? – di Tomaso Montanari -
il fatto quotidiano


Antonio Padellaro scrive che se la sinistra non sarà rappresentata nel prossimo Parlamento, i responsabili faranno “bene a espatriare”. Sono d’accordo: è per questo che, il 18 giugno scorso, ho lanciato – al Teatro Brancaccio, con Anna Falcone e quasi duemila persone – un appello per “una sola lista a sinistra”.

Ma non parliamo della stessa “sinistra”. Padellaro è convinto che il Partito democratico ne faccia parte, e che le divisioni dentro e fuori quel partito siano tutte imputabili alle “inimicizie personali” di Matteo Renzi e ai simmetrici personalismi dei troppi leader che si contendono il “comando”. Ma se c’è una cosa che appare chiara proprio leggendo il Fatto Quotidiano è che il Pd è un partito che da tempo non ha nulla a che fare con la sinistra: esso ha invece preso il posto della vecchia Democrazia cristiana, senza averne tuttavia la cultura né una sinistra interna altrettanto efficace e preparata. È il partito del potere: perché ha inteso il potere come un fine. L’unico.

L’Italia così com’è (segnata dalla massima crescita europea della diseguaglianza, Regno Unito escluso) è un prodotto del Pd, che – insieme ai partiti di cui è erede, nella formula del centrosinistra – ha governato più a lungo di Berlusconi. Lo smontaggio dello Stato, la distruzione del pubblico e la negazione sistematica di pressoché tutti i principi fondamentali della Costituzione sono da imputare al Pd almeno quanto a Forza Italia.

Arrivati a Renzi, il problema non è stato il “personalismo” (pure odiosamente pervasivo): ma la definitiva distruzione dei diritti dei lavoratori (Jobs act), la spallata finale alla scuola pubblica (la Buona scuola), la mazzata inflitta all’ambiente (lo Sblocca Italia di Maurizio Lupi), la mercificazione completa del patrimonio culturale e la fine della tutela (la “riforma” Franceschini) e via elencando. Con Minniti, poi, siamo arrivati all’eradicazione dell’articolo 10 dalla Costituzione e a una politica securitaria per la quale i militanti di Fratelli d’Italia e Lega si spellano le mani. Un partito che blocca lo Ius soli mentre approva un maxi-condono per l’abusivismo edilizio: è questo il Pd.

A “espatriare” farebbe bene una sinistra pronta a sostenere e prolungare tutto ciò. Votare Pd per fermare la destra vuol dire ripetere l’errore di chi era convinto che la visione di Sanders fosse utopica e minoritaria e ha imposto la Clinton in nome del “realismo”: sappiamo com’è finita. Fermare la destra facendo la politica della destra serve solo a rinviare lo schianto finale, rendendolo ancora più devastante.

In tutta Europa sono nati movimenti radicali di sinistra (che usino o meno questa parola nel loro nome), che contestano alla radice lo stato delle cose e le politiche di centrosinistra degli ultimi vent’anni, rigettano il dominio della finanza sulla politica e rivendicano il diritto di governare puntando al “pieno sviluppo della persona umana” e non obbedendo al mercato. Tutti partiti meno “a sinistra” di papa Francesco, sia chiaro: tanto per dire quanto sia insensato parlare oggi di “centrosinistra” sul piano culturale.

Manca quasi solo l’Italia, e spero che il percorso del Brancaccio possa – con il tempo che ci vorrà – generare qualcosa di simile. Ma un simile progetto non può certo iniziare sostenendo gli alfieri dello stato delle cose. Alle prossime elezioni ci saranno tre, diverse, destre: quella padrona del marchio, i 5stelle di Di Maio e il Pd di Renzi. Una sinistra che voglia rovesciare il tavolo dello stato delle cose non può allearsi con nessuna delle tre.

E i numeri? Si può decidere di rivolgersi solo al 50% che vota, o decidersi finalmente a parlare all’altra metà del Paese, con un linguaggio nuovo e radicale. È la metà riemersa il 4 dicembre, determinando la vittoria del No: laddove i flussi elettorali dimostrano che l’85% dei votanti Pd ha scelto il Sì.

Siamo, dunque, a una scelta di campo. L’oracolare Giuliano Pisapia ha infine detto che sarà al fianco del Pd, mentre MdP deve ancora decidere: tutti gli altri vogliono un quarto polo. Non so come finirà: ma se ci si divide tra chi vuole lasciare tutto così com’è, e chi vuole invertire la rotta non è uno scandalo, è onestà intellettuale. Lo scandalo è non averlo fatto prima: oggi saremmo al 20 per cento. O al governo.

Pubblicato il 02.10.2017

12 idee in 12 tweet su quello che sta succedendo in Catalogna e in Spagna.

1) La strategia repressiva del PP e dei suoi alleati ha fallito e ha deteriorato a livelli senza precedenti la democrazia e la convivenza.
2) Quelli che credono che la democrazia si difenda a botte o dalle fogne non capiscono la democrazia né sono democratici.
3) Oggi il mondo intero ha visto le forze dell’ordine agire contro cittadini che volevano solo mettere una scheda elettorale in un’urna.
4) Vogliamo vedere le nostre forze dell’ordine perseguire i corrotti e proteggere i diritti civili della cittadinanza.
5) Obbligandole ad agire contro la popolazione civile, il governo le tradisce, distorce la loro funzione e danneggia la loro immagine.
6) Un governo che naviga nella corruzione e che si rifugia nella repressione e nella forzatura della legge non è un governo degno della Spagna.
7) Il governo deve fermare immediatamente la repressione e permettere che i cittadini della Catalogna si esprimano in libertà.
8) Il PSOE non avrebbe dovuto avallare la strategia del PP sulla Catalogna. Anche se ormai è tardi, devono rettificare e smettere di appoggiare il governo del PP.
9) Per aprire un nuovo scenario di dialogo, accordo e convivenza, è necessario mandare il PP e Ciudadanos all’opposizione.
10) Nella dichiarazione di Saragozza con altri partiti abbiamo proposto un referendum concordato come soluzione più sensata. Oggi la sua necessità è ancora più ovvia.
11) Non vogliamo che la Catalogna se ne vada dalla Spagna spinta dal PP, ma siamo democratici ed è il popolo catalano che deve decidere.
12) Catalane e catalani, non vi attacca la Spagna. Vi attacca un governo di corrotti e antipatriottici. Catalogna vogliamo un paese insieme a te.”

Pubblicato il 2.10.2017

Oggi il popolo catalano sta dando un grande esempio di lotta e resistenza democratica e nonviolenta degno della sua storia libertaria e antifascista.

La repressione decisa dal governo di centrodestra di Rajoy con la complicità dei “socialisti” sta producendo danni enormi e costituisce un attacco inedito alla democrazia e alla convivenza civile in uno dei più importanti paesi europei.
Se questo comportamento l’avessero tenuto Putin o Maduro l’Unione Europea avrebbe già annunciato sanzioni.

Ci associamo alla richiesta dei nostri compagni di Izquierda Unida, Unidos Podemos e di Catalunya en Comú di dimissioni di Rajoy e di avvio di un dialogo costruttivo nel rispetto delle libertà democratiche.

E’ vergognoso il fatto che il governo italiano e l’UE non abbiano chiesto fin da stamattina l’interruzione dell’intervento repressivo in Catalogna che ha finora causato centinaia di feriti.
Come l’intero Partito della Sinistra Europea ci associamo alla “dichiarazione di Saragozza” per la libertà, la fraternità e la convivenza.

1 ottobre 2017

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Pubblichiamo la traduzione del comunicato stampa di IZQUIERDA UNIDA su quello che sta succedendo in Catalogna.

DOMENICA 1 OTTOBRE 2017

Ciò che sta succedendo oggi in Catalogna è il completo fallimento del governo di Rajoy. Le immagini e i video che stiamo ricevendo riflettono la repressione con cui il Governo sta rispondendo a una domanda legittima e pacifica della società catalana.
La brutalità delle forze e dei corpi di sicurezza dello Stato non solo è sproporzionata ma è anche un grave errore politico che segnerà la memoria della società catalana e condizionerà negativamente la fase politica successiva al 1-O.

Da IZQUIERDA UNIDA siamo solidali con la società catalana e condanniamo la repressione e l’autoritarismo del governo del PP. Denunciamo anche che questa strategia mira a condurre il paese a una tensione insostenibile, dalla quale il PP vuole ottenere vantaggi elettorali.
Di conseguenza, chiediamo le dimissioni del Governo di Mariano Rajoy. Nessuna soluzione politica sarà possibile con un Governo del PP.

Pensiamo che sia ancora il momento della politica, il che implica l’apertura di un negoziato che contempli un referendum concordato che consentirà alla società catalana di decidere sul suo futuro. Riteniamo, inoltre, che la formula migliore per il nostro paese è la Repubblica federale, che dovrà farsi strada in questa crisi di Stato contro vari nazionalismi intransigenti e partiti marciti dalla corruzione.

Solo un modello di Stato che garantisca i diritti sociali e soddisfi le esigenze dei suoi cittadini, pur riconoscendo che la Spagna è un paese plurinazionale, può essere utile per risolvere i problemi politici che stiamo affrontando.

Infine, incoraggiamo i militanti di IZQUIERDA UNIDA a partecipare a qualsiasi mobilitazione dei cittadini che difenda i diritti civili e la democrazia, trasmettendo la nostra posizione repubblicana e federale.

Daniela Preziosi
da il Manifesto
30.09.2017


Sinistra. Anna Falcone: alcuni dirigenti di Articolo 1 pensano a riprendersi il partito che gli è stato sfilato da Renzi. La base invece vuole un nuovo soggetto unitario. In questo fine settimana oltre 100 piazze per il programma, poi le proposte le voteremo sul nostro sito

Avvocata Anna Falcone, per voi autoconvocati del Brancaccio il presidente del Senato Grasso sarebbe un leader della sinistra più gradito di Giuliano Pisapia?
Penso tutto il bene possibile di Grasso, è persona di grande competenza che ha interpretato benissimo il suo ruolo. Ma insisto sul metodo: noi facciamo un percorso che è l’esatto opposto delle pratiche che allontanano le persone dalla politica, fra cui quella di scegliere prima il ’capo’ del programma. Quindi andiamo avanti e non entriamo nel dibattito sulle leadership.
Il vostro ’percorso’ a che punto è?
Facciamo assemblee in tutta Italia, con coordinamenti ma senza strutture gerarchiche, al massimo chi vuole si dà un portavoce. Vogliamo costruire un programma mettendo insieme cittadini, partiti, realtà locali. L’assemblea del 18 giugno ha indicato dieci priorità. La prima è il lavoro, a seguire lo stato sociale e i diritti negati. Questo week end sarà quello delle «100 piazze per il programma», anche se le iniziative sono partite da giovedì e altre si terranno nel mese di ottobre. Saranno molto più di cento. C’è molto entusiasmo.
Queste assemblee cosa producono?
Ogni assemblea si occupa di uno o più temi e produce un report con le soluzioni ai problemi scelti, dalla tutela del lavoro alla riconversione energetica o all’intervento dello stato nell’economia, la pace, l’immigrazione, la lotta al terrorismo. I report verranno sintetizzati in 5/6 punti. Le proposte saranno caricate sul nostro sito. Gli utenti registrati sceglieranno, quelle che avranno maggiore consenso entreranno nel programma.
Con un click? Il pasticcio della piattaforma digitale dei 5 Stelle non vi pone dubbi sul metodo?
Noi non chiediamo un click su idee precostituite. Chiediamo idee e le mettiamo a confronto.
Se foste in parlamento votereste il Rosatellum?
No. Chiediamo la cancellazione dei capilista bloccati, e il Rosatellum non fa che aumentare i posti bloccati attraverso i collegi uninominali.
Invece i vostri eventuali candidati come li sceglierete?
Chiedendo ai comitati di garantire la libertà di candidatura, in ciascun collegio ogni gruppo sceglierà con il voto i propri. Torno alla legge elettorale: mai come adesso c’è bisogno di proporzionale, anche con uno sbarramento alto che consenta l’unione di forze omogenee, come succede nel sistema tedesco, un paese che non è certo preda di governi balneari.
Ma la Germania è governata da decenni da ’grosse koalition’. Le larghe intese sono il vostro modello di governo?
Non necessariamente. E in un sistema quadripolare come il nostro non è una scelta obbligatoria. In ogni caso è bene che l’accordo si raggiunga in parlamento sulla base di programmi. E che sia votato dal parlamento: le forze politiche debbono prendersi un impegno davanti al loro elettorato.
È già così: il governo deve avere la fiducia del parlamento sulla base di un programma.
Ma non accade mai. Se si utilizzano tanti voti di fiducia è perché le forze di maggioranza esercitano un ricatto sui governi. Serietà vorrebbe che quando si vota un programma di governo si resti vincolati ad esso. La legge sullo ius soli è la dimostrazione del fatto che ora non succede. Con il paradosso che hanno messo la fiducia su qualsiasi cosa, e adesso non la mettono sullo ius soli.
Il Pd è non una ma ben tre destre, come dice il professore Tomaso Montanari?
Il Pd è una destra edulcorata, quella dei partiti socialdemocratici di tutta Europa che hanno rincorso le destre razziste e il neoliberismo. Non è un caso che ovunque crollino. Tranne in Portogallo, nella Grecia di Tsipras, in Podemos spagnolo, e soprattutto nella Gran Bretagna, dove il laburista Corbyn fa un discorso netto e coraggioso. Ha capito che la sinistra non può che abbandonare la Terza via e non cedere ai compromessi con il neoliberismo. Noi cerchiamo di seguire la stessa linea di coraggio, coerenza e buon senso, contro tutte le riforme che hanno distrutto stato sociale e diritti e che hanno provato a distruggere le Costituzioni, baluardo dei diritti. L’attuazione della Costituzione è il nostro programma.
Vi definireste socialisti, o anticapitalisti?
Siamo cittadini liberi di una sinistra che vogliamo costruire, che faccia tesoro del suo passato ma che si proietti nel futuro. L’identità della sinistra è la capacità di ascoltare e rappresentare le persone, e di affrontare i problemi democratici. Crediamo in un modello economico pluralista in cui lo stato abbia un ruolo economico e di garante dei diritti fondamentali.
Fosse barcellonese, voterebbe il referendum catalano dichiarato fuori dalla Costituzione spagnola?
Ogni popolo deve potersi autodeterminare ma il referendum deve essere fatto dentro un contesto costituzionale.
La lista unitaria della sinistra è al palo?
Sono fiduciosa che si possa fare fra chi condivide un orizzonte e un metodo democratico. Non si può allargare a chi ha obiettivi legittimamente diversi, che però non sono quelli che ci chiedono i cittadini delusi dalla sinistra.
Incompatibili con Pisapia ma sì a Mdp?
Io partecipo alle feste di Mdp dove la base chiede persino un soggetto politico unitario a sinistra. Dare un segnale di serietà è fondamentale, la sinistra non può andare avanti con una miriade di sigle. Ma Mdp deve risolvere un problema fra la base e un pezzo dei dirigenti. Alcuni vogliono riprendersi il Pd che è stato sfilato loro da Renzi. Bisogna volare più alto. Solo così possiamo riportare a sinistra i delusi e quelli che votano 5Stelle per protesta.
Le piace come è stata scelta la premiership di Di Maio?
Credo sia stata una delusione per tanti iscritti e votanti 5 Stelle. Le leadership imposte dall’alto o votate da una manciata di iscritti sono artificiali. I 5 Stelle sono caduti nella mitologia del capo, dovevano iniziare da un programma innovativo.
Mai con il Pd. Ma con i 5 Stelle?
Di Maio non è certo una persona che proviene da una cultura di sinistra, ma bisognerà vedere il programma e la linea che prevarrà. I programmi si fanno prima, le alleanze si fanno dopo. È evidente che non si può governare con chi ha un’idea di paese opposta. E del Pd lo sappiamo già, ha realizzato una serie di riforme che vanno agli antipodi del nostro programma.

28.09.2017
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Riparte il percorso che si era aperto con l’assemblea del Brancaccio a Roma il 18 giugno. Rifondazione Comunista aveva aderito con convinzione all'idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”.
Da lunedì 25 settembre è possibile aderire online sul sito nazionale dell’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza. Invitiamo compagne e compagni a aderire:
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https://www.aderisci.perlademocraziaeluguaglianza.it/events/1/subscripti...
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Noi saremmo partiti immediatamente dopo l’assemblea del Brancaccio ma quel che conta è che riprenda il processo.
Invitiamo in tutti i territori le compagne e i compagni a partecipare e contribuire all’organizzazione delle assemblee Cento piazze per il programma.

CENTO PIAZZE PER IL PROGRAMMA
ASSEMBLEE, ORGANIZZAZIONE, ADESIONI
22 SETTEMBRE – 29 OTTOBRE 2017

Il percorso del Brancaccio va avanti e cresce grazie alle assemblee che si stanno celebrando in tutta Italia, fra piccoli e grandi centri. Solo per citare questi ultimi, già nel mese di Luglio, si sono tenuti i primi incontri a Firenze, Roma e Milano. Sono seguite a Settembre le assemblee di Torino, Bologna, Pescara e Perugia. Presto sarà la volta di Genova, Napoli, Venezia, Palermo e, a seguire, tante altre città. Parte da qui la nostra iniziativa “Cento Piazze per il Programma”: incontri partecipati, seri, bellissimi, ricchi di idee e di entusiasmo, in cui stiamo dando seguito al percorso iniziato il 18 Giugno a Roma. Da tutti scaturisce la volontà di costruire insieme una Sinistra unita e capace di invertire la rotta del Paese: due caratteristiche indivisibili, perché la prima è in funzione della seconda.

La strada che porta a questo risultato non passa attraverso tavoli di vertice, ma dalla costruzione di un progetto politico innovativo, chiaro, radicale, che possa realizzare una Lista civica e di sinistra con candidati credibili e scelti democraticamente dai cittadini e nei territori, non calati dall’alto. Per questo abbiamo deciso di iniziare dalla partecipazione dei cittadini e dalle assemblee tematiche in cui scrivere insieme il programma.

LE ASSEMBLEE

Vi abbiamo proposto di lavorare sulle priorità programmatiche decise dall’assemblea del Brancaccio e di tenere, a partire dall’ultimo fine settimana di Settembre, le assemblee sui primi cinque punti:

1) Lavoro, diritto al reddito, pensioni, equità di genere e intergenerazionale;
2) Diritti, welfare (diritto alla salute, giustizia e assistenza sociale); scuola, ricerca e università; ruolo dello Stato (art. 3 Cost.) e discussione sull’Europa
3) Fiscalità: equità e progressività;
4) Innovazione, energia, ambiente, modelli di sviluppo;
5) Immigrazione, inclusione e politiche securitarie, modello sociale.

Molti ci hanno chiesto di poter utilizzare anche il fine settimana successivo (6-8 Ottobre) e non possiamo che essere d’accordo. Per questo abbiamo deciso di estendere le date dell’iniziativa e programmare negli ultimi due fine settimana di Ottobre (20-22 e 27-29) la seconda sessione di assemblee in cui discuteremo degli altri temi, indicati come prioritari per il programma:

6) Attuazione della Costituzione: sovranità popolare, modello democratico, cittadinanza, partecipazione, partiti politici;

7) Economia ecologica e sostenibile, vincoli europei, pareggio di bilancio (art. 81 Cost.), politica monetaria, cooperazione e sviluppo comune;

8) Politiche giovanili, sostegno al disagio, lavoro e valorizzazione delle risorse e dei talenti;

9) Beni comuni, valorizzazione del patrimonio naturale, artistico e culturale. Mezzogiorno e sviluppo delle aree depresse;

10) Pace, disarmo, lotta al terrorismo, politica internazionali. Globalizzazione dei diritti.

Tutti i punti dovranno essere trattati nella prospettiva della parità di genere, delle differenze e delle pari opportunità fra generazioni, nella fruibilità delle risorse e nel diritto a decidere del proprio futuro.

Le assemblee locali dovranno essere rivolte alla cittadinanza e aperte alla più ampia partecipazione di singoli, soggetti civici e associativi. Per questo, dovranno essere pubblicizzate nel modo più largo possibile, tenersi in luoghi pubblici o aperti al pubblico e, ove possibile, all’aperto.

Al tal fine, vi invitiamo a comunicarne date e luoghi degli incontri all’indirizzo e-mail perlademocraziaeluguaglianza@gmail.com: ne daremo diffusione nazionale tramite il nostro sito web (www.perlademocraziaeluguaglianza.it) e pagine social, in modo che chiunque voglia possa partecipare.

Le assemblee dovranno celebrarsi in tempi e modi che ne garantiscano apertura, pluralità e trasparenza in modo che tutti possano partecipare attivamente e prendere la parola, nel rispetto della parità di genere, dando spazio ai contributi di chi vive i problemi in prima persona, dei giovani e delle associazioni e realtà locali. Accanto agli interventi dei cittadini, sarà opportuno prevedere quelli di esperti della tematica che si è deciso di affrontare.

Tutti gli incontri dovranno convergere nella redazione di una proposta programmatica.

I REPORT

Vi chiediamo di raccogliere i vostri contributi in una proposta sintetica di massimo 5 cartelle, in cui siano indicati: il nome e i componenti del gruppo proponente, il tema, la proposta dettagliata in punti, completa dei tempi, modi e risorse per realizzarla. Per facilitarvi la redazione, abbiamo predisposto un modello che potrete scaricare QUI

Ogni ulteriore documento di dettaglio/dossier/documentazione potrà essere inviato in allegato.

Tutto questo, perché non vogliamo scrivere un “libro dei sogni”, ma concentrarci su proposte concrete e credibili, volte a migliorare la vita delle persone e a realizzare una società più giusta e democraticamente avanzata.

Le vostre idee e proposte dovranno essere inviate sempre all’indirizzo email perlademocraziaeluguaglianza@gmail.com e saranno caricate sul sito, affinché tutti gli aderenti al nostro progetto possano leggerle e valutarle, previa registrazione.

L’obiettivo è di costruire un programma plurale e condiviso democraticamente. Ancora, di decidere insieme come proseguire il nostro percorso e strutturare democraticamente la nostra organizzazione, che non sarà mai di leader, ma di persone che lavorano insieme per un progetto democratico.

PRIMA ORGANIZZAZIONE

Fino ad allora, vi invitiamo ad organizzarvi in Coordinamenti locali temporanei e di scopo, aperti a quanti si aggiungeranno, inclusivi e plurali e paritari, aventi il compito di sostenere l’organizzazione delle assemblee e favorire la massima partecipazione di cittadini, comitati, associazioni e realtà locali. Se lo riterrete utile, e non divisivo vi invitiamo a indicare un portavoce e un portavoce che, insieme, mantengano i rapporti con gli altri coordinamenti locali e con il livello nazionale.

A conclusione delle assemblee tematiche ci rivedremo tutti a Roma, in Novembre, per una grande assemblea nazionale in cui presentare il frutto di questo lavoro: il nostro progetto per il Paese.

ADESIONI

Chiunque voglia partecipare attivamente e aderire al nostro percorso potrà registrarsi da lunedì 25 settembre compilando il form a questo link https://www.aderisci.perlademocraziaeluguaglianza.it/events/1/subscriptions/new

Invitiamo a registrarsi anche chi aveva partecipato all’incontro del Brancaccio e consegnato solo la scheda cartacea.

AUTOFINANZIAMOCI

Vi invitiamo, altresì, a contribuire con una donazione al progetto e alle assemblee locali, che – lo ribadiamo – si basano interamente sulle nostre forze e sull’autofinanziamento.

Per sostenere il nostro progetto, le edizioni del Gruppo Abele hanno pubblicato un libro, “Indicativo futuro: le cose da fare. Materiali per una politica alternativa” (http://www.giunti.it/libri/saggistica/indicativo-futuro-le-cose-da-fare/), raccoglie molte delle idee sui temi di discussione che stiamo affrontando: attuazione della Costituzione, lavoro, economia, reddito, Europa, scuola, migranti, democrazia partecipativa, politica e futuro della sinistra. Per questo lavoro ringraziamo Livio Pepino, che ha curato l’introduzione, e gli autori che ci hanno generosamente e autorevolmente affiancato: Alessandra Algostino, Giuseppe De Marzo, Lorenzo Marsili e Yanis Varoufakis, Federico Martelloni, Filippo Miraglia, Mario Pianta, Christian Raimo. Chi vuole può acquistarlo al prezzo di € 5,00 (scrivendo a: egallina@gruppoabele.org) e venderlo in occasione degli incontri pubblici, chiedendo un contributo in più rispetto al prezzo di copertina (€ 7,00), per finanziare le assemblee locali.

Buon lavoro e andiamo avanti!

Anna e Tomaso

26.09.2017
Maurizio Acerbo


Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco di Seregno? Neanche una parola su facebook e nemmeno un tweet. Eppure lo conosceva bene il sindaco di Forza Italia, un altro campione della demagogia xenofoba di destra viene arrestato e indagato insieme a un’intera comitiva di amici di Salvini.

Quella di Seregno è una delle tante amministrazioni di Lega e centrodestra che da anni in Lombardia e Veneto come nel resto d’italia collezionano un numero di inchieste giudiziarie che nemmeno un clan della camorra napoletana riesce a competere. Mentre aizzano la gente contro gli immigrati continuano a farsela con i delinquenti veri.

Non se ne può più del buonismo di Salvini e della Lega che continuano con i loro voti a portare nelle istituzioni personaggi corrotti e collusi con la criminalità organizzata. Basta con questo buonismo per cui grazie alle leggi salva-ladri votate dalla Lega i politici corrotti se la cavano sempre con pochi giorni di custodia cautelare e prescrizioni brevi.

L’arresto del sindaco di Seregno ci ricorda ancora una volta che la vera emergenza italiana non è l’immigrazione ma la corruzione e l’intreccio tra politica e criminalità.

E’ ora di approvare leggi severe contro i corrotti a partire dalla confisca dei beni. Sapete quanti poveri italiani potremmo aiutare con i soldi e i beni immobili che hanno accumulato i tanti compari di Salvini?

Basta con questi politicanti che se la prendono con i mendicanti e fanno affari con i mafiosi!

segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

26.09.2017

Arrivano novità sul sequestro del giovane attivista Santiago Maldonado, desaparecido dal 1° di Agosto 2017, nel corso di una mobilitazione a difesa delle rivendicazioni del Popolo Mapuche in Argentina.

E non sono certo rassicuranti. Secondo quanto ha riportato il giornalista argentino Horacio Verbitsky, la polizia ha tentato di far sparire alcune delle prove che metterebbero in luce un intervento violento da parte degli agenti.

Verbitsky ha pubblicato il resoconto delle intercettazioni telefoniche tra i reparti operativi e la gendarmeria. Dai dialoghi risulta che l'ordine impartito è stato quello di far sparire l'auto sulla quale Maldonado è stato trasportato.
La gendarmeria nega ogni responsabilità, ma ci sono video e foto che ne provano il coinvolgimento diretto. Anche grazie alla pressione internazionale, la magistratura avvia una timida indagine che chiama in causa anche il Gruppo Benetton, che avrebbe richiesto l'intervento repressivo.
Su questo caso, a livello internazionale è stata indetta una mobilitazione per il giorno 1 ottobre con un volantinaggio facendo conoscere le rivendicazioni del Popolo Mapuche in Argentina davanti ai negozi Benetton in tutte città.

La storia ufficiale argentina definisce “Conquista del deserto” lo sterminio delle popolazioni originarie nel Sud del Paese, un territorio oggi conteso e rivendicato dai loro discendenti.
L’aggressione, a metà dell’800, fu portata avanti dal governo centrale con il supporto della
Gran Bretagna. Un consorzio fatto da finanzieri e multinazionali britanniche si spartì il
bottino con i notabili locali.

Dopo successive spartizioni, nel 1991 il Gruppo Benetton è venuto in possesso, per
l'irrisoria cifra di 50 milioni di dollari, di quasi un milione di ettari, il più grande latifondo di tutta l’Argentina. Su queste terre, appartenute da sempre al popolo Mapuche (oggi confinato in vere e proprie “riserve”), il Gruppo Benetton produce circa il 10% delle lane per i propri marchi. Ma oltre alle 280 mila pecore, ai 16 mila bovini, agli 8.500 ettari coltivati a soia, queste terre sono anche ricche di risorse minerarie e petrolifere.

Il conflitto per la terra non si è mai fermato, ma sono abissali le differenze tra le
rivendicazioni dei Mapuche e la risposta delle istituzioni. Ragion per cui, dalla fine delle
dittature civico-militari, le comunità Mapuche hanno ripreso a organizzarsi e a confrontarsi
con le istituzioni, attraverso mobilitazioni e proteste pacifiche, per rivendicare la legittimità della propria lotta.

La terra è stata e rimane una questione centrale per queste popolazioni, non solamente per
l’aspetto economico, ma anche per il suo significato culturale e religioso.
Negli ultimi anni è cresciuta la resistenza del popolo Mapuche e le tensioni con il Gruppo
Benetton, con conseguente accelerazione dell’azione repressiva da parte del governo di
Mauricio Macri e delle autorità locali.
E così la lotta in Patagonia diventa più dura e le pallottole di gomma sparate dalle forze repressive diventano di piombo.

Un anno fa, Facundo Jones Huala, leader riconosciuto dei mapuche, viene arrestato con
l’accusa non provata di essere un terrorista e comincia un lungo sciopero della fame per
denunciare al mondo le ingiustizie patite dai popoli originari dell’Argentina.
Dopo la scomparsa in democrazia di Julio Lopéz (testimone nei processi contro i militari) di
qualche tempo fa, in Argentina torna lo spettro dei desaparecidos e della desaparición
forzada.
L’ultimo grave capitolo repressivo del governo Macri accade a Cushamen, in Patagonia: il
primo agosto scorso un giovane di 27 anni, Santiago Maldonado, viene fatto sparire dopo essere stato prelevato dalla gendarmeria nazionale durante una manifestazione.

La gendarmeria nega ogni responsabilità, ma ci sono video e foto che ne provano il
coinvolgimento diretto. Anche grazie alla pressione internazionale, la magistratura avvia
una timida indagine che chiama in causa anche il Gruppo Benetton, che avrebbe richiesto
l'intervento repressivo.
Invitiamo a mobilitarsi per la ricomparsa con vita di Santiago Maldonado, per evitare la
tragedia dei desaparecidos in Argentina, (che ha colpito anche tante famiglie italiane) e per esigere alla famiglia Benetton la restituzione delle terre alle comunità Mapuche.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

Jacopo Rosatelli
da Il Manifesto
26.09.2017


A sinistra. Per Schulz è il peggior risultato di sempre, il Nordreno-Westfalia gli volta le spalle. Per la Sinistra guidata da Wagnknecht e Bartsch la Germania orientale non è più un tabù

I due partiti «rossi», eredi della storia del movimento operaio, escono dalle urne in condizioni molto diverse fra loro. Per i socialdemocratici della Spd è il peggior risultato di sempre, un milione e mezzo di voti in uscita verso destra e sinistra, mentre la Linke guadagna lo 0,6% e può sorridere. Emblema della disfatta per il partito che fu di Willy Brandt è la caduta di ogni roccaforte: si classifica primo solo in un Land minuscolo, la città-stato di Brema (26,8%), mentre nella «Emilia Romagna» del Nordreno-Westfalia il 26% ottenuto è un’apocalisse. Martin Schulz e compagni tremano anche per il 27,4% della Bassa Sassonia, vasta regione occidentale con capitale Hannover: in sé è il migliore risultato del Paese, ma il 15 ottobre in quel Land si vota per il parlamento locale, e i numeri dicono che il governo uscente a guida Spd rischia seriamente di andare a casa. E in Germania gli esecutivi regionali contano molto.

Se si volge lo sguardo ad est, i dati sono sconvolgenti: in Sassonia un drammatico 10,5%, in Turingia il 13,2%, appena sopra il 15% in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo di Angela Merkel. Nella ex Ddr i socialdemocratici sono ormai una forza medio-piccola, lontanissimi dalle dimensioni di una Volkspartei, quel partito popolare e di massa che in teoria dovrebbero essere. La scelta della nuova capogruppo al Bundestag indica ora una nuova direzione di marcia: via il moderato Thomas Oppermann, tocca ad Andrea Nahles, ministra uscente del lavoro, e soprattutto figura più in vista della sinistra del partito. C’è quindi da aspettarsi che, almeno nelle intenzioni, la Spd voglia sul serio fare opposizione, recuperando i consensi dei suoi bacini tradizionali e magari cominciando a costruire finalmente un’intesa con la Linke anche a livello federale e non solo di singoli Länder (i due partiti amministrano in coalizione Berlino e Turingia).

Schulz resta segretario, a fine anno il congresso per un eventuale cambio al vertice: nessuno, per ora, ha chiesto la testa dell’ex presidente dell’Europarlamento.

Nell’attesa che la Spd torni davvero socialdemocratica, la Sinistra guidata in queste elezioni da Sahra Wagnknecht e Dietmar Bartsch si gode alcune affermazioni nella Germania orientale che ne confermano il tradizionale ruolo: è primo partito in tutta la parte Est di Berlino, compresi quartieri ad alto disagio sociale come Marzahn (26%) e Lichtenberg (29%). Nella ex Ddr è da registrare, però, un complessivo arretramento a vantaggio della AfD. Il vero dato positivo per la Linke è dunque un altro: le urne di domenica dicono che ad ovest il «pericolo comunista» non spaventa più.

A Brema è terza forza (13,5%), in Assia, Amburgo e Bassa Sassonia raccoglie quasi gli stessi consensi dei Verdi. Che però sono riusciti a vincere nel collegio più a sinistra di tutta la Repubblica federale, quello di Kreuzberg-Friedrichshain, cuore della Berlino alternativa (dove la somma di Cdu, AfD e liberali dà solo il 21%): nel combattuto derby per aggiudicarsi la rappresentanza dell’enclave rivoluzionaria del Paese l’ha spuntata la candidata ecologista di origine curda Canan Bayram, che ha già annunciato che non voterà mai un nuovo governo Merkel, nemmeno se sostenuto dal suo partito.
Legittima soddisfazione, dunque, nelle file del partito più a sinistra di Germania, ma anche accenni di riflessione autocritica: «Il risultato nell'Est mostra che abbiamo sottovalutato le paure generate dalla questione dei profughi», ha affermato Wagenknecht, anima più ortodossa del partito, che non ha mai fatto mistero di essere su una linea diversa da quella più movimentista e «no-borders» della segretaria Katja Kipping.

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